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Lo Stato sociale è un genitore che divora i suoi figli. E l’Ai travolgerà le professioni | L’analisi di Luigi Zingales

Saturno che divora i propri figli. L’inquietante scena mitologica del dipinto di Francisco Goya, proiettata in grande nella sala immersiva delle Gallerie d’Italia, è l’immagine che Luigi Zingales ha scelto per descrivere il welfare italiano al Festival Internazionale dell’Economia di Torino. «Lo Stato sociale italiano è un genitore che divora i propri figli», ha denunciato il professore di Finanza alla University of Chicago Booth School of Business, secondo il resoconto de La Stampa: «una generazione si è pagata pensioni stratosferiche e poi ha reso impossibile tagliarle».

Il punto di partenza è uno squilibrio. Tra i Paesi sviluppati, l’Italia è tra quelli in cui si lavora meno anni; la spesa pubblica sfiora il 53 per cento del Pil, ma le risorse destinate a disoccupazione, disabilità e contrasto alla povertà restano contenute. «Il welfare state italiano non assicura contro i rischi. È un sistema fatto per pagare le pensioni», sostiene Zingales, che paragona il meccanismo a uno sceriffo di Nottingham: anziché redistribuire dai ricchi ai poveri, come Robin Hood, finisce per trasferire risorse nella direzione opposta.

I calcoli presentati dall’economista misurano la distanza tra generazioni. Chi andava in pensione nel 1995 riceveva il doppio dei contributi versati; per le coorti successive il rapporto è sceso progressivamente fino al 65 per cento. Sul conto di un giovane contribuente pesano inoltre, nell’arco della vita, circa 50 mila euro di interessi sul debito pubblico e altri 140 mila di squilibrio previdenziale: è la “tassa sui figli“. «La spesa pensionistica grava sui contributi versati dai lavoratori più giovani, che hanno meno soldi per fare figli. È semplice», spiega il professore. E aggiunge: «I giovani hanno ragione a protestare contro ciò che penalizza le nuove generazioni».

Per correggere la disparità, Zingales esclude la patrimoniale e punta sulla trasmissione della ricchezza: un’imposta temporanea sulle successioni dei baby boomer. Ogni anno vengono trasferiti in eredità circa 250 miliardi di euro e, secondo l’economista, «con un’imposta temporanea del 15 per cento si potrebbero ridurre del 60 per cento i contributi sociali dei giovani tra i 20 e i 29 anni». Sul fronte delle “pensioni d’oro” riconosce invece gli ostacoli posti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, non senza ironia sull’appartenenza degli stessi giudici a quella generazione.

C’è poi il rischio della fuga di chi dovrebbe sostenere il sistema: il “rischio Porto Rico“, come lo definisce Zingales, richiamando il territorio caraibico i cui cittadini si trasferiscono liberamente negli Stati Uniti e che, dopo una forte emigrazione, è arrivato alla bancarotta. In Europa la libertà di circolazione potrebbe riprodurre quella traiettoria. Secondo le stime richiamate dall’economista, l’Italia spende circa 120 mila euro per formare un diplomato e 160 mila per un laureato, ma nel 2024 il saldo migratorio dei cittadini italiani è stato negativo per 103 mila persone, con un trasferimento stimato di 7,6 miliardi di euro l’anno al resto d’Europa. Da qui la proposta di ripensare la tassazione non solo in base alla residenza ma anche alla cittadinanza, sul modello statunitense, introdurrendo un'”exit tax” per scoraggiare le rinunce alla cittadinanza motivate da ragioni fiscali.

«Tutti parlano di reddito di cittadinanza, ma dovrebbe esserci anche una tassa di cittadinanza», afferma Zingales, ipotizzando un contributo medio di mille euro all’anno per i 6,4 milioni di italiani residenti all’estero, destinato a un sussidio di disoccupazione per i giovani con figli.

A complicare lo scenario interviene l’intelligenza artificiale. «Noi italiani siamo l’India dell’Ottocento», osserva l’economista, richiamando la rivoluzione industriale inglese che travolse l’industria tessile indiana con i prodotti del Lancashire. Oggi il rischio riguarda i servizi professionali: «Se domani il commercialista è semplicemente un agente di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, la categoria dei commercialisti quasi sparisce». A pagare sarebbero soprattutto i giovani, perché le mansioni dei praticanti negli studi legali potranno essere svolte dagli agenti di Ai e verrà meno la catena di trasmissione della conoscenza attraverso la quale si impara il mestiere accanto ai professionisti più esperti. «Quello che mi preoccupa di più in questa fase è che una generazione possa andare perduta». Da qui l’idea “adotta un giovane”, per mettere in relazione i pensionati con chi si affaccia al mondo del lavoro.

Per governare una trasformazione in cui l’intelligenza artificiale tende ad aumentare i profitti ma non i salari, Zingales propone un’altra tassa, eventualmente legata alla capacità di calcolo, il compute. Come un’imposta sulle importazioni avrebbe potuto proteggere temporaneamente i lavoratori tessili indiani, una tassazione dell’Ai potrebbe attenuare i costi sociali della transizione: «Ma non per bloccare, per rallentare, per rendere meno costosa la transizione e finanziarla», precisa, con un’aliquota destinata a diminuire progressivamente per non ostacolare l’innovazione.

Il giudizio conclusivo è severo: «L’Italia ha bisogno di un sistema di welfare funzionante, e quello che abbiamo oggi non funziona». Zingales si riconosce tra gli “ultimi baby boomer” e non si sottrae alle responsabilità della propria generazione. Intanto, la soluzione è cominciare a discuterne.

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