L’ex ministro dell’Economia e presidente della Fondazione Einaudi difende l’Europa: “È ancora il miglior antidoto all’ascesa degli autocrati”. E sulla tassa sui grandi patrimoni: “La progressività aiuta, ma non è la soluzione”
“A volte l’Europa appare come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.
Ma è molto resiliente, attrae interessi ed è difficilissimo farne a meno.
Io penso che abbia un futuro”.
Domenico Siniscalco, presidente della Fondazione Einaudi e già ministro dell’Economia, non si iscrive al partito degli apocalittici.
In un’intervista a La Stampa, firmata da Giuseppe Bottero, l’economista sostiene che il Vecchio Continente resti il miglior antidoto all’ascesa degli autocrati e di chi usa la forza: “Si tratta naturalmente di completare il disegno, un po’ come dice Draghi”.
L’ottimismo di Siniscalco nasce da un cambiamento strutturale. “Per anni si è detto, e probabilmente a ragione, che la struttura di alcuni Paesi, tra cui la Germania e l’Italia, non si prestava a incorporare le grandi innovazioni perché ricchi di piccole imprese”, spiega a La Stampa. “Oggi, con l’intelligenza artificiale, non è più così.
L’IA è sviluppata fuori, non c’è dubbio, ma per adottarla non servono grandi dimensioni di impresa.
E qui c’è la struttura adatta”.
Il dibattito sulle disuguaglianze
L’ex ministro interviene anche nel dibattito ospitato da La Stampa e nato da una proposta dello scrittore Gianrico Carofiglio, secondo cui per abbattere le disuguaglianze bisogna pensare a una tassazione progressiva dei grandi patrimoni. “La progressività è sicuramente utile per riequilibrare, e la situazione attuale è difficilmente difendibile: quasi tutto il gettito viene dall’imposta sul reddito, pagata da poche persone”, osserva Siniscalco. “Però non penso neanche che sia la soluzione.
In tutto il mondo le nuove tecnologie e la globalizzazione hanno un aspetto in comune: producono disuguaglianze, e i soldi si fanno con la ricchezza più che con il reddito.
Mi sembra una tendenza difficile da fermare”.
Il nodo delle Big Tech
Capitolo multinazionali del digitale, che appaiono impossibili da regolare. “Perché riescono a spostare formalmente la produzione di reddito nelle giurisdizioni fiscali in cui conviene di più, e ogni Paese, pur di attrarle, farebbe di tutto”, dice l’economista al quotidiano torinese. “In più sono potenti come Stati.
Mi sembra difficile che un Parlamento o un governo metta in piedi misure capaci di contrastarle con successo”.
I giovani in piazza
C’è poi la mobilitazione giovanile, tornata nelle piazze dalla Spagna alla Francia. “In Italia succede meno.
E non è una prova di sopportazione o di rassegnazione: è il segno che qui il sistema è meno diseguale, meno contundente rispetto ad altri Paesi.
Quindi è un sintomo positivo, non negativo“, afferma Siniscalco. ”Detto questo, è chiaro che queste spinte vanno incanalate”.
La Fondazione Einaudi dialoga con gli studenti delle scuole di tutto il Nord Italia. “I ragazzi interpretano l’Europa come un ecosistema: il benessere non può esistere nell’isolamento, ma solo nel legame con gli altri.
E il benessere di ogni individuo dipende da quello degli altri.
Da questo punto di vista gli studenti sono molto avanti.
Ciò avrà indubbiamente un impatto, e non solo in Italia: credo che qualsiasi programma elettorale dovrà tenerne conto”.
Cosa dovrebbe proporre la politica alle nuove generazioni? “Innanzitutto servizi pubblici migliori: scuola, sanità, giustizia, difesa.
È quello che lo Stato deve fare, mentre ha fatto tutt’altro.
Diciamo che Adam Smith è sempre attuale”.
L’eredità di Einaudi
E il pensiero di Luigi Einaudi? “Se mi avesse fatto questa domanda tre anni fa, le avrei risposto: dappertutto.
Adesso molto meno.
Però direi che le ricette alternative, quelle basate sulla forza, sono già in buona parte sconfitte.
Si vede che concludono poco.
Pochissimo”.
Chi lo ha dimenticato, secondo Siniscalco, lo ha fatto per ignoranza: “Non voglio essere arrogante, ma non è che la gente abbia messo scientemente Einaudi nel dimenticatoio: è che non l’ha proprio letto.
In questo senso ha un valore mantenere viva la tradizione intellettuale, come tentano di fare le nostre Fondazioni.
Anche perché il pensiero umano e le società umane procedono per analogia e polarità”.
L’appuntamento a Torino
Giovedì 15 ottobre, alle 18.30, il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino ospita l’incontro “L’Europa è il nostro ecosistema”, promosso dalla Fondazione Einaudi.
Studenti, giornalisti, intellettuali e protagonisti della cultura si confronteranno sull’attualità del pensiero di Luigi Einaudi e sulla sua visione di un’Europa federale, fondata su collaborazione, fiducia e dialogo.
Al centro della riflessione, come riporta La Stampa, il futuro dell’integrazione europea e le sfide della pace, della libertà e della sicurezza.








