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Neil Kinnock, ex leader del Labour: “Il mio amico Burnham riporterà Londra in Europa”

L’ex leader laburista: “Il premier è un socialista calmo, offre il senso di sicurezza che dava la socialdemocrazia”

Neil Kinnock non ha dubbi: «Il mio amico Andy Burnham riporterà il Regno Unito in Europa.

Ne sono certo».

Lo ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Repubblica, raccolta dal corrispondente da Londra Antonello Guerrera, nella quale l’ex leader del Labour analizza la crisi del centrosinistra europeo e, per la prima volta, si sbilancia sul futuro della Brexit.

Kinnock, 84 anni, oggi Lord, è ricordato soprattutto come il leader laburista che perse due elezioni consecutive, contro Margaret Thatcher e poi, a sorpresa, contro John Major nel 1992.

Ma il suo ruolo nel centrosinistra britannico è stato decisivo: fu lui a liberare il Labour dalle frange estreme, rendendolo moderno e credibile e aprendo la strada al trionfo di Tony Blair nel 1997.

Iniziata la carriera politica da euroscettico, la chiuse da vicepresidente della Commissione europea guidata da Romano Prodi.

Oggi ha un figlio, Stephen, ministro del Galles, ed è soprattutto, per il nuovo premier Andy Burnham, “il mio esempio, la ragione per cui entrai in politica da giovanissimo”.

Mentore?

Kinnock si schermisce: «Ma quale mentore…

Andy è un caro amico, my comrade, un compagno vero.

Mi fa piacere che sia entrato in politica ispirato da me, ma non ha bisogno dei miei consigli».

IL RITORNO NELL’UNIONE Sulla frase di Burnham secondo cui “il rientro del Regno Unito in Ue è sul tavolo”, Kinnock ricorda a Repubblica che il premier “è sempre stato un europeista”.

«Anche io lo sono diventato quando ho capito che l’Europa sarebbe stata efficace per la nostra economia.

Del Labour euroscettico degli anni Settanta ho fatto il partito più europeista di tutti, e ne sono molto fiero».

Per l’ex leader l’obiettivo di Burnham è chiaro: tornare nell’Unione, “perché sarebbe di gran beneficio per entrambi i blocchi”, pur sapendo che “non avremo gli stessi privilegi pre Brexit”.

L’addio all’Ue, sostiene, “ci ha fatto malissimo, e bisogna agire”.

Serve però un consenso granitico, perché in futuro i tories “ormai impazziti” e Nigel Farage potrebbero vanificare ogni sforzo.

Burnham dovrà quindi sconfiggerli nettamente alle prossime elezioni e poi, magari, indire un secondo referendum: “È nell’interesse nazionale, patriottico ed economico del Regno Unito tornare nella Ue, dove potremmo costruire una vera “fortezza europea” contro nemici e criminali come Putin”.

Alla domanda se Burnham riuscirà davvero a riportare il Paese in Europa, la risposta è secca: “Ne sono convinto”.

LA SVOLTA A SINISTRA È “BUONSENSO” Nazionalizzazioni di acqua e ferrovie, più Stato e meno mercato: a chi vede nella linea di Burnham una svolta a sinistra, Kinnock replica che «è semplicemente buonsenso.

Non è questione di destra o sinistra.

Negli anni Cinquanta Churchill aveva la stessa idea di Stato».

Burnham, aggiunge, «è socialista, di sinistra, ma con common sense.

È molto razionale, calmo, ed è migliorato parecchio negli ultimi dieci anni, perché ha compreso l’importanza vitale dell’essere efficaci in politica.

Anche Andy ha i suoi ideali, ma questi rimangono sogni se non hanno un impatto reale sulla vita delle persone».

SICUREZZA E WELFARE La strada per i progressisti, secondo Kinnock, passa dalla sicurezza su due piani: protezione sociale e capacità di offrire ai cittadini opportunità, creatività, intraprendenza.

Si dice favorevole anche a una patrimoniale sui redditi più ricchi, “ormai a livelli vittoriani”, e soprattutto sui capital gains.

Ricorda che nel 1995, quando divenne commissario europeo, quasi tutti gli Stati membri erano guidati da governi socialdemocratici: “Oggi si contano su una mano”.

Il motivo?

Il centrosinistra «ha rifiutato di riconoscere che, sebbene la globalizzazione fosse inevitabile in un mondo capitalista, doveva essere controllata e regolata.

Non è avvenuto, e ora ne paghiamo le conseguenze».

La globalizzazione ha spaventato i cittadini, che vivono in un’era di ansia costante, dal Regno Unito all’Italia.

Per questo, come fa Burnham, bisogna tornare a quel senso di sicurezza che la socialdemocrazia garantiva nelle comunità, agli anziani e ai giovani, e oggi anche sul piano internazionale: «Abbiamo una minaccia molto seria come la Russia di Putin alle porte e c’è un presidente americano folle al potere.

Ci sono solo due modi per interagire con un bullo come Trump: isolarlo o dargli una sberla in faccia».

L’OMBRA DELLA DESTRA POPULISTA Sul perché molti elettori, soprattutto della working class, si affidino a Trump, Farage e all’estrema destra, Kinnock è netto: «Sfruttano il tema dell’immigrazione incolpando lo “straniero”, come fecero Mussolini e Hitler, mentre molti cittadini sono preda di insicurezze, frustrazione e incapacità dei governi a risolvere i loro problemi.

Purtroppo vengono attratti dalla loro retorica, anche se saranno un fallimento al governo.

Ma solo una piccola parte dei loro elettori è razzista».

Burnham, conclude Kinnock nell’intervista a Repubblica, è l’esempio di politico capace di battere la destra populista: «Sì.

Perché è working class, capisce il popolo e si è fatto da solo».

Ed è oggi il leader di centrosinistra più popolare d’Europa perché «ha un percorso chiaro.

Ha la bussola politica su ogni tema cruciale: qualità dei servizi pubblici, sicurezza sociale, clima.

Offre una chiarezza rassicurante e rara, soprattutto per i politici di sinistra, che in genere la sfoggiano solo dopo esser andati in pensione».

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