L'economia mondiale chiude un anno di caos politico con una crescita quasi normale, mentre i conti pubblici di mezzo pianeta accumulano tensioni che rischiano di frenare tutto.
È il quadro tracciato da Romano Prodi in un editoriale pubblicato da Il Messaggero, centrato su quello che l'ex premier definisce un “distacco senza precedenti tra l'andamento della politica e quello dell'economia”.
In politica, scrive Prodi, siamo ormai al quinto anno in cui ogni giorno si aggiunge un nuovo conflitto e nessun conflitto ha termine: dalla sciagurata aggressione all'Ucraina al progressivo annientamento di Gaza, dall'insostenibile oppressione sulla Cisgiordania alla guerra senza fine per lo stretto di Hormuz e alla minaccia degli Huthi sul Mar Rosso, fino al disordine mondiale provocato dalle “imprevedibili contraddizioni” del presidente Trump.
Eppure, nonostante tutto questo disordine che angoscia i cittadini di tutto il mondo, nelle previsioni riportate da Prodi il Pil mondiale crescerebbe intorno al 3%, con un calo sostanzialmente modesto rispetto agli scorsi anni.
Secondo Prodi, la tenuta dell'economia, a partire dagli Stati Uniti e coinvolgendo con minore intensità la Cina, è in buona parte dovuta ai rilevanti investimenti che gravitano intorno allo sviluppo dell'intelligenza artificiale: risorse enormi che continuano ad affluire nonostante le incertezze sui rendimenti futuri e sui rischi finanziari in essi contenuti.
Anche in Europa, seppure in misura minore, gli investimenti legati all'IA continuano a sostenere l'economia, insieme a un motore inedito: l'aumento delle spese per gli armamenti, a partire dalla Germania, che intende così porre rimedio all'indebolimento del sistema industriale tradizionale.
Il rovescio della medaglia sono i conti pubblici.
Nell'analisi pubblicata dal Messaggero, l'inflazione mondiale corre verso il 5% e ai tradizionali paesi in deficit, tra i quali l'Italia si colloca da tempo, si sono aggiunti nuovi membri: l'impressionante debito pubblico americano e un bilancio francese fuori controllo.
A suo giudizio, anche se migliorasse lo scenario politico, il livello raggiunto da inflazione, deficit e debiti di troppi bilanci pubblici impone correzioni che automaticamente frenerebbero la crescita dell'economia.
Per l'Italia, Prodi richiama l'avvertimento del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sui “nuvoloni” all'orizzonte e sulla necessità di prepararsi alle future tempeste, lanciata davanti a un Parlamento deserto e quindi apparentemente disinteressato.
Nell'analisi pubblicata dal Messaggero, questo allarme coincide con il progressivo esaurimento del sostegno del Pnrr.
Le cifre riportate dall'ex premier indicano risorse complessive per 194,4 miliardi di euro, tra prestiti e contributi, di cui 166 già versati e 28,4 ancora da riscuotere con l'ultima rata.
Secondo Prodi, questi fondi hanno contribuito in modo decisivo a contenere il deficit e a evitare un ulteriore peggioramento del rapporto debito/Pil.
Il loro esaurimento riduce dunque il sostegno all'economia; al tempo stesso, è il carattere straordinario dell'aiuto ricevuto, per dimensione e adattabilità, a rendere più difficile ottenere nuova flessibilità dall'Europa, quella stessa che era stata concessa più volte nel recente passato.
Di questo quadro, sottolinea Prodi, non sembrano tenere conto le proposte che i partiti della maggioranza intendono presentare per la prossima legge di bilancio: l'innalzamento della soglia della flat tax per le partite Iva, la riduzione dell'età pensionabile, il taglio generalizzato dell'Irpef, l'esenzione da imposte per i giovani.
Il tutto senza indicare l'adeguamento delle risorse necessarie a mantenere in equilibrio il deficit pubblico, e senza tenere conto che quando i tassi di interesse sul debito sono superiori al tasso di crescita dell'economia la situazione non può che peggiorare.
All'appello di Giorgetti sulla necessità di preparare un riparo di fronte all'arrivo dei nuvoloni, conclude l'editoriale di Prodi sul Messaggero, “si propongono ombrelli di carta che possono ripararci solo fino al giorno delle elezioni.
E poi?”.
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