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Marco Natali, presidente di Confprofessioni: “Più rinnovabili per tagliare i costi. Basta bonus a pioggia, serve un piano di lungo periodo”

Il presidente della Confederazione dei liberi professionisti alla vigilia del congresso per i 60 anni: “L’elettricità da noi costa il 30% in più, pesa su imprese e studi”.
E su giovani, donne e natalità: “Gli incentivi tampone non bastano”

Quattromila parchi eolici pronti o progettati, fermi in attesa di autorizzazioni che arrivano dopo anni.

Un’elettricità che costa circa il 30% in più rispetto ai concorrenti europei.

E una politica che, da decenni, risponde alle crisi con incentivi a pioggia invece che con piani di lungo periodo.

È la diagnosi di Marco Natali, presidente di Confprofessioni, intervistato da Valentina Petrucci nella redazione romana de La Stampa alla vigilia del congresso nazionale che celebra i sessant’anni della Confederazione.

La ricetta sull’energia è netta: puntare sulle rinnovabili, che possono dare un aiuto concreto già nel breve periodo, e sbloccare la burocrazia che frena gli investimenti.

“Il vero problema è che ci sono 4.000 parchi eolici pronti da tempo, progettati o sistemati per partire, ma se per l’autorizzazione burocratica ci mettono due anni siamo sempre all’inseguimento di qualcosa”, osserva Natali.

Il caro energia, spiega, non è un tema solo per le piccole e medie imprese.

“L’energia elettrica da noi costa il 30% in più, ed è un problema per le piccole e medie imprese ma anche per gli studi professionali, perché anche noi veniamo incisi”.

E il fabbisogno è destinato a crescere: “I data center, tutti i centri di stoccaggio delle informazioni, consumano moltissima energia.

E più andiamo avanti, più ne avremo bisogno”.

Investire di più sulle fonti pulite, secondo il presidente di Confprofessioni, avrebbe potuto “se non risolvere, sicuramente dare un aiuto in più” in una fase di crisi così acuta.

Molti investimenti “sono stati avviati e poi fermati: non si è voluto, non si è potuto o non si è stati in grado.

È mancata la semplificazione e quella collaborazione tra le parti del Paese che doveva portare a fare in fretta.

Oggi la tempistica è sempre più importante: se aspettiamo ancora due anni, saremo tagliati fuori dal mercato”.

Sullo sfondo c’è l’esempio della Spagna, che ha ridotto in modo significativo i costi dell’energia puntando con decisione sulle rinnovabili.

Serve dunque un piano strategico, che vada oltre il dibattito sul nucleare – bocciato da due referendum – e sui suoi tempi lunghi.

“Anche la maratona comincia con un passo”, dice Natali.

“È importante che qualcuno cominci, sia sulle energie alternative sia su un meccanismo di gestione dei prezzi nella nostra economia”.

In questa partita i professionisti si candidano come alleati: “Per qualsiasi scelta si voglia fare servono l’ingegnere, l’architetto, il geometra, il commercialista che fa i piani, il consulente del lavoro che organizza, l’avvocato per gli accordi”.

Competenze che, ricorda, lavorano per le imprese, per i cittadini e anche per la pubblica amministrazione.

UN COMPARTO CHE VALE IL 13% DEL PIL

La libera professione, ricorda Natali citando i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni – che a dicembre presenterà l’undicesimo rapporto – conta un milione e 378 mila addetti: il 5,8% degli occupati e il 27,1% del lavoro autonomo, con un contributo pari al 13% del Pil.

Un settore che cresce, anche grazie alla componente femminile, salita dal 37 al 40% della platea.

Ma i divari restano profondi: le professioniste guadagnano circa la metà dei colleghi uomini.

E i giovani arrivano alla professione “sfiduciati, con redditi molto più bassi”.

Il picco di reddito, che un tempo si raggiungeva intorno ai 35-40 anni, “oggi si è spostato oltre i 55”: la popolazione professionale invecchia e la ricchezza si concentra nelle fasce più mature.

Pesa la stagnazione della produttività dal 2008, “che nessuno è mai riuscito a risolvere”.

IL NODO DEGLI INCENTIVI “TAMPONE”

Il filo rosso dell’intervista è la critica all’approccio emergenziale.

“Tutti gli incentivi che sono stati dati – per i giovani, per le aggregazioni, per l’economia, oggi per la crisi energetica – hanno lo scopo di tamponare il problema.

Non è mai stato fatto un piano ventennale, una visione di medio e lungo periodo”.

La causa, per Natali, è anche la precarietà politica: chi governa “fa le scelte con un orizzonte di breve periodo.

Siamo passati dai bonus a pioggia a quelli edilizi, con il risultato che abbiamo avuto”.

Le proposte: una riduzione della tassazione complessiva e una spinta alle aggregazioni multidisciplinari.

“Un’impresa che vuole internazionalizzarsi ha bisogno del commercialista, ma anche del consulente del lavoro, dell’avvocato, del notaio, dell’architetto, dell’ingegnere.

Altrimenti siamo visti piccoli”.

La tendenza è già in atto – calano gli studi individuali e crescono quelli con dipendenti – ma “andrebbe incentivata”.

Senza crescita, avverte, non c’è nemmeno equità: “Se non c’è sviluppo non c’è ricchezza da redistribuire.

Oggi il dibattito è tutto su chi tassare per spostare soldi da una parte all’altra”.

Per rimettere in moto l’ascensore sociale servono politiche mirate di formazione e aggiornamento, “dalle scuole fino alle professioni”.

DEMOGRAFIA E FUGA DEI GIOVANI

Stesso discorso per la crisi demografica.

“Non è che dando il bonus qualcuno sceglie di fare figli”, dice Natali.

“Si fanno figli quando c’è disponibilità economica, ma anche conciliazione tra vita e lavoro”.

Confprofessioni rivendica gli strumenti della bilateralità, come l’assistenza sanitaria integrativa estesa anche ai professionisti senza dipendenti, e punta a sostenere la conciliazione “soprattutto per le donne, che sono sempre costrette a scegliere tra lavoro e famiglia”.

Sui giovani il presidente usa parole dure: “Non è pensabile prendere un ragazzo laureato a 24-26 anni e dargli 700 euro al mese.

Siamo rimasti ai livelli del 2008”.

Chi può se ne va all’estero, “e sono tutte risorse che perdiamo dopo averle formate”.

La proposta è un patto generazionale: lo Stato dovrebbe incentivare i professionisti senior ad accogliere i giovani in studi associati e società multidisciplinari, con misure “stabili”, anche solo riduzioni di aliquota.

Perché il problema di fondo è la fiducia: “Il ceto medio si sta impoverendo, la gente risparmia per paura del domani invece di investire”.

IL CONGRESSO DEI 60 ANNI

Sono questi i temi al centro del congresso nazionale “Professionisti – Sessant’anni di visione 1966-2026”, in programma a Roma, al centro congressi Roma Eventi – Fontana di Trevi, con tre tavole rotonde su disuguaglianze, demografia ed energia e la presentazione del Manifesto di Confprofessioni.

Un appuntamento che guarda al passato – dal contratto collettivo degli studi professionali, applicato secondo Natali dal 94% delle attività del settore, agli 80 anni del voto alle donne – ma soprattutto al futuro.

“Non è un congresso introspettivo”, conclude Natali.

“Vuole guardare all’andamento del Paese.

La classe professionale è a disposizione per dare un contributo di idee alla politica e alle istituzioni”.

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