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Bonus e aiuti alle famiglie: il taglio nascosto dell’inflazione | L’analisi

Il valore di un bonus può diminuire anche senza una decisione che ne riduca l’importo.

Basta lasciare ferme le soglie mentre aumentano i prezzi: il sostegno rimane identico sulla carta, ma copre una quota sempre più piccola delle spese familiari.

È il meccanismo che emerge dall’analisi del Sole 24 Ore su 50 agevolazioni, tra sconti fiscali e prestazioni collegate all’Isee: per 28 misure tributarie i limiti di spesa risultano bloccati mediamente da 16 anni, mentre per i 22 aiuti legati all’indicatore economico gli aggiornamenti sono stati più frequenti, ma non sempre sufficienti a compensare il carovita.

La distanza tra importi nominali e valore reale attraversa capitoli essenziali dei bilanci domestici: salute, istruzione, affitti, assistenza e attività dei figli.

Secondo la ricognizione del quotidiano economico, la detrazione del 19% per gli affitti degli studenti universitari fuori sede continua ad applicarsi a un massimo di 2.633 euro, fermo dal 2007.

Le assicurazioni contro il rischio di morte o invalidità hanno invece un tetto di 530 euro, in vigore dal 2014: per conservarne il potere d’acquisto, nell’elaborazione riportata dal giornale, occorrerebbero 555 euro.

Particolarmente evidente è il caso dello sport dei ragazzi.

La spesa ammessa alla detrazione resta di 210 euro dal 2007, mentre il suo equivalente aggiornato all’inflazione sarebbe di circa 310 euro.

Per le famiglie non significa soltanto affrontare corsi e abbonamenti più costosi, ma anche vedere restringersi la parte di esborso su cui ottenere uno sconto fiscale.

Lo stesso fenomeno assume dimensioni rilevanti nelle misure rivolte alle persone con disabilità.

Il limite di spesa agevolabile per l’acquisto di veicoli è ancora fissato a 18.075,99 euro, cifra che conserva la conversione dalle vecchie lire.

Come osserva Il Sole 24 Ore, sono ancora riconoscibili importi originari di 35 milioni di lire per le auto destinate ai disabili e di tre milioni per le spese funebri.

Le cifre rimangono formalmente valide, ma il mercato a cui si applicano è profondamente cambiato.

Non tutti gli effetti dell’immobilità normativa, tuttavia, penalizzano il contribuente.

La franchigia sanitaria di 129,11 euro, rimasta invariata, ha perso peso reale: se fosse stata rivalutata, la parte di spesa esclusa dalla detrazione sarebbe maggiore.

È il rovescio dello stesso meccanismo, che impone di distinguere tra massimali, franchigie e soglie di accesso.

Tra gli adeguamenti più significativi segnalati dal quotidiano figurano le spese scolastiche, per le quali il limite è passato da 800 a 1.000 euro dal 2025.

Sul versante Isee il quadro è più articolato.

Le soglie dell’assegno unico vengono aggiornate automaticamente all’inflazione, mentre altre prestazioni restano esposte all’erosione dei prezzi.

Il Sole 24 Ore cita il bonus nido: il tetto Isee di 25mila euro, che dal 2017 consente di ottenere l’importo più elevato, avrebbe raggiunto circa 31.500 euro con la rivalutazione.

Il successivo aumento del contributo fino a 3.600 euro non ha compensato interamente la perdita di valore dei livelli precedenti, secondo i calcoli presentati nell’analisi.

Non conta, però, soltanto l’importo della soglia.

A determinare chi entra e chi resta fuori interviene anche il modo in cui viene calcolato l’indicatore.

Nell’approfondimento dedicato all’Isee, il quotidiano ricostruisce 24 interventi normativi dal 2016, metà dei quali hanno modificato in modo sostanziale il meccanismo di calcolo.

Esclusioni patrimoniali, nuove regole sui redditi e correzioni della scala familiare possono allargare l’accesso agli aiuti anche senza innalzare i limiti formali.

Tra i cambiamenti richiamati figurano l’esclusione dal patrimonio mobiliare, entro 50mila euro per nucleo, di titoli di Stato, buoni fruttiferi e libretti postali, operativa dal 2025, e il trattamento differenziato dell’indicatore per alcune prestazioni.

Dal 2026, per cinque misure, tra cui assegno unico, assegno di inclusione e bonus nido, sono inoltre previste franchigie più favorevoli sulla prima casa e maggiorazioni legate alla presenza di figli.

La questione politica è quindi duplice: aggiornare gli importi e decidere quali famiglie proteggere.

Secondo la lettura proposta dal Sole 24 Ore, la manovra punta soprattutto sul sostegno ai redditi e sugli interventi Irpef, mentre la manutenzione dei bonus rischia di rimanere sullo sfondo.

Il risultato è un sistema nel quale nuove prestazioni e vecchie agevolazioni convivono, ma non sempre mantengono nel tempo la stessa capacità di aiutare: senza adeguamenti, una misura può restare intatta nella legge e ridursi concretamente nella vita quotidiana.

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