Il divulgatore digitale, oltre due milioni di follower, racconta al Corriere della Sera il suo rapporto con i social, l’educazione digitale dei figli e i rischi dell’intelligenza artificiale.
È stato tra i primi a occuparsi di digitale in Italia.
Oggi Marco Camisani Calzolari, 57 anni, milanese, è uno dei tredici membri del comitato sull’intelligenza artificiale della Presidenza del Consiglio, esperto di digitalizzazione, AI e cybersecurity per il Dipartimento per la Trasformazione digitale, scelto anche come esperto dall’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, ideatore del concetto di Cyberumanesimo e professore all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
In un’intervista concessa a Chiara Maffioletti del Corriere della Sera, il volto noto di “Striscia la notizia” ripercorre la sua carriera e lancia un avvertimento sul futuro del lavoro.
L’anticorpo contro lo scrolling
Seguito sui social da oltre due milioni di persone, Camisani Calzolari assicura di non perdersi mai in video inutili: “Ho un anticorpo: è un trigger mentale che scatta al mio terzo scroll inutile.
Il cervello mi avvisa e mi impone di smettere.
È un po’ come quando sei a dieta: se mangi troppa pasta ci fai caso”.
Lo stesso approccio vale in famiglia.
I suoi figli, oggi di 14 e 22 anni, sono cresciuti con questa consapevolezza: “Se cresci vivendo certe cose in famiglia, semplicemente le sai, le conosci.
Lo scrolling infinito non importa a nessuno”.
Dalla radio con Cecchetto alla televisione
La sua è una passione nata da tecnico.
“Ho iniziato tanti anni fa, in radio.
È stato Claudio Cecchetto ad aver intuito che dietro questa mia passione per il digitale, fin dai suoi albori, c’era un potenziale.
Prima ero un tecnico e lavoravo per lui, poi mi sono ritrovato a parlare in radio”.
Era il 1995 e Cecchetto gli affidò la conduzione di “Internetwork City”, il primo programma radiofonico dedicato a Internet.
Da allora libri, social, televisione: “Passo l’80% del mio tempo a studiare, poi elaboro e infine divulgo”.
Tra i traguardi che rivendica, l’aver parlato per primo di cyberumanesimo, filosofia citata anche dal Papa e da Giorgia Meloni, e l’aver sollevato il tema dell’AI che prende il sopravvento, al centro del suo libro “Decisioni artificiali”.
“L’AI è una bomba messa per strada”
L’intelligenza artificiale lo preoccupa.
“È una bomba che viene messa per strada per poi vedere cosa succede.
Il guaio è che manca la cintura di sicurezza: per forza si va a sbattere”.
Il problema, spiega, è tecnico ma soprattutto culturale: “Se prendo un’automobile e non la so guidare ma ci vado comunque in autostrada, le possibilità che faccia un incidente sono molto alte”.
Cita un manuale IBM del 1979 secondo cui “un computer non deve essere mai considerato responsabile di qualcosa perché non dovrebbe mai prendere una decisione”.
E sui chatbot usati come confidenti avverte: “Bisogna essere consapevoli che non pensano, ma anzi lavorano in modo probabilistico, indovinano”.
Non esclude scenari alla “Blade Runner”: “Deleghiamo sempre più attività all’AI, perché è comodo.
Lo fanno le aziende, le banche, influenzando la nostra vita già ora”.
Negli Stati Uniti, dove vive, alcuni pronto soccorso usano l’AI per il triage e le radiografie.
E c’è il tema etico della difesa, con droni teleguidati a cui affidare la scelta se uccidere o no: “Una prassi distruttiva dagli effetti dirompenti su cui dobbiamo riflettere”.
L’Italia e la legge sull’AI
Secondo Camisani Calzolari, l’Italia non è indietro su tutto: “Ha realizzato la prima legge europea sull’intelligenza artificiale: ho avuto l’opportunità di far parte del comitato che ha aiutato a scrivere la legge ed è pensata proprio a tutela delle persone”.
No ai divieti per i minori
Sui divieti ai social per i ragazzi è netto: “Sono contrario perché sono sempre un po’ ciechi.
Vietare uno smartphone perché può fare male è come vietare i libri perché i bambini se li possono tirare in testa”.
Meglio vietare pratiche specifiche, come lo scrolling infinito, e costruire una cultura digitale.
Ai suoi figli ha impostato il parental control “al limite dell’estremo”, ma oggi “possono fare quello che vogliono proprio perché hanno perfettamente la conoscenza del mezzo”.
Alle famiglie consiglia di essere consapevoli dei rischi, un tema che però “non interessa alla tv.
Nemmeno al Servizio pubblico”.
Il lavoro che cambia
Tutti i lavori basati su compiti che si possono scrivere in una email saranno trasformati.
“Ma i primi ad essere sostituiti, per me, saranno quelli che non usano l’intelligenza artificiale: il collega che lo fa è dieci volte più produttivo.
È un po’ come chi non sa usare il computer”.
L’AI, aggiunge, fa benissimo quello che facevano gli stagisti: “Entra in una realtà, impara un mestiere e poi cresce esponenzialmente”.
Guardando agli ultimi dieci anni, ammette di non aver previsto il ruolo di WhatsApp, “un mezzo che all’inizio mi vedeva un po’ contrario perché non sei mai il proprietario finale della comunicazione”.
Sulle criptovalute, invece, rivendica di averci visto giusto: “Non sono mai diventate la valuta corrente”.
Camisani Calzolari sarà protagonista di un incontro al Pianeta Terra Festival di Lucca, a cura di Sofidel, dal titolo “Intelligenza artificiale: istruzioni per l’uso”.








