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Province: buco da 842 milioni e investimenti pubblici attesi in calo del 13% nel 2027 dopo il Pnrr | I dati

Le Province si trovano davanti a un doppio fronte finanziario.

Da un lato mancano ancora 421 milioni di euro per colmare lo squilibrio strutturale dei bilanci; dall’altro, nel 2027, gli investimenti delle amministrazioni locali sono destinati a ridursi di oltre il 13%, complice l’esaurimento della spinta del Pnrr.

Un combinato disposto che, come riporta ItaliaOggi, mette sotto pressione la capacità degli enti di finanziare servizi e infrastrutture e spinge l’Unione delle Province d’Italia a chiedere alla manovra risorse nuove e stabili, e al Parlamento di accelerare la riforma delle Province, a dodici anni dalla legge Delrio.

A lanciare l’allarme è il presidente dell’UPI, Enzo Lattuca, nella relazione presentata alla 39ª Assemblea nazionale dell’associazione, in corso a Imperia.

Il nodo dei conti

Il primo tema è la tenuta dei bilanci.

Secondo quanto riferisce ItaliaOggi, il comparto provinciale registra uno squilibrio strutturale di parte corrente pari a 842 milioni di euro, che gli interventi legislativi degli ultimi anni sono riusciti a coprire soltanto per metà.

“Deve essere definitivamente eliminato lo squilibrio finanziario del comparto delle Province”, avverte Lattuca, sottolineando che le norme approvate “coprono ancora solo il 50% delle necessità reali”.

Da qui la richiesta di nuovi stanziamenti nella legge di Bilancio, che secondo il presidente UPI “dovrà contenere misure chiare, che ci permettano di iniziare un percorso di rientro graduale dallo squilibrio”, garantendo così una prospettiva finanziaria stabile.

La questione, spiega il quotidiano, si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per gli enti locali, alle prese con l’aumento dei costi di funzionamento.

“Senza le dovute compensazioni nei trasferimenti, che pretendiamo vengano previste nella Legge di Bilancio, i problemi economici del Paese continueranno ad essere scaricati sugli enti territoriali e, di conseguenza, sui cittadini”, sostiene Lattuca.

La frenata degli investimenti

Alle difficoltà della spesa corrente si aggiunge il rischio di una brusca frenata degli investimenti pubblici.

Dopo il record raggiunto nel 2025, la Corte dei conti, secondo i dati richiamati da Lattuca e riportati da ItaliaOggi, prevede per il 2027 una contrazione superiore al 13% degli investimenti delle amministrazioni locali.

Una flessione legata all’esaurimento dell’effetto Pnrr, mentre le risorse destinate agli investimenti delle amministrazioni centrali sono previste in crescita.

“È evidente che questo per il sistema degli enti territoriali è una criticità”, osserva Lattuca, che chiede di confermare il ruolo di Comuni, Province e Città metropolitane nella realizzazione delle opere pubbliche.

Per l’UPI occorre superare la gestione straordinaria degli investimenti legata al Piano e assicurare “programmazioni pluriennali di investimenti”, soprattutto per la manutenzione degli oltre 100mila chilometri di strade e degli oltre 30mila ponti e gallerie affidati alle Province.

Il riassetto istituzionale

Il terzo capitolo riguarda il riordino istituzionale.

Come ricostruisce ItaliaOggi, Lattuca considera l’approvazione delle norme sull’allineamento dei mandati dei presidenti e dei consigli provinciali, contenute nel decreto PA, un primo segnale politico, ma non sufficiente.

Il riferimento inserito nel provvedimento a una futura revisione organica dell’ordinamento provinciale, con il ritorno all’elezione diretta, la ridefinizione delle funzioni e il riordino dei finanziamenti, rappresenta per l’UPI un possibile cambio di passo.

“Non è dunque certamente la riforma che vogliamo e non è sicuramente un approdo definitivo”, precisa Lattuca, che tuttavia vede nelle nuove disposizioni “un indizio inequivocabile di un cambiamento nell’atteggiamento delle forze politiche”.

Fonte: ItaliaOggi (articolo di Alberto Moro)

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