La democrazia sociale non si esercita tra il fuoco e la distruzione.
Parte da qui l’editoriale di Le Monde, che analizza le violenze esplose durante le manifestazioni di sabato 17 ottobre in tutta la Francia e, allo stesso tempo, mette sotto accusa il modo in cui Emmanuel Macron ha gestito il dialogo sociale nei suoi due mandati.
Violenze da condannare senza ambiguità
Per il quotidiano parigino nulla può giustificare né scusare gli eccessi scandalosi che hanno segnato i cortei: edifici pubblici presi d’assalto, fino all’incendio del municipio di Limoges, negozi saccheggiati, scontri con le forze dell’ordine.
Gesti che, sottolinea Le Monde, devono essere sanzionati dalla giustizia, ma anche condannati con fermezza da tutti i responsabili sindacali e politici, a cominciare da quelli che quel giorno erano in piazza.
Secondo il giornale, queste azioni quasi insurrezionali finiscono per screditare il movimento sociale in corso e per rafforzare il discorso delle forze politiche, con l’estrema destra in testa, che a sei mesi dalle elezioni presidenziali vogliono incarnare il “partito dell’ordine”.
Una protesta in larga parte pacifica
Le Monde invita però a non ridurre la mobilitazione ai saccheggi.
Lo stesso Macron, domenica sera, ha sottolineato che “non bisogna mai confondere” i manifestanti “con chi distrugge e saccheggia”.
L’immensa maggioranza dei cortei – 800.000 persone secondo gli organizzatori, 550.000 secondo il ministero dell’Interno – era pacifica e portava rivendicazioni legittime.
Una rabbia che mescola istanze diverse, dalle condizioni di studio al costo della vita e all’inflazione, e che secondo l’editoriale dovrebbe essere ascoltata dal potere politico, a condizione che si esprima senza violenza.
Dieci anni di sordità
Il cuore dell’analisi di Le Monde è politico: da dieci anni Macron ha dato prova di una sordità continua nei confronti dei movimenti sociali che hanno scandito i suoi due quinquennati.
Rifiutando ogni compromesso, i diversi esecutivi macronisti hanno sistematicamente aggirato i sindacati dal 2017, contribuendo a indebolirli.
Così facendo, osserva il quotidiano, il potere esecutivo si è privato di intermediari indispensabili per incanalare la collera.
Nello stesso tempo il capo dello Stato si è allontanato dai giovani, moltiplicando riforme impopolari in questa fascia della popolazione senza ascoltarne il crescente malcontento.
Dai gilet gialli alle pensioni
Per Emmanuel Macron, scrive Le Monde, la constatazione di fallimento è pesante.
A quasi dieci anni di distanza, il movimento del 17 ottobre richiama quello dei “gilet gialli”, nato nel dicembre 2018 già attorno al potere d’acquisto e al caro vita.
Dopo il grande dibattito nazionale, i 225.000 contributi dei cittadini raccolti nei quaderni delle lamentele non hanno mai trovato una traduzione politica.
Alcuni anni dopo, nel 2023, nemmeno le imponenti manifestazioni contro la riforma delle pensioni hanno ricevuto una risposta politica: il governo di Elisabeth Borne fece approvare la riforma senza un voto del Parlamento.
Questa incapacità di prendere in considerazione le ragioni degli oppositori, secondo il giornale, ha alimentato la sfiducia verso il capo dello Stato.
Un contesto politico ed economico fragile
A tutto questo si aggiunge, rileva l’editoriale, una congiuntura politica ed economica particolare.
Dallo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel giugno 2024 il governo vive sotto la minaccia permanente di una mozione di censura da parte delle opposizioni.
E deve ormai affrontare una gravissima crisi economica che lo priva di margini di manovra in termini di investimenti.
La condizione per la pace sociale
Nonostante queste difficoltà, conclude Le Monde, il presidente della Repubblica e il suo primo ministro, Sébastien Lecornu, non devono ripetere gli errori del passato.
Il ristabilimento dell’ordine repubblicano è una premessa indispensabile per avviare le discussioni promesse domenica con tutti gli attori e riprendere così il filo di un dialogo sociale interrotto da troppo tempo.
Ma questa volta c’è un obbligo di risultato: ascoltare e rispettare prima di tutto gli interlocutori, ma soprattutto dare una risposta politica concreta alle loro diverse rivendicazioni.
L’esecutivo, avverte il quotidiano, non può più permettersi di opporre un nuovo rifiuto.
Solo a questa condizione la pace sociale potrà ricostituirsi.
Per saperne di più:

La Francia brucia e la sinistra cavalca la protesta | L’analisi del Wall Street Journal

Francia: le rivolte mettono a nudo l’impotenza della classe politica | L’analisi del Financial Times

Il G7 prepara le banche alla guerra digitale | L’analisi di Roberto Sommella

L’Italia scende in piazza due volte | L’analisi del New York Times

La devastazione di Milano è la crisi del modello Sala | L’analisi







