Negli scorsi giorni, dopo avere ricevuto in estate la Mela d’Oro dall’ente presieduto da Lella Golfo, la Fondazione ‘Marisa Bellisario’ mi ha invitata a portare il mio contributo alla 26ª edizione del Seminario Internazionale ‘Donna, Economia e Potere‘, dove ho preso parte a uno dei tavoli di lavoro in tema di leadership femminile attraverso i quali l’evento annuale tenta di leggere il presente e costruire il futuro. In molti la chiamano ‘la Cernobbio delle donne’ e il tema portante della due giorni romana, ‘La geopolitica dell’incertezza’, era certamente in linea con le riflessioni andate in scena a settembre in riva al Lago di Como.
Ma, purtroppo, era drammaticamente in linea anche con le proteste e i disordini legati al ‘Movimento 17 ottobre‘, che hanno visto questa incertezza globale riflessa in una protesta di piazza di segno nuovo, violenta e senza bandiere, animata da giovani e giovanissimi che di certezze pare ne abbiano, purtroppo, molto poche. Fra un carovita inarrestabile, una sanità e un welfare che soffrono, una rivoluzione ‘green’ che va a rilento e una transizione digitale che lascia indietro molti, sullo sfondo di una cruda stagione di conflitti, di uno scarto generazionale profondo come mai e di un invecchiamento della popolazione incombente.
E come si può reagire all’incertezza se non ancorandosi a qualcosa di saldo come la solidarietà per chi soffre? Chi, se non il Terzo Settore, può dare solide certezze ai propri stakeholder? E chi sono questi portatori di interesse se non quei giovani e quelle giovani che potranno beneficiare un giorno, si spera, del risparmio di denaro pubblico e dei paralleli investimenti su digitale, ‘green’, welfare e inclusione che il Terzo Settore sostiene proprio grazie alla generosità di chi non si rassegna alla paura del domani?
Certo, per incanalare dove più serve il desiderio di fare del bene e per fare da ponte fra assistenza alla fragilità e sviluppo sociale servono dedizione e professionalità e serve, come accade in Fondazione ANT, una governance capace di evolversi con il mutare delle esigenze delle persone. E c’è bisogno, più di tutto, di aggrapparsi a un modello, quello dell’Eubiosìa di ANT, che la UE definirebbe di ‘Sustainable Democratic Security’. Buono per integrare la stabilità materiale (sostenibilità), la legittimità istituzionale (governance trasparente) e la capacità di rispondere alle crisi (innovazione e resilienza).
Lo provano l’accento che poniamo sulla salute come asset strategico per la produttività e la stabilità geopolitica e il nostro modello di assistenza oncologica domiciliare a 360 gradi, dedicato tanto ai malati di tumore quanto ai caregiver, che contribuisce al Contrasto alle Disuguaglianze (SDG 10) e al contenimento degli effetti della crisi demografica, ma anche i nostri investimenti su prevenzione, ricerca e formazione.
E lo provano anche la natura di Secondo Welfare dei servizi di ANT, sussidiari e complementari rispetto all’assistenza pubblica, la misurabilità dell’impatto sociale delle risorse che gestiamo (SROI di 1,9 euro per ogni euro investito), il rispetto dell’ambiente assicurato da flotte di mezzi eco-compatibili, piantumazioni di alberi e coperture di pannelli solari di molte nostre sedi e, non ultima, l’innovazione tecnologica perseguita attraverso una Telemedicina, IA a misura di paziente e Big Data che ottimizzino gli sforzi del personale sanitario e la pianificazione dei percorsi di cura.
Per una forma sostenibilità che per il Terzo Settore non è, quindi, un punto d’arrivo, ma un metodo di governo basato sull’uso consapevole delle tecnologie, sul rispetto di criteri etici e sulla creazione di partnership di valore per affrontare le sfide della società moderna.
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