L’economia italiana regge, ma la nuova fiammata dei prezzi energetici sta già erodendo il potere d’acquisto delle famiglie.
È il quadro tracciato dal presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, nell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026 davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, il 12 ottobre 2026.
Una crescita modesta, un’inflazione tornata sopra il 4% e conti pubblici in miglioramento, sui quali però pesano tassi d’interesse in salita e la scelta del Governo di spendere di più per difesa ed energia.
Uno scenario internazionale dominato dall’energia
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a condizionare l’economia mondiale.
Dopo il blocco temporaneo dello Stretto di Hormuz nella prima metà dell’anno e una breve tregua tra giugno e luglio, il Brent è risalito ad agosto e settembre fino a oscillare intorno ai 100 dollari al barile nei primi giorni di ottobre.
Il gas naturale ha ripreso a correre: +10,0% a luglio, +10,7% ad agosto, +15,3% a settembre.
Salgono anche i tassi a lungo termine: negli Stati Uniti il decennale ha superato da metà settembre il 5%, il trentennale a inizio ottobre il 5,6%, e i rendimenti dei titoli decennali sono aumentati in misura significativa anche in Italia.
Nel secondo trimestre il Pil dell’Area euro ha recuperato (+0,6%), la Cina ha rallentato (+0,9%) e gli Usa sono rimasti stabili (+0,4%), sostenuti dai consumi e dagli investimenti in intelligenza artificiale.
Italia: crescita lenta, industria in affanno
Nel secondo trimestre il Pil italiano è cresciuto dello 0,2%, dopo il +0,3% del primo; la crescita acquisita per il 2026 è dello 0,8%.
A sostenere l’economia sono i consumi delle famiglie, mentre la domanda estera netta ha sottratto un decimo di punto.
Gli investimenti sono cresciuti appena dello 0,2%, con un crollo di quelli in abitazioni (-7,0%, dopo il -5,7% del trimestre precedente) e un calo in impianti e macchinari (-2,4%).
L’industria in senso stretto ha perso l’1,2% di valore aggiunto nel trimestre e ad agosto la produzione industriale è scesa dell’1,3% su luglio.
Si riduce ancora la quota di profitto delle società non finanziarie, al 42,1%.
La stima preliminare del Pil del terzo trimestre arriverà il 30 ottobre.
Nota positiva dal turismo: nel 2025 l’Italia è diventata il primo Paese Ue per presenze turistiche (535,5 milioni), superando Spagna e Francia; nel 2019 era quarta.
Nei primi sette mesi del 2026 le presenze crescono ancora del 2,7%, trainate dagli stranieri (+4,8%), mentre i residenti sono fermi.
Prezzi: l’inflazione torna sopra il 4%
Il dato che più preoccupa è quello dei prezzi.
L’inflazione Nic è salita al 3,3% ad agosto e al 4,2% a settembre, con un’inflazione acquisita per il 2026 del 3,1%.
Il motore è l’energia (+22,3% su base annua a settembre), seguita dagli alimentari freschi (+5,5%).
L’inflazione di fondo resta invece contenuta (+1,7%).
L’indice armonizzato Ipca italiano (4,1%) supera di tre decimi la media dell’Area euro (3,8%), e quelli di Germania (3,3%) e Francia (3,4%), ma resta sotto la Spagna (5,0%).
A monte, i prezzi alla produzione dell’industria corrono del 10,9% annuo ad agosto, con l’energia a +34,5%: un segnale di possibili ulteriori pressioni sui listini nei prossimi mesi.
Famiglie e lavoro: si ferma la rincorsa dei salari
Nel secondo trimestre il reddito disponibile delle famiglie è salito dello 0,4%, ma con il deflatore dei consumi a +1,4% il potere d’acquisto è calato dello 0,9%.
Le famiglie hanno mantenuto i consumi riducendo il risparmio, sceso al 6,7%.
A settembre la fiducia dei consumatori è crollata da 94,5 a 91,2 (con l’avvertenza Istat di una possibile discontinuità per il cambio dell’operatore di rilevazione).
Soprattutto, si è interrotto il recupero dei salari reali, che proseguiva senza sosta dalla fine del 2023: nel settore privato le retribuzioni crescono, tra aprile e agosto, a un ritmo leggermente inferiore all’inflazione.
Per il 2026 l’Istat stima un aumento delle retribuzioni contrattuali del 2,5%, a fronte di un’inflazione Ipca acquisita già al 3,0%.
Una nota positiva nel pubblico impiego: i dipendenti in attesa di rinnovo, al 100% da oltre sette anni, sono scesi al 49,3%.
Il mercato del lavoro è stabile, con 24 milioni 352mila occupati ad agosto, ma la disoccupazione sale al 6,2% (+0,2 punti) e quella giovanile al 20,3%.
I rischi: energia e tassi possono costare fino a 0,4 punti di Pil
L’Istat ha replicato con il proprio modello MeMo-It gli scenari di rischio del DPFP.
Un rincaro dell’energia costerebbe 0,1 punti di Pil nel 2027 e nel 2028; un peggioramento delle condizioni finanziarie avrebbe effetti più contenuti di quanto stimato dal Governo.
Ma l’Istituto ha simulato anche uno scenario più severo: prezzi energetici che scendono più lentamente (petrolio a 95 dollari nel 2027, gas a 65 euro), una Bce che alza i tassi di altri 50 punti base e un’incertezza persistente.
In questo caso la crescita sarebbe inferiore di 0,2 punti nel 2027, di 0,4 nel 2028 e di 0,2 nel 2029.
Conti pubblici: deficit sotto il 3%, debito ancora in salita
Sul fronte della finanza pubblica, il deficit è sceso dal 3,4% del Pil nel 2024 al 3,1% nel 2025, e il DPFP lo stima al 2,9% nel 2026, con l’avanzo primario all’1,2%.
Il Governo ha rivisto al rialzo la crescita 2026 all’1,0% (dallo 0,6% di aprile).
Il debito però continua a salire: 136,7% nel 2025, 138,1% nel 2026 e 138,4% nel 2027, prima di scendere al 136,3% nel 2029.
La spesa per interessi aumenta dell’11% nel 2026 (4,2% del Pil) e salirà al 4,6% nel 2028.
Nel 2027 il quadro tendenziale peggiora leggermente rispetto ad aprile: il deficit resta al 2,9% invece di scendere al 2,8%, per effetto di maggiore inflazione e tassi più alti.
La crescita della spesa netta (2,1%) supera quella raccomandata da Bruxelles (1,9%).
La clausola per difesa ed energia
Il Governo ha chiesto per il 2027-2028 l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale europea, per finanziare 29 miliardi di spesa aggiuntiva nel biennio: lo 0,3% del Pil l’anno per la difesa e lo 0,3% per la sicurezza energetica, con metà delle risorse già nel 2027.
Secondo le stime governative, la spesa aggiuntiva aggiungerebbe due decimi alla crescita nel 2027 (portandola allo 0,8%) e uno nel 2028 (0,9%).
Resta il vincolo per l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo: il disavanzo deve essere sotto il 3% a consuntivo e restarvi nei due anni successivi.








