Il Nobel per l’Economia 2001, ospite del Festival Internazionale dell’Economia di Torino, in un’intervista a La Stampa avverte: servono più tasse e tagli alla spesa per arginare la crisi.
E sull’intelligenza artificiale mette in guardia dal rischio di un ottimismo eccessivo dei mercati.
L’economia mondiale procede a vista in acque mai esplorate prima, e all’orizzonte non si vedono rassicurazioni a breve termine.
È la diagnosi di Michael Spence, premio Nobel per l’Economia nel 2001, che in un’intervista rilasciata a Fabrizio Goria per La Stampa traccia un quadro severo delle prospettive globali.
Tra un debito sovrano in continua ascesa e una frammentazione geopolitica senza precedenti, secondo l’economista le nazioni occidentali vacillano sotto il peso di vincoli strutturali ormai insostenibili.
“Il vero problema risiede nelle traiettorie fiscali attuali che si scontrano in modo duro con tassi di interesse reali in crescita e comprimono lo spazio di manovra dei governi”, spiega Spence a La Stampa.
La fine dell’era del denaro facile
Per il Nobel, il contesto attuale è il punto di partenza per capire l’urgenza della situazione.
Il mondo esce da un lungo periodo segnato da sviluppi quasi del tutto negativi sul fronte macroeconomico, con l’unica eccezione dell’intelligenza artificiale.
Il debito sovrano era già in forte aumento, un dato di per sé problematico, ma a questo si somma l’ingresso in una fase radicalmente diversa rispetto ai quindici anni precedenti: una fase dominata da tassi di interesse reali in costante salita.
La combinazione dei due fattori, osserva Spence nell’intervista al quotidiano torinese, “porta a una dolorosa compressione dello spazio fiscale nazionale”.
Le scelte politiche e sociali diventano così molto più difficili.
Rinunciare a decidere, guardando solo agli equilibri di bilancio di breve periodo, significa “calciare il barattolo lungo la strada sperando in un miracolo”.
Ciò che serve, invece, è una flessibilità integrata nel sistema, capace di assorbire shock imprevedibili in un mondo frammentato.
Gli shock fuori controllo
Spence elenca gli scenari concreti: le guerre, i picchi nei prezzi dell’energia, le decisioni ostili sui dazi, le tensioni in Medio Oriente.
Eventi destabilizzanti che sfuggono a qualsiasi controllo.
In un contesto del genere, applicare i normali principi di prudenza fiscale rischia di essere controproducente, aggravando il quadro invece di stabilizzarlo.
Il nodo di fondo, sottolinea l’economista a La Stampa, è che le mentalità istituzionali si sono cristallizzate in un decennio in cui i tassi di interesse restavano sotto gli obiettivi e i tassi reali erano pari a zero o negativi.
“Oggi i vincoli sono tornati reali e tangibili”.
Stati Uniti, una traiettoria insostenibile
Il giudizio sulla traiettoria fiscale americana è netto: è “del tutto insostenibile” e l’unica incognita è il momento in cui il sistema si spezzerà.
Il rimedio, avverte Spence, ha un sapore amaro.
Se la spesa per la difesa diventa prioritaria e numerose altre urgenze sociali si fanno pressanti, occorrerà operare tagli dolorosi in altri settori o aumentare in modo sostanziale le tasse.
“Non esistono vie d’uscita indolori dai venti contrari alla crescita”, afferma il Nobel, citando il declino della produttività e l’invecchiamento demografico che riduce a ritmi costanti la forza lavoro.
Solo un balzo enorme della produttività trainato dall’intelligenza artificiale potrebbe invertire la rotta, ma i tempi restano un’incognita.
L’intelligenza artificiale e il rischio per i mercati
Proprio l’AI rappresenta, secondo Spence, il principale fattore di rischio per i mercati finanziari.
L’incognita primaria riguarda la velocità con cui cresceranno le entrate derivanti dalla vendita dei servizi basati sull’intelligenza artificiale.
Il pericolo, spiega a La Stampa, è che l’intero ecosistema sia intriso di un ottimismo esagerato sulle traiettorie di sviluppo e sui ricavi generati nel breve termine.
Se questo ottimismo dovesse scontrarsi con una realtà di adozione lenta, “assisteremo a un ripristino brutale delle aspettative”, con pesanti ricadute sui piani di investimento e un calo vistoso delle valutazioni di Borsa.
Due mondi in rotta di collisione
C’è poi un paradosso che preoccupa le banche centrali.
Mentre gli istituti ricorrono ad alti tassi di interesse per frenare l’economia, il settore tecnologico sembra immune.
Per Spence questo è il grattacapo principale per autorità monetarie come la Federal Reserve, ed è destinato a lasciare cicatrici profonde nel tessuto produttivo.
La sensibilità ai tassi non è mai stata uniforme tra i settori, ma oggi ci si trova di fronte a un comparto gigantesco che risulta insensibile ai costi di finanziamento.
Il motivo è strategico: a chi guida la competizione tecnologica non importa se i tassi arrivano al 5% o superano la soglia del 6%.
I programmi di investimento in enormi infrastrutture digitali e centri di calcolo andranno avanti comunque a ritmo frenetico, “perché la posta in palio strategica azzera il peso del costo del denaro odierno”.
Una dinamica punitiva
Le conseguenze di questa asimmetria sono pesanti.
Quando una banca centrale alza i tassi per raffreddare la domanda aggregata e controllare l’inflazione residua, finisce per colpire i settori più vulnerabili al credito: l’edilizia, il mercato immobiliare e i consumi delle famiglie legati ai mutui subiscono perdite gravose.
Nel frattempo il settore tecnologico continua a spingere sull’acceleratore, assorbendo risorse vitali.
Si innesca così, conclude Spence nell’intervista a La Stampa, “una dinamica punitiva e sbilanciata”.
E infliggere un dolore marcato a gran parte della popolazione per trovare un punto di equilibrio sui prezzi “è una strategia carica di rischi sul fronte politico e sociale”.
Il debito globale in cifre
Secondo i dati dell’Institute of International Finance riportati da La Stampa, il debito globale ha continuato a crescere negli ultimi anni, superando i 360 mila miliardi di dollari.
In rapporto al Pil, dopo il picco toccato nel 2021, il dato si è stabilizzato poco sopra il 300%, segno che l’espansione del debito procede di pari passo con quella dell’economia, senza però alcuna inversione di tendenza.
Per saperne di più:

Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia: “Prevenire costa meno che ricostruire, servono poli...

Marco Natali, presidente di Confprofessioni: “Più rinnovabili per tagliare i costi. Basta bonus a pi...

Roberto Repole, arcivescovo di Torino: “La corsa ai beni genera disuguaglianze, i giovani costretti ...

Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia: “Ora siamo nella Terza ...

Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo: “Nel Golfo l’Italia può fare da ponte t...








