Il presidente di Confindustria chiede al governo un piano industriale triennale.
Urso apre: “Transizione 5.0 diventerà strutturale”.
Gay (Unione Industriali Torino): “Più equity, meno debito, più dimensione”
Usare una parte dei risparmi degli italiani per finanziare la crescita del Paese.
È la proposta che Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha rilanciato dal palco dell’assemblea per i 120 anni dell’Unione Industriali di Torino, davanti a oltre 700 imprenditori, come riporta La Stampa nel servizio firmato da Leonardo Di Paco.
Al centro c’è l’idea di attrarre i cosiddetti “fondi pazienti”, capitali orientati al lungo periodo.
Secondo quanto riferisce il quotidiano torinese, il progetto guarda ai circa 440 miliardi di euro gestiti dai fondi pensione e ai 1.500 miliardi depositati sui conti correnti degli italiani, con l’obiettivo di mobilitare fino a 25 miliardi di euro l’anno.
Risorse che, nelle intenzioni di Orsini, dovrebbero sostenere gli investimenti produttivi ma anche due settori considerati strategici: scuola e sanità.
“Abbiamo bisogno di lanciare un ‘progetto Italia’ che possa attirare i fondi pazienti”, ha spiegato il leader degli industriali, citato da La Stampa.
Il dopo Pnrr e la richiesta di un piano a tre anni
L’obiettivo dichiarato è garantire continuità agli investimenti anche quando si sarà esaurita la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
“Credo che con un buon piano si possa continuare con la crescita, con la sanità e con la scuola, che sono i nostri pilastri”, ha affermato Orsini.
Per riuscirci, però, serve una strategia che vada oltre l’orizzonte della singola manovra economica: “Al governo abbiamo chiesto un piano industriale per il Paese che abbia una visione a tre anni”.
Le priorità indicate da Confindustria sono il rafforzamento dell’iperammortamento per gli investimenti e nuove misure per favorire le aggregazioni tra piccole imprese.
“Oggi il problema della produttività è ampio e quindi abbiamo bisogno di rimettere al centro la produttività, e lo fai aggregando le imprese”, ha sottolineato Orsini.
La sponda del governo
La proposta ha trovato un’apertura immediata da parte del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, anch’egli presente all’assemblea torinese.
“Renderemo strutturale Transizione 5.0 con l’iperammortamento”, ha annunciato il ministro, che secondo La Stampa ha promesso anche un voucher per favorire l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese.
Gay: “La dimensione è la sfida dei prossimi dieci anni”
Sulla stessa linea Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, per il quale la crescita dimensionale delle aziende è una delle questioni decisive per il futuro dell’industria italiana.
“Dobbiamo chiederci di quale dimensione abbiamo bisogno per restare competitivi nei prossimi dieci anni”, ha detto Gay, indicando una strada fatta di acquisizioni, fusioni e apertura del capitale a nuovi investitori.
“Più equity, meno debito, più dimensione: è così che le nostre imprese restano qui.
E restano forti”.
La partita europea
Ma per Orsini la sfida della crescita si gioca soprattutto a Bruxelles.
Il presidente di Confindustria avverte del rischio che il Vecchio Continente resti ai margini della competizione tra Stati Uniti e Cina: “La partita oggi la stanno giocando loro due e noi non riusciamo neanche a interagire”.
Per recuperare terreno, sostiene, servono un bilancio europeo più ambizioso e una maggiore unità tra gli Stati membri.
Da qui la critica alla proposta tedesca di ridurre di 400 miliardi il bilancio comunitario e l’insistenza sulla necessità di difendere le produzioni europee da una concorrenza che non rispetta le stesse regole.
“Dobbiamo proteggere la nostra Europa, i nostri prodotti e soprattutto i nostri lavoratori”.
Il nodo energia e il sistema Ets
Resta aperto il capitolo energetico.
Orsini torna a denunciare il peso dei costi sostenuti dalle imprese e chiede di intervenire sul sistema Ets, il meccanismo europeo che impone l’acquisto di quote per le emissioni di anidride carbonica.
Come ricostruisce La Stampa, il presidente di Confindustria ha ricordato che il prezzo delle quote è passato dai 5,26 euro a tonnellata del 2000 agli oltre 85 euro attuali: un aumento che, a suo giudizio, penalizza la competitività dell’industria europea, già alle prese con costi energetici più elevati rispetto ai principali concorrenti internazionali.
Giovani, salari e Piano Casa
Un altro tema riguarda i giovani e la difficoltà di trattenerli in Italia.
“Non voglio che i nostri ragazzi vadano all’estero perché nel nostro Paese e nella nostra Europa non si investe nelle nuove tecnologie”, ha sottolineato Orsini, riferendosi anche alle opportunità legate all’intelligenza artificiale.
Ma la risposta, riconosce il presidente di Confindustria, non può essere soltanto industriale: occorre migliorare le prospettive di carriera, troppo lente nelle aziende italiane, e affrontare la questione salariale.
A queste priorità Orsini affianca il Piano Casa, pensato per facilitare la mobilità dei giovani lavoratori tra territori diversi, con l’obiettivo di garantire alloggi accessibili a costi non superiori al 25% del reddito.
Il caso Torino
Un problema che si riflette anche sulla realtà torinese.
Gay ricorda che negli ultimi quindici anni il valore aggiunto per abitante in città è cresciuto di appena 188 euro.
“Vuol dire che non stiamo crescendo abbastanza.
E i salari crescono solo se crescono le imprese”, osserva.
Per il presidente degli industriali torinesi bisogna puntare sull’innovazione e sulla capacità di trasformare le competenze manifatturiere del territorio in nuove opportunità, dall’intelligenza artificiale alla robotica, senza rinunciare all’automotive.
Da qui la proposta di un “Patto per la città” tra imprese, istituzioni, università e parti sociali, con obiettivi e risultati verificabili.
“Le imprese che crescono e innovano devono poter competere in mercati davvero contendibili”, ha concluso Gay.
Una sfida che guarda ai prossimi anni, ma che parte da una necessità condivisa con Orsini: restituire centralità all’industria.
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