Nel Vecchio West la Colt 45 era chiamata “la livellatrice”, perché non faceva distinzioni tra la forza fisica di chi sparava e quella di chi veniva colpito.
Oggi, secondo un editoriale del quotidiano britannico The Times, l’intelligenza artificiale promette lo stesso effetto livellante nello scontro tra terroristi e Stati.
Fino a poco tempo fa lo sviluppo di armi biologiche era appannaggio esclusivo degli Stati nazionali, per le competenze e le risorse necessarie.
Lo stesso valeva per le munizioni di precisione a lungo raggio.
L’evoluzione rapidissima dell’IA ha aperto una falla in questa rassicurante visione del mondo.
La prospettiva di armi biologiche nuove o potenziate, create da terroristi con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non è più materia da incubi hollywoodiani, osserva The Times.
Lo stesso vale per i droni esplosivi a basso costo, programmati con l’IA e capaci di colpire obiettivi di alto valore a grande distanza.
Un assaggio di questa capacità lo ha offerto l’Ucraina, con gli attacchi di droni a lungo raggio contro le basi dei bombardieri strategici russi, che hanno distrutto velivoli rari e insostituibili.
L’allarme di Sir Ken McCallum
Questo futuro distopico, con un terrorismo potenziato dall’intelligenza artificiale, è stato il tema centrale del discorso annuale di Sir Ken McCallum, direttore generale dell’MI5, il servizio di sicurezza interna britannico, sulle minacce che incombono sul Paese e sulla sua agenzia.
Un panorama che il quotidiano londinese definisce “che fa riflettere”.
Quel mondo non è ancora del tutto arrivato.
Ma Sir Ken, uno scozzese concreto che si è descritto come una persona con un’alta soglia di adrenalina e non facile all’allarmismo, è apparso chiaramente preoccupato che il Paese non sia abbastanza consapevole di questa nuova minaccia.
“Un attacco hacker alla vostra app bancaria potrebbe bloccarvi fuori dai vostri conti”, ha avvertito.
“Un drone sulla pista di un aeroporto potrebbe lasciarvi bloccati lontano da casa.
Un attacco informatico al vostro ospedale potrebbe ritardare le vostre cure.”
Al tempo stesso, il capo dell’MI5 si è detto convinto che sia possibile mitigare i pericoli dell’IA e rivolgerla contro i nemici della Gran Bretagna.
Russia, Cina e Iran
Sir Ken ha rivelato che in un decennio i casi dell’MI5 legati ad attori statali sono quadruplicati, e che il servizio dedica oggi più risorse al contrasto delle potenze straniere di quanto facesse durante la Guerra Fredda.
In testa, come sempre, c’è la Russia, che secondo McCallum cerca di compensare i fallimenti sul campo di battaglia in Ucraina con attacchi ibridi contro la Nato, mirati a indebolirne la determinazione.
Il direttore ha comunque cercato di ridimensionare il quadro: circa mille espulsioni di russi dall’invasione dell’Ucraina nel 2022 hanno indebolito la “cassetta degli attrezzi globale” del Cremlino.
Per questo Mosca è costretta ad affidarsi a dilettanti ingenui, reclutati online.
La minaccia cinese, nel frattempo, è più complessa.
Sono possibili partnership costruttive, ma Pechino resta anche un avversario, che prende costantemente di mira università e professionisti alla ricerca di proprietà intellettuale da sottrarre.
Secondo The Times, la cecità di buona parte del mondo accademico britannico di fronte a questa minaccia è motivo di preoccupazione: troppo facilmente le università si sono lasciate cullare in rapporti con soggetti cinesi.
Il terzo elemento del trio di minacce indicato da Sir Ken è l’Iran.
Provocato dall’attacco americano-israeliano contro la sua leadership, Teheran sarebbe impaziente di colpire le forze statunitensi in Gran Bretagna e la comunità ebraica del Paese.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica sarebbe ora dietro un piano per attaccare i bombardieri americani di stanza nella base della RAF di Fairford.
Potrebbe essere solo questione di tempo, avverte il quotidiano, prima che gli iraniani riescano nel loro intento.
Un fronte affollato
Attori statali, terrorismo islamista, terrorismo di estrema destra e di estrema sinistra, senza dimenticare quello nordirlandese: la scrivania di Sir Ken è piena.
La speranza, conclude The Times, è che l’intelligenza artificiale lo stia aiutando a stabilire le priorità tra queste innumerevoli minacce.
Non ultima, quella che proviene dall’IA stessa.








