L’economia regge, in Europa come in Italia.
Ma l’inflazione, finora confinata quasi esclusivamente al comparto energetico, comincia a propagarsi al resto dei prezzi, e lo fa soprattutto nel nostro Paese.
È il quadro che emerge dall’ultima nota congiunturale dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), ripresa da Il Sole 24 Ore, che apre più di un interrogativo sulle dinamiche dei prossimi mesi.
La crescita tiene, ma l’incertezza domina
Sul fronte della crescita, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’Upb conferma che anche il terzo trimestre dovrebbe chiudersi con una lieve espansione del prodotto interno lordo, dopo il +0,3% registrato tra gennaio e maggio e il +0,2% della primavera.
Su queste basi l’Autorità parlamentare sui conti stima per il consuntivo 2026 una crescita complessiva intorno all’1,1%, al lordo della correzione per i giorni lavorativi, che quest’anno sono tre in più rispetto al 2025.
Uno scenario che resta comunque dominato dall’incertezza.
Il nodo è l’inflazione
A preoccupare è soprattutto la dinamica dei prezzi.
A differenza del 2022, quando la fiammata si era trasferita rapidamente dall’energia all’insieme di beni e servizi, nel nuovo shock innescato dalla guerra all’Iran la trasmissione si è rivelata finora molto più lenta.
Ma i dati di settembre, sottolinea Il Sole 24 Ore, segnalano che il contagio è ormai cominciato.
Nei numeri più aggiornati gli analisti dell’Upb individuano “primi segnali, per ora circoscritti, di ampliamento delle pressioni sui prezzi dei trasporti, degli ortaggi e dei legumi, la cui evoluzione andrà quindi osservata con attenzione nei prossimi mesi”.
Il confronto con il 2022
Per capire dove possa portare questa dinamica, il quotidiano economico suggerisce di guardare a differenze e analogie con quattro anni fa, quando l’effetto a catena fu immediato.
Le differenze sono rassicuranti: all’epoca dell’invasione russa dell’Ucraina l’economia mondiale era in pieno rimbalzo post pandemico, con una domanda che spingeva già i prezzi, poi moltiplicati dalla crisi energetica legata al conflitto.
Le affinità, invece, riguardano in particolare l’Italia, a partire dalla forte esposizione del mix energetico agli idrocarburi, che amplifica inevitabilmente l’impatto dei colpi economici provenienti dal Medio Oriente.
La dipendenza italiana dal gas
“Il ricorso al gas naturale nella generazione elettrica si è ridotto rispetto al 2021, tuttavia nel 2024 rappresentava ancora circa il 44 per cento della produzione elettrica italiana, contro quasi il 16 per cento nella media dell’Unione europea”, ricorda l’Upb, citata da Il Sole 24 Ore.
L’Ufficio sottolinea inoltre che “la dipendenza dal gas assume rilievo anche per l’incidenza delle quotazioni internazionali nella formazione dei prezzi dell’elettricità”.
In Italia, poi, “il maggiore ricorso al metano rispetto alla media europea contribuisce ad accentuare la potenziale esposizione dei prezzi elettrici alle oscillazioni delle quotazioni del gas”.
I primi effetti di questa condizione sono già visibili nel dato di settembre: per la prima volta da quattro anni, l’inflazione italiana è tornata a superare la media dell’Eurozona.
Per saperne di più:

Oltre le tasse: l’Italia deve scegliere un modello di sviluppo per tornare a crescere | L’analisi di...

Italia più ricca ma più fragile: il BES 2026 dell’Istat fotografa lavoro precario e divari tra giova...

Lo Stato sociale è un genitore che divora i suoi figli. E l’Ai travolgerà le professioni | L'analisi...

Debito e guerra: il contagio francese sui Btp, lo spread torna a salire tra crisi iraniana e conti p...

Sud: la spinta della Zes unica oltre il Pnrr | L’analisi








