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India, cresce la rivolta. Modi non può zittire i giovani | L’analisi del Financial Times

Nato come uno scherzo, il Cockroach Janta Party è diventato in pochi mesi una forza capace di preoccupare il governo di Narendra Modi. Secondo il Financial Times, il Bjp deve fare i conti con le frustrazioni politiche ed economiche di una generazione che, nonostante la crescita record del Paese, fatica a trovare lavoro.

Una crescita che non basta

L’economia indiana corre più veloce di quella di qualsiasi altra grande nazione, eppure troppi laureati continuano a non trovare un impiego adeguato.

È da questa contraddizione che nasce il movimento giovanile Cockroach Janta Party (Cjp), i cui membri si definiscono con ironia “scarafaggi“.

Nei giorni scorsi il governo di Modi ha schierato decine di migliaia di agenti per impedire le proteste convocate dal movimento a Nuova Delhi.

Sono stati cancellati numerosi treni e corse della metropolitana, i quartieri centrali sono stati chiusi e diversi leader del Cjp sono stati fermati.

Il pugno duro ha impedito agli “scarafaggi” di radunarsi in massa, ma, come osserva il Financial Times, metodi simili rischiano soltanto di aggravare il malcontento di molti giovani indiani e di indebolire ulteriormente le credenziali democratiche del Bharatiya Janata Party, il partito di governo.

Dalla satira alla piazza

Le autorità hanno buone ragioni per temere l’influenza crescente del movimento.

Negli ultimi anni le rivolte guidate dai giovani hanno fatto cadere altri governi della regione, da ultimo in Nepal.

Il Cjp è nato a maggio come campagna satirica online, scatenata dal paragone fatto da un alto magistrato tra alcuni giovani disoccupati e gli “scarafaggi“.

In breve tempo, però, l’iniziativa è cresciuta a valanga: le proteste promosse dal movimento per uno scandalo legato agli esami hanno costretto a luglio alle dimissioni il ministro dell’Istruzione di Modi, una sconfitta rara per il Bjp.

Il nodo della commissione elettorale

L’India si è sempre vantata della solidità delle proprie istituzioni democratiche, abbastanza robuste da reggere proteste e dimissioni ministeriali occasionali.

Ma la gestione delle manifestazioni di Nuova Delhi, convocate per chiedere le dimissioni del capo della commissione elettorale, rivela secondo il Financial Times un poco edificante senso di insicurezza.

I manifestanti hanno preoccupazioni legittime sulla commissione elettorale e sulla vasta revisione delle liste, che ha cancellato 130 milioni di nominativi dagli elenchi degli aventi diritto al voto.

Non ci sono prove dirette che la revisione sia stata pensata per avvantaggiare il Bjp, partito nazionalista indù, ma molti cittadini che ne avevano pieno diritto si sono visti privare del voto.

Secondo alcune ricostruzioni, i colleghi del capo della commissione, Gyanesh Kumar, avrebbero più volte contestato aspetti del processo di revisione.

Inoltre, l’insistenza del Bjp, nel 2023, perché il governo avesse l’ultima parola nella scelta del vertice di una commissione che si definisce autonoma ha alimentato i sospetti.

La “madre della democrazia” e il dissenso

Modi celebra l’India come la “madre della democrazia”, ma si è dimostrato meno entusiasta quando si tratta di tutelare la libertà di espressione e lo spazio per un’opposizione vigorosa.

Le autorità spesso prendono di mira i critici del governo nei media, nel mondo accademico e nella società civile.

Per questo, sottolinea il quotidiano britannico, la determinazione di tanti giovani indiani nel battersi per elezioni corrette è ammirevole.

Anche se il premier è convinto che la revisione delle liste sia stata gestita correttamente, la perdita di fiducia in Kumar da parte dei partiti di opposizione e di molti elettori solleva dubbi sulla sua idoneità a guidare la commissione.

In ogni caso, secondo il Financial Times, il Bjp dovrebbe consentire una verifica indipendente del processo di revisione e, come minimo, Modi dovrebbe rompere il silenzio sulle proteste di Nuova Delhi.

Le aspettative di una generazione

Più in generale, le proteste segnalano che occorre fare di più per rispondere alle crescenti aspettative dei giovani.

Modi ha fatto molto per ampliare l’accesso al welfare e per avviare riforme strutturali, ma la difficoltà di tanti laureati nel trovare un buon lavoro resta.

Ed è una frustrazione che non fa che accrescere la rabbia per quelli che vengono percepiti come abusi di potere.

La polizia ha annunciato che Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico a cielo aperto di Nuova Delhi dove gli “scarafaggi” volevano riunirsi, non sarà più un luogo autorizzato per le proteste.

Sono stati proposti spazi alternativi, più lontani dai palazzi del governo.

Ma, conclude il Financial Times, spingere il dissenso giovanile fuori dalla vista dei politici non servirà a placare il malcontento che lo alimenta.

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