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Meloni e la Francia | L’analisi di Le Monde

A quattro anni dal suo arrivo a Palazzo Chigi, i rapporti tra la presidente del Consiglio ed Emmanuel Macron restano segnati da diffidenza e incomprensioni. Mentre a Parigi la vera alleata politica della premier continua a essere Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen. È il quadro tracciato da Le Monde in un’ampia analisi firmata da Allan Kaval e Clément Guillou.

Un inizio in salita

Secondo il quotidiano francese, l’incontro era stato organizzato nella confusione e nel disagio. Già dal primo giorno del suo mandato, Giorgia Meloni lasciava presagire una relazione contrastata, fatta di crisi diplomatiche, incomprensioni e appuntamenti mancati. Il 23 ottobre 2022 il presidente della Repubblica francese e la nuova presidente del Consiglio si videro per la prima volta a Roma, all’hotel Villa Agrippina Gran Meliá. L’entourage della leader, racconta Le Monde, si era dato molto da fare per ottenere un incontro, mentre Macron aveva in agenda soprattutto una visita in Vaticano e un’udienza con il Papa.

Di quel faccia a faccia resta una fotografia in cui i due capi di Stato e di governo si scambiano un saluto senza calore. L’Eliseo parlò di una discussione “franca ed esigente”, assicurando che l’intesa tra i due Paesi fosse “più importante di quella tra i loro dirigenti”. Eppure, osserva il giornale parigino, negli anni successivi i rapporti difficili tra Meloni e Macron hanno pesato sulle relazioni bilaterali.

Due mondi distanti

Le affinità tra l’ex banchiere liberale ed europeista e la sua omologa, militante di estrema destra dall’età di 15 anni e nazionalista dichiarata, non erano scontate. Ma il punto, sottolinea Le Monde, non è solo questo: gli italiani intrattengono con la Francia un legame complesso, senza che il sentimento sia necessariamente ricambiato. Una rivalità a senso unico che Meloni ha alimentato lungo tutta la sua carriera.

Nell’ottobre 2020, quando volava nei sondaggi, la futura premier aveva lanciato lo slogan “Macron, giù le mani dal Monte Bianco!”, accusando la Francia di voler procedere all'”annessione” della vetta più alta d’Europa, mentre alcuni comuni avevano semplicemente delimitato le attività di soccorso in un’area oggetto di una disputa di confine risalente al XIX secolo. “C’è un limite al servilismo nei confronti della Francia e a farsi sottrarre il Monte Bianco, è davvero troppo”, proclamava allora, sviluppando una retorica di cui, secondo il quotidiano, restano tracce anche nei discorsi più recenti.

La diffidenza come filo rosso

Per Meloni e i suoi, la Francia protegge un’élite liberale italiana che le sarebbe più fedele che a Roma. Un risentimento che trova eco in una parte della popolazione italiana, che la presenza della Gioconda al Louvre continua a irritare, così come la testata di Zinédine Zidane a Marco Materazzi nella finale dei Mondiali del 2006. In un sondaggio condotto nel 2019 da Ipsos per Sciences Po e l’Università Luiss Guido Carli, il 33 per cento degli italiani dichiarava antipatia verso i francesi, mentre solo il 6 per cento di questi ultimi nutriva ostilità verso i vicini transalpini.

Agli occhi di Meloni, scrive Le Monde, la Francia tiene a difendere i propri interessi, spesso contrari a quelli dell’Italia, e si è spesso mostrata ostile. Lo storico e politologo Lorenzo Castellani, professore alla Luiss, fa risalire questa visione a un antico trauma: “Giorgia Meloni è abitata dal ricordo bruciante del 2011”, l’anno della sostituzione di Silvio Berlusconi, di cui era ministra della Gioventù, con il commissario europeo Mario Monti alla guida di un governo tecnico. Meloni, analizza il ricercatore, vi vede una “macchinazione francese”, sulla scia dell'”umiliazione imposta dalla Francia in Libia”, quando Parigi provocò la caduta del regime di Muammar Gheddafi, alleato dell’Italia, con un conseguente e improvviso aumento dell’immigrazione irregolare.

La diffidenza è rimasta il filo rosso del rapporto con Parigi. Tre settimane appena dopo l’incontro romano con Macron esplose la prima di una lunga serie di crisi: Roma respinse una nave di soccorso per migranti, la Ocean Viking, costringendo la Francia ad accoglierla. Nonostante il Trattato del Quirinale, firmato nel 2021 da Macron e Mario Draghi per rafforzare la cooperazione, gli anni successivi sono stati costellati di accuse reciproche, visite annullate e colloqui senza seguito. Un vertice franco-italiano, più volte rinviato, si è infine tenuto ad Antibes, nelle Alpi Marittime, a giugno.

Gli ammiratori in Francia

Eppure, sottolinea il quotidiano, Meloni non manca di sostenitori Oltralpe. Nell’estate 2025 è finita in prima pagina sul Journal du dimanche, che l’ha salutata come l’artefice dell’unione tra estrema destra e destra auspicata dal miliardario Vincent Bolloré. Altre testate orientate a destra, come Valeurs actuelles, Le Point o Le Figaro, hanno seguito lo stesso filone. A fine settembre 2025 L’Express ha descritto Meloni come la “donna forte dell’Europa”, un modello al quale la Francia potrebbe ispirarsi.

Sophie de Menthon, presidente del movimento imprenditoriale Ethic e “liberale per sangue”, come si definisce, ritiene che Meloni abbia suscitato l’interesse della destra e dell’estrema destra francesi. Le si invidia la sua “grinta” e la sua “stabilità”, ma anche la capacità di ridurre il deficit pubblico italiano mentre la Francia sprofonda in una crisi politica e di bilancio cronica. Negli ambienti economici francesi, aggiunge Le Monde, si apprezzano anche le condizioni fiscali favorevoli che l’Italia offre ai grandi patrimoni.

Il rapporto complicato con il Rassemblement National

Politicamente, l’alleata francese di Giorgia Meloni resta Marion Maréchal. Il suo partito, Identité-Libertés, ha aderito al Parlamento europeo al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), dominato da Fratelli d’Italia. Tra le due donne è anche una questione di famiglia: Maréchal è sposata con Vincenzo Sofo, figura di Fratelli d’Italia. La premier è peraltro intervenuta a un incontro dell’eurodeputata nel 2025, invocando l’unione tra estrema destra e destra in Francia. Per i diplomatici francesi a Roma, Meloni aveva allora “sfiorato l’ingerenza”.

Lo stesso avvenne in occasione del suo intervento in omaggio al giovane neofascista francese Quentin Deranque, ucciso a Lione a febbraio durante scontri con militanti di sinistra. “La morte di un ragazzo di poco più di vent’anni, aggredito da gruppi legati all’estremismo di sinistra in un clima di odio ideologico che si diffonde in diversi Paesi, è una ferita per l’Europa intera”, aveva commentato la premier sul social network X, attirandosi una risposta irritata di Macron: “Sono sempre colpito nel vedere che le persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate a casa loro, sono sempre le prime a commentare quello che succede in casa d’altri”.

Se la presidente del Consiglio coltiva una certa vicinanza con Marion Maréchal, i rapporti con il Rassemblement National non sono meno complessi. “Con Giorgia Meloni l’Italia ha ritrovato stabilità e una leadership internazionale”, commentava il 5 settembre Jordan Bardella, eurodeputato e presidente del RN. “Incarna comunque la prova che una destra di convinzione può vincere e governare”, aggiunge il suo entourage.

Al Parlamento europeo l’ECR svolge infatti un ruolo di cerniera tra il gruppo dei Patrioti per l’Europa presieduto da Bardella e i cristiano-democratici del Partito popolare europeo (PPE), che non esitano ad allearsi con le forze di destra dell’emiciclo di Strasburgo su dossier come la politica migratoria. “I rapporti sono eccellenti all’interno del PPE con François-Xavier Bellamy (Les Républicains). E dialoghiamo con il RN, anche se abbiamo delle divergenze, perché il nostro orientamento è più filo-occidentale e conservatore, in particolare sull’aborto”, analizza Nicola Procaccini, copresidente del gruppo ECR e vicino a Meloni.

Una questione di ego

Dal 2016, tuttavia, Giorgia Meloni e Marine Le Pen, meno atlantista e più euroscettica di Jordan Bardella, hanno smesso di vedersi. Una questione di ego feriti, ritiene un eletto lepenista citato da Le Monde: “Per anni, quando Meloni era in fondo al baratro, correva dietro a Marine Le Pen, che non la richiamava. Ne è rimasta molto offesa e ora che i rapporti di forza si sono invertiti è Meloni a snobbarla”. Da allora Marine Le Pen ha raramente avuto parole gentili per la presidente del Consiglio, ironizzando sui suoi insuccessi in materia migratoria o sul suo avvicinamento alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Forse perché si immagina vicina al potere, negli ultimi mesi Marine Le Pen ha ammorbidito i toni. “Giorgia Meloni non è mai cambiata”, ha dichiarato al Financial Times il 14 ottobre. “È una donna politica di convinzione, che peraltro ha fatto molte cose positive per l’Italia, ma si trova in un contesto vincolato”. Un modo per spiegare che, se Meloni ha rinunciato allo scontro con l’Unione europea, lo ha fatto non per convinzione ma per pragmatismo.

Lo sguardo al 2027

Per Marine Le Pen, osserva il quotidiano, Marion Maréchal resta comunque la carta vincente di un possibile avvicinamento alla premier italiana, nella prospettiva di un’eventuale vittoria del RN alle presidenziali del 2027. Potrebbe giocarsela “nel corso del prossimo anno”, suggerisce il suo entourage. Una personalità dell’estrema destra francese descrive così il balletto degli uni e degli altri: “Che si tratti dei Républicains o del RN, tutti vogliono stare con Meloni. Marine Le Pen è disposta a darle segnali positivi, lo ha dimostrato di recente. Oggi Meloni non si sente molto allineata con il RN, ma cerca un alleato francese o spagnolo per pesare nel Consiglio europeo”.

Con l’avanzata dell’estrema destra nel continente, conclude Le Monde, il panorama europeo potrebbe effettivamente cambiare. Una vittoria concomitante di Giorgia Meloni alle elezioni politiche italiane e di Marine Le Pen alle presidenziali francesi potrebbe servire le loro agende comuni, che si tratti della lotta all’immigrazione o della deregolamentazione. Per la premier italiana, che finora ha giocato secondo le regole delle istituzioni comunitarie senza mai rinunciare a trasformare l’Unione europea dall’interno, potrebbe essere un nuovo slancio.

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