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Frigoriferi hackerati e blackout totali: siamo dentro la guerra informatica | Lo scenario

Servizi internet sospesi e blackout totali: sono queste le minacce che, secondo gli specialisti di cybersicurezza, potrebbero presto colpire direttamente i cittadini.

L’attacco che ha manomesso nella stessa notte centinaia di frigoriferi di supermercati francesi non sarebbe un episodio isolato, ma il segnale di uno scenario molto più preoccupante: la possibilità di provocare danni materiali su larga scala sfruttando internet.

È quanto emerge da un’analisi firmata da Pier Luigi Pisa su la Repubblica.

Finora la criminalità informatica ha preso di mira soprattutto banche dati e sistemi informatici aziendali, con l’obiettivo di sottrarre informazioni sensibili.

Oggi, invece, ha davanti miliardi di oggetti connessi che governano attività del mondo fisico, spesso protetti in modo inadeguato.

“Non parlerei di preludio alla fine del mondo, ma sicuramente quanto accaduto è un’anticipazione di dove si sposterà la guerra informatica”, spiega a la Repubblica Gianni Cuozzo, fondatore e Ceo di Exein, azienda italiana tra le più rilevanti nella cybersicurezza industriale.

Le centraline Danfoss nel mirino

Una delle ipotesi sull’attacco in Francia conduce alle centraline di Danfoss, gruppo danese che produce sistemi di controllo per gli impianti frigoriferi.

Le loro interfacce sono raggiungibili via internet e permettono di modificare le impostazioni a distanza: un vantaggio per i tecnici, che possono fare diagnosi e manutenzione senza recarsi in ogni singolo punto vendita.

Ma anche per gli hacker, che, sfruttando un difetto del software o credenziali compromesse, possono alterare diversi parametri, a cominciare dalla temperatura.

Il rischio era già noto.

Lo scorso agosto Claroty, società specializzata in cybersicurezza industriale, aveva pubblicato una ricerca proprio sulle centraline Danfoss, individuando oltre 2.700 interfacce accessibili dal web.

I ricercatori avevano dimostrato che era possibile aggirare i sistemi di autenticazione ed eseguire comandi da remoto.

Danfoss aveva rilasciato un aggiornamento di sicurezza e oggi sostiene che gli impianti colpiti in Francia utilizzassero ancora software obsoleto.

Il nodo degli aggiornamenti

Un’ipotesi più che concreta.

“Nei sistemi fisici connessi l’aggiornamento non è sempre applicabile”, spiega Cuozzo, “perché a volte può cancellare la memoria del dispositivo costringendo l’utente a riconfigurarlo da zero.

Quindi spesso non si aggiorna”.

Molti macchinari industriali possono restare in funzione per decenni senza che la loro sicurezza venga migliorata, diventando bersagli particolarmente appetibili.

Secondo Amir Preminger, direttore tecnologico di Claroty, citato da la Repubblica, “i dispositivi che controllano gli impianti di refrigerazione rappresentano un bersaglio privilegiato per chi vuole interrompere attività critiche”.

Nei magazzini farmaceutici, un guasto alla refrigerazione può compromettere la conservazione dei medicinali; nei data center, il surriscaldamento può interrompere servizi digitali usati da milioni di persone.

E i rischi crescono ulteriormente quando a essere colpite sono le infrastrutture critiche.

Pur non considerandolo un pericolo imminente, Vincent Strubel, direttore dell’agenzia francese per la cybersicurezza, ha descritto a Le Monde quello che definisce lo “scenario peggiore”: un blackout su larga scala provocato da attacchi informatici, con conseguenze a catena sulla rete elettrica europea e sui servizi essenziali.

L’acceleratore dell’intelligenza artificiale

A rendere il quadro ancora più preoccupante contribuisce l’ascesa dell’intelligenza artificiale.

Fino a pochi anni fa, attaccare un dispositivo connesso richiedeva conoscenze specialistiche e spesso mesi di lavoro.

Con i modelli di IA più avanzati, sostiene Cuozzo, “bastano due o tre ore”.

E aggiunge: “Noi abbiamo accesso a Mythos di Anthropic e volendo possiamo mettere fuori uso un semaforo in sei minuti”.

Ma se un attacco informatico è diventato così semplice, perché episodi del genere non si verificano ogni giorno?

“In realtà sta già avvenendo”, risponde Cuozzo.

“Solo che per anni gli attacchi ai sistemi fisici sono stati scambiati per semplici malfunzionamenti.

Se ti rubano una password sul server, sai che è un attacco.

Ma se domani mattina si spengono quattro semafori, nessuno penserà subito a un hacker.

Questa è solo l’onda iniziale: se non interveniamo, entro cinque anni assisteremo al caos totale”.

Le contromisure

Per ridurre il rischio, Claroty raccomanda di utilizzare soltanto reti protette, o Vpn, per accedere alle interfacce di amministrazione.

Exein lavora invece a software di sicurezza installati direttamente nelle macchine connesse, dotandole di un’IA capace di “riconoscere le istruzioni che potrebbero avere conseguenze disastrose nel mondo reale”.

Resta però la preoccupazione per il futuro.

“Oggi la vulnerabilità di un oggetto, che sia pubblica o meno, è irrilevante”, conclude Cuozzo sulle pagine de la Repubblica.

“Le tecnologie attuali permettono di scoprirla in tempo reale, analizzando il dispositivo”.

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