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La nostalgia industriale che frena la ripresa del Regno Unito | L’editoriale del Financial Times

Per il Financial Times Londra deve guardare oltre la nostalgia industriale e concentrarsi sui suoi punti di forza moderni: servizi alle imprese, tecnologia, finanza e capitale umano.

La Gran Bretagna è così abituata all’autocritica che le buone notizie economiche finiscono quasi per disorientarla.

Eppure i segnali positivi non mancano.

Il Fondo monetario internazionale ha riservato al Regno Unito una delle revisioni al rialzo più consistenti tra le grandi economie per le stime di crescita di quest’anno.

E i dati ufficiali più recenti hanno sorpreso gli economisti, mostrando un calo del tasso di disoccupazione al livello più basso da oltre un anno.

In un contesto segnato dalla guerra in Iran e dall’ennesimo rimpasto politico, sottolinea il Financial Times, la solidità del quadro economico merita di essere salutata con favore.

E mentre il nuovo governo del primo ministro Andy Burnham prepara la manovra d’autunno, sarebbe opportuno capire che cosa sostiene questa tenuta.

I due motori inceppati

Per la maggior parte delle economie avanzate, Regno Unito compreso, due motori della crescita stanno perdendo colpi.

Da un lato, il protezionismo statunitense e la concorrenza sempre più aggressiva delle esportazioni cinesi stanno intaccando la produzione industriale.

Dall’altro, lo shock dei prezzi energetici sta comprimendo i consumi delle famiglie.

La specializzazione britannica nei servizi ad alto valore aggiunto ha però fornito un contrappeso prezioso.

Secondo i dati dell’Office for National Statistics, l’industria dei servizi professionali ha dato il contributo più rilevante alla crescita annua del Paese nei tre mesi fino ad agosto.

Programmazione informatica, consulenza e servizi legali sono stati i comparti più brillanti.

Le grandi società di advisory londinesi e le boutique di consulenza stanno beneficiando della crescente domanda globale da parte di organizzazioni che cercano di adottare l’intelligenza artificiale e di orientarsi in una fase di incertezza.

Anche gli investimenti delle imprese hanno fatto da argine.

La spesa in tecnologia ha superato il suo trend di lungo periodo, riflettendo in parte la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale a livello nazionale, un terreno su cui l’economia britannica, fortemente orientata ai servizi, è particolarmente ben posizionata.

Il settore tecnologico, inoltre, sta attirando capitali.

Una resilienza da non dare per scontata

La tenuta dell’economia britannica, avverte tuttavia il quotidiano della City, non va data per acquisita.

Il vantaggio del Paese nei servizi alle imprese e nella tecnologia poggia su un ecosistema più ampio fatto di finanza privata, ricerca, investimenti e lavoratori altamente qualificati, che Burnham e il cancelliere dello Scacchiere John Healey devono rafforzare.

In vista della presentazione della Legge di Bilancio, prevista per il 28 ottobre, Healey è riuscito a contenere quel genere di indiscrezioni che avevano minato la fiducia delle imprese prima delle due precedenti manovre del governo laburista.

Sono accolti con favore i segnali secondo cui l’imposta sulle plusvalenze resterà invariata e il margine fiscale esistente sarà utilizzato per evitare forti aumenti delle tasse.

Preoccupano invece le notizie secondo cui il cancelliere starebbe valutando nuove imposte sulle banche.

Prelievi più elevati, osserva il Financial Times, ridurrebbero la competitività degli istituti di credito e la loro capacità di sostenere il settore privato.

Le banche britanniche sopportano già un carico fiscale superiore a quello dei concorrenti internazionali.

Un approccio migliore sarebbe finanziare eventuali ulteriori misure contro il caro vita attraverso un contenimento della spesa per il welfare.

Una scelta che rassicurerebbe mercati obbligazionari nervosi e ridurrebbe il costo del denaro per imprese e famiglie.

Serve una strategia di crescita credibile

Per il resto, la manovra dovrebbe essere di basso profilo.

Ma, secondo il quotidiano britannico, dovrebbe almeno cominciare a gettare le basi di una strategia di crescita credibile.

Finora i vaghi riferimenti di Burnham alla “reindustrializzazione” e all’espansione del ruolo dello Stato hanno evocato una visione dell’economia britannica più adatta agli anni Settanta.

Un piano di crescita plausibile dovrebbe invece fondarsi sui servizi del settore privato, che sono il vero pilastro della resilienza del Regno Unito.

Ciò significa che il governo deve dare concretezza agli impegni di ridurre del 25 per cento gli oneri burocratici e di abbassare i costi per fare impresa.

Anche una tabella di marcia per semplificare e riformare il sistema fiscale, a partire dalle distorsioni nella tassazione dei redditi, contribuirebbe molto a rafforzare gli incentivi a lavorare e a investire.

La Gran Bretagna, conclude il Financial Times, ha molto da celebrare.

Anziché guardare all’economia che aveva un tempo, il governo dovrebbe concentrarsi sul sostegno ai punti di forza dell’economia che ha oggi.

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