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La povertà non è solo mancanza di denaro: contano anche relazioni, cure e opportunità di futuro | L’analisi dell’economista Leonardo Becchetti

L’economista di Tor Vergata: “Non è solo mancanza di denaro, ma di relazioni, opportunità e strumenti per costruire il futuro”. Solo il 60% degli aventi diritto accede alle misure di sostegno

La povertà non si misura soltanto con il portafoglio.

È mancanza di relazioni, di accesso alle cure, di istruzione, perfino della possibilità di difendersi dal caldo nelle estati sempre più torride.

E per combatterla non basta stanziare risorse: occorre andare a cercare chi ne ha bisogno.

È la tesi di Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, che in un’intervista rilasciata a In Terris in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà indica la strada: passare da un sistema capace di creare ricchezza “senza equità”, come scriveva Papa Francesco, a un’economia in grado di generare valore sociale e ambientale.

Chi sono i poveri oggi

In Italia la povertà riguarda 5,4 milioni di persone.

Un universo variegato, spiega Becchetti a In Terris.

Ci sono i giovani stranieri appena arrivati, con i documenti in regola o con lo status di rifugiato, che grazie alla crisi demografica e alla carenza di manodopera, soprattutto poco specializzata, trovano lavoro in tempi relativamente rapidi.

Ben più complessa la condizione degli stranieri irregolari: esclusi dal mercato del lavoro regolare, finiscono spesso intrappolati in un circolo vizioso di sfruttamento.

E poi ci sono gli italiani, di diverse età e spesso non più giovani, scivolati sotto la soglia di povertà a causa di uno shock professionale, familiare o di salute.

Un fenomeno multidimensionale

Per l’economista, la povertà economica si accompagna quasi sempre a una povertà relazionale. “Chi è ricco di rapporti umani, quando è in difficoltà, riesce spesso a risollevarsi proprio grazie all’aiuto altrui”, osserva.

Accanto a questa dimensione ve ne sono altre: quella sanitaria, legata alle difficoltà di accedere tempestivamente alle cure; quella educativa; e quella energetica, che oggi significa anche non poter rinfrescare adeguatamente la propria casa durante le ondate di calore. “La povertà non è soltanto mancanza di denaro, ma anche di opportunità, relazioni e strumenti per costruire il proprio futuro”, sintetizza.

Gli “angeli sociali” e il welfare che va a cercare le persone

C’è un dato che, secondo Becchetti, dovrebbe far riflettere: soltanto il 60% circa di chi avrebbe diritto alle misure di sostegno riesce effettivamente a ottenerle. “Il problema dunque non è soltanto quante risorse stanziamo, ma quanto siamo capaci di raggiungere chi ne ha bisogno”, sottolinea.

Da qui la proposta degli “angeli sociali”: persone formate per accompagnare le famiglie vulnerabili nell’accesso ai servizi, ai sussidi, alle cure e alle opportunità di formazione e lavoro.

“Non basta mettere a disposizione una misura se chi ne ha diritto non la conosce, non sa come richiederla o non riesce a superare gli ostacoli burocratici“, spiega il docente.

Serve invece “un welfare che non aspetti soltanto le persone allo sportello, ma sappia andare a cercarle, ricostruendo fiducia e relazioni“.

La conclusione è netta: “Il welfare del futuro deve essere non soltanto redistributivo, ma anche generativo”.

Ricchezza senza equità

Riprendendo le parole della Dilexi te, secondo cui “è aumentata la ricchezza, ma senza equità”, Becchetti riconosce al sistema economico attuale una straordinaria capacità di creare valore e benessere per i consumatori e per la domanda pagante, ma ne denuncia l’insufficienza nel redistribuire quanto prodotto.

Se nel lungo periodo la povertà estrema a livello globale si è ridotta, il numero di persone che vive sotto quella soglia resta “inaccettabilmente elevato” rispetto alle risorse disponibili.

Una questione che, per l’economista, è anche politica e chiama in causa la responsabilità di ciascuno: le proposte di una maggiore progressività fiscale su redditi e patrimoni, ricorda, faticano a raccogliere consenso.

Il potere dei cittadini

Ma i cittadini non sono spettatori impotenti.

Le scelte di consumo, risparmio e investimento, spiega Becchetti a In Terris, possono premiare le imprese che creano lavoro dignitoso, rispettano l’ambiente e distribuiscono meglio il valore. “Dobbiamo passare da un’economia che si limita a creare ricchezza a un’economia capace di generare valore sociale e ambientale”, afferma.

E avverte: “Invece di cercare la colpa in un impersonale sistema, dovremmo capire che il mercato e l’economia siamo anche noi e assumerci le nostre responsabilità”.

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