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Starlink, l’amara lezione per l’Europa | Lo scenario del Financial Times

Gli Usa sono molto avanti nella tecnologia spaziale, ma il Vecchio Continente ha bisogno di una propria rete satellitare e di una propria capacità di lancio.

È la tesi sostenuta dal Financial Times, secondo cui due episodi ravvicinati dovrebbero spingere Bruxelles ad accelerare sulla presenza europea nello spazio.

Il primo: la limitazione della rete satellitare Starlink, controllata da Elon Musk, che secondo il quotidiano britannico ha ostacolato le difese aeree dell’Ucraina e la sua campagna di attacchi con i droni.

Il secondo, arrivato a circa una settimana di distanza: l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione europea, Andrew Puzder, ha minacciato ritorsioni “devastanti” qualora Bruxelles andasse avanti con il piano di favorire le aziende europee al momento del rinnovo delle frequenze destinate alla connessione internet diretta tra satelliti e dispositivi.

Una dipendenza che diventa vulnerabilità

Per il Financial Times entrambi gli episodi dimostrano quanto la dipendenza europea dalla tecnologia americana renda il continente vulnerabile, sul piano commerciale come su quello della sicurezza.

Con il presidente Donald Trump, fare pressione su Bruxelles per sottrarre le aziende statunitensi ai vincoli regolatori è diventato una linea politica.

Ma, osserva il giornale, Washington rischia così di danneggiare i propri stessi interessi commerciali: minacce e restrizioni tecnologiche non fanno che rafforzare il timore europeo che gli Stati Uniti siano disposti a usare quella dipendenza come un’arma.

Paradossalmente, l’intervento di Puzder rafforza proprio le ragioni di chi chiede all’Unione di dotarsi rapidamente di capacità autonome nelle tecnologie critiche.

Il divario con SpaceX

Riconoscere la necessità dell’autonomia, però, è più facile che raggiungerla.

E in nessun ambito, sottolinea il Financial Times, questo è più evidente che nell’orbita terrestre bassa, dove i satelliti operano abbastanza vicini al suolo da garantire una connessione internet affidabile e ad alta velocità.

SpaceX ha intuito in anticipo la domanda e ha saputo raccogliere le ingenti risorse necessarie per ampliare le attività di lancio e ridurre i costi, trasformando l’economia dello spazio.

Lo scorso anno la società di Musk ha effettuato 170 lanci, contro appena otto dei fornitori europei.

L’Europa è indietro nelle reti satellitari, nella capacità di lancio e nella competitività dei costi.

Una condizione che lascia sia l’Unione sia l’Ucraina dipendenti dalla tecnologia americana per il prossimo futuro.

La leva del mercato unico

Secondo il quotidiano della City, l’Europa potrebbe colmare parte del divario sfruttando la dimensione del proprio mercato, cosa che finora non è riuscita a fare.

Offrire alle imprese europee maggiore certezza della domanda, come Bruxelles sta già facendo con l’approccio “Buy European” in altri settori strategici, incoraggerebbe gli investimenti e contribuirebbe a ridurre i costi.

Considerato anche l’imperativo della sicurezza, per il Financial Times ci sono solide ragioni per riservare parte dello spettro satellitare agli operatori europei.

Non a caso, quattro dei maggiori gruppi di telecomunicazioni del continente hanno annunciato l’intenzione di presentare un’offerta congiunta per le frequenze.

Ma l’accesso preferenziale al mercato europeo, da solo, non basta.

Il giornale indica la necessità di aumentare rapidamente la produzione di satelliti, favorire la concorrenza tra i fornitori di servizi di lancio e coordinare gli appalti, così da dare alle aziende la fiducia necessaria per investire.

Anche così, raggiungere i rivali già affermati sul fronte dei prezzi richiederà tempo e fondi pubblici mirati con attenzione.

I segnali di progresso

Qualche passo avanti, riconosce il Financial Times, c’è.

Il programma Iris² dell’Unione europea punta a sviluppare una rete sovrana di comunicazioni satellitari, mentre la nuova strategia artica di Bruxelles individua tra le priorità gli spazioporti e i servizi di lancio.

Anche i programmi spaziali dell’Ue e l’Agenzia spaziale europea, organismo distinto di cui fa parte anche il Regno Unito, hanno visto aumentare i propri finanziamenti.

Ciò che conta ora, avverte il quotidiano, è trasformare queste iniziative in un’industria competitiva, anziché in un insieme di progetti nazionali e di operatori storici protetti.

Essere i primi ad arrivare in una tecnologia innovativa che richiede enormi economie di scala è il modo in cui le industrie americane e cinesi sono arrivate a dominare mercati che vanno dai satelliti ai servizi digitali.

L’Europa non può sperare di replicare ogni segmento dell’industria spaziale statunitense, né dovrebbe cercare di escludere i concorrenti stranieri.

Ma nelle tecnologie essenziali per la propria sicurezza e la propria resilienza economica, conclude il Financial Times, ha bisogno di alternative credibili.

E la vicenda Starlink dovrebbe imprimere nuova urgenza agli sforzi europei per svilupparle.

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