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Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, trova l’aula deserta e protesta: “Qui non hanno voglia di lavorare”

Il ministro dell’Economia si sfoga davanti ai banchi vuoti di Montecitorio durante il dibattito sullo scostamento di bilancio da 29 miliardi

ROMA – Nove del mattino, aula di Montecitorio.

È il momento in cui il Parlamento è chiamato a discutere dei conti pubblici e dello scostamento di bilancio, ma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si ritrova a parlare quasi da solo.

A raccontare la scena è la Repubblica, che riporta anche lo sfogo del titolare del Tesoro: “Non c’era nessuno, è incredibile”.

Giorgetti ricorre a una metafora marinara per spiegare la linea del governo: “Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione”.

L’obiettivo, secondo il ministro, è tenere insieme il rigore sui conti e la richiesta di uno scostamento da 29 miliardi da destinare a energia e difesa.

Due direzioni opposte, ma a suo dire “compatibili” con il percorso di consolidamento delle finanze pubbliche, che punta all’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo nella prossima primavera.

Per mantenere la rotta serve però il via libera del Parlamento all’extradeficit, che vale più di mezza manovra: 14 dei 29 miliardi saranno utilizzati subito con la legge di bilancio, 7 per gli investimenti green e altrettanti per gli impegni in campo militare.

Eppure, mentre il ministro interviene, l’aula della Camera è praticamente vuota.

Come ricostruisce la Repubblica, i banchi del governo sono deserti e quelli della maggioranza ospitano appena cinque deputati: tre della Lega, uno di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia.

Sul fronte delle opposizioni siedono sette parlamentari, sei del Pd e uno del Movimento 5 Stelle.

Solo qualche minuto più tardi arrivano quattro esponenti di Italia Viva: Maria Elena Boschi, Roberto Giachetti, Mauro Del Barba e Davide Faraone.

“Buongiorno onorevoli colleghi presenti in aula”, esordisce con ironia il ministro.

All’uscita, sempre secondo quanto riferito dal quotidiano, Giorgetti si lascia andare a un lungo sfogo: “Per lo scostamento servono 201 sì, così non passa”.

Il riferimento è al voto a maggioranza assoluta sulla risoluzione che autorizza lo scostamento, previsto qualche ora dopo.

Il voto, insieme a quello sulla risoluzione al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), era stato fissato di martedì proprio perché i deputati si erano opposti all’idea di rientrare il lunedì, dopo il fine settimana.

“Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia”, sbotta il ministro.

Poi la corsa a Palazzo Madama, dove anche il Senato discute di scostamento e Dpfp.

Qui Giorgetti rivendica “con orgoglio” la linea “della prudenza e del rigore”.

Quindi il ritorno a Montecitorio per il voto sulle risoluzioni, con un ultimo invito ai parlamentari: “Alla fine i deputati arrivano…”.

E arrivano davvero: l’aula approva lo scostamento e poco dopo giunge anche il via libera dei senatori.

Il ministro può festeggiare: “Beh, vinto abbiamo vinto”.

Ma, come sottolinea la Repubblica, la ferita resta aperta.

Nel mare in tempesta, con i nuvoloni all’orizzonte, il timoniere si è ritrovato senza ciurma.

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