La previdenza assorbe il 16,3% del Pil, ben oltre la media dell’Eurozona. Sanità, politiche sociali e istruzione restano invece sotto gli standard europei. Nel 2037 la spesa supererà i mille miliardi.
L’Italia spende sempre di più per il welfare, ma distribuisce le risorse in modo fortemente sbilanciato.
Nel 2025, come riporta Il Sole 24 Ore, la spesa complessiva per il welfare ha sfiorato i 693 miliardi di euro, pari al 60% della spesa pubblica.
E la corsa non si ferma: nel 2026 si arriverà a circa 715 miliardi, mentre entro il 2037 la soglia dei mille miliardi sarà superata.
Il peso delle pensioni
A fare la parte del leone è la previdenza, che da sola vale il 49,5% delle risorse complessive.
Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore, la spesa pensionistica incide per il 16,3% sul Pil, contro una media dell’Eurozona del 12,5%.
Uno squilibrio che si riflette sulle altre voci: la sanità si ferma al 6,6% del Pil (7,4% nell’Eurozona), le politiche sociali al 4,8% (7,3%) e l’istruzione al 4% (4,6%).
Il rapporto “Welfare, Italia“
Il quadro emerge dal rapporto “Welfare, Italia“, promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group e con il contributo di un Comitato scientifico presieduto da Giuseppe Guzzetti.
Lo studio è stato presentato a Roma nel corso di un Forum aperto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza, tra gli altri, dei ministri Orazio Schillaci (Salute), del vicepremier Antonio Tajani (Affari esteri) e di Paolo Zangrillo (Pubblica Amministrazione).
La sfida demografica
Sullo sfondo c’è un’Italia che invecchia e si svuota.
Le nascite sono ai minimi storici: 355mila nel 2025, a fronte di circa 652mila decessi.
La popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi di 3,6 milioni entro il 2040 e di 6 milioni entro il 2050, mettendo sotto pressione la sostenibilità dell’intero sistema nel lungo periodo. “Se noi vogliamo il welfare dobbiamo far crescere questo Paese”, ha dichiarato il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, come riferisce Il Sole 24 Ore.
Il rapporto indica tre leve per contrastare gli effetti del declino demografico: sostenere la natalità, aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e investire nella valorizzazione del capitale umano.
Famiglie che cambiano, divari che restano
Anche la struttura familiare si sta trasformando.
Tra il 2016 e il 2025 le coppie con figli sono scese da 33 a 27 ogni 100 famiglie (-18%), mentre i nuclei monogenitoriali con figli sono cresciuti del 10%.
Una trasformazione che, secondo lo studio, richiede di adeguare politiche familiari e servizi a bisogni sempre più diversificati.
Persistono inoltre forti divari territoriali.
Nel Mezzogiorno, dove la vulnerabilità sociale ed economica è maggiore, i servizi sono meno diffusi: l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia si ferma a 19,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, contro i 37,9 del Nord e i 40,4 del Centro.
Una filiera da 374 miliardi
Il welfare, tuttavia, non è solo un costo.
Come sottolinea Il Sole 24 Ore, l’analisi mette in luce il suo duplice valore, sociale ed economico, e lo conferma come filiera strategica per l’economia nazionale.
Nel 2024 il settore ha coinvolto oltre 458mila enti pubblici e privati, profit e non profit, ha dato lavoro a 5,1 milioni di persone e ha generato circa 374 miliardi di euro di valore della produzione.
Rispetto al 2023 la filiera è cresciuta di oltre 13mila enti e 344mila occupati, con un incremento del 15% del valore prodotto.
Senior e giovani, due economie a confronto
Tra le proposte avanzate dal rapporto figurano la valorizzazione della partecipazione attiva dei senior e il sostegno alle nuove generazioni, rafforzandone competenze e indipendenza.
I numeri raccontano due mondi di peso simile: la Longevity Economy, rivolta agli over 65, genera 130,7 miliardi e coinvolge circa 586mila occupati; la Youth Economy, destinata agli under 35, sviluppa un giro d’affari di 114,9 miliardi con 654mila occupati.
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