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Elezioni, a maggio o a settembre? Sul calendario del voto pesano il verdetto della Consulta e l’Ucraina | Lo scenario

Determinante sarà il tipo di verdetto sullo Stabilicum. E sulla scelta di anticipare o meno le urne influiscono anche le tensioni tra gli alleati sull’Ucraina

«Fosse per Giorgia voterebbe oggi, anzi ieri. Ma…». È la battuta che, come racconta Simone Canettieri sul Corriere della Sera, circola tra i dirigenti di Fratelli d’Italia più vicini alla premier. Una frase seguita da un’avversativa carica di incognite: un «ma» grande come una casa.

La strada del voto anticipato in primavera, in abbinamento alle elezioni comunali, è infatti lastricata di variabili. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, sono tre su tutte: costituzionali, geopolitiche ed economiche. Vale a dire il verdetto della Corte costituzionale sui ricorsi contro la legge elettorale, le intemperanze della Lega sull’Ucraina e, non ultima per importanza, la Manovra, con la trattativa ancora aperta con l’Europa e i contraccolpi del caro carburante e dell’inflazione.

Il nodo Stabilicum

Qualsiasi intenzione di Giorgia Meloni di accorciare la legislatura a maggio, con un election day insieme alle amministrative, dipende dalla decisione dei giudici costituzionali sullo Stabilicum. È l’unica partita, osserva il quotidiano di via Solferino, in cui la premier è costretta a fare da spettatrice. Nel centrodestra il verdetto del Palazzo della Consulta viene vissuto come un’ordalia, con il rischio che si trasformi in una corsa contro il tempo tra chi vuole frenare e chi preferirebbe accelerare.

Lo schema, spiega il Corriere della Sera, è semplice. Se tra fine gennaio e febbraio arrivasse una sentenza autoapplicativa, con correzioni di dettaglio che non intacchino l’impianto della legge (ad esempio il numero di firme da raccogliere per presentare le liste), la premier avrebbe tutto il tempo per salire al Quirinale, dimettersi, partecipare a rapide consultazioni e assistere allo scioglimento delle Camere da parte del capo dello Stato, con la possibile indizione delle elezioni in primavera. A maggio, appunto.

Lo scenario cambierebbe radicalmente se invece la Consulta non entrasse nel merito delle modifiche, limitandosi a indicare i rilievi di costituzionalità e «costringendo» così la maggioranza a rimettere mano alla legge in Parlamento. In quel caso il capitolo Stabilicum, approvato in terza lettura dopo l’incidente dei franchi tiratori dello scorso luglio, si riaprirebbe di colpo. Senza alcuna garanzia sui tempi.

«E allora sarebbe tutto più complicato tra voti segreti e atteggiamento dell’opposizione da decifrare, visto quanto è divisa», ha ragionato il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami con alcuni colleghi, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera. Sul fronte leghista, il vicesegretario Claudio Durigon, favorevole come Matteo Salvini ad arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura, confida: «A seconda dell’intervento della Consulta lo scenario di settembre rischia di diventare molto solido, mica si può votare a luglio».

Ucraina e Manovra

A fare da cornice a questa variabile principale, prosegue il Corriere della Sera, c’è il contesto della guerra in Ucraina, e non solo. Salvini è stato perentorio nello stop alle armi a Kiev: il nodo si riproporrà a fine anno, quando il governo, in assenza di sviluppi nei negoziati, dovrà decidere se rinnovare con un decreto per un altro anno (o magari per sei mesi) l’aiuto militare ed economico a Zelensky. In altre epoche su scelte di questo tipo i governi sono entrati in crisi; con Meloni non è mai accaduto. Ma l’anno che verrà sarà quello elettorale.

Lo sanno bene i leader del centrodestra, che hanno fatto il punto in videocollegamento con la premier e con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti proprio sulla Manovra. La capacità espansiva della Finanziaria, l’ultima prima del voto, sarà il biglietto da visita di un esecutivo a caccia della riconferma. La trattativa aperta con l’Europa sulla possibilità di sfruttare la flessibilità ottenuta sull’energia, con il tema dell’ecobonus ancora da chiarire, lascia intendere che il quadro non sia ancora del tutto definito.

«Andateci piano con le richieste», si è raccomandata Meloni con gli alleati di Forza Italia, Lega e Noi Moderati, come riporta il Corriere della Sera. Tutti sono intenzionati a portare a casa provvedimenti-bandiera da piantare in campagna elettorale e poi alle urne. Quando? Questo resta ancora tutto da vedere, al di là dei desideri.

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