L’intelligenza artificiale può aiutare le imprese a prendere decisioni migliori, ma non può farsi carico delle responsabilità di chi le guida. È questo il punto centrale dell’analisi firmata su MF – Milano Finanza da Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, e Oreste Pollicino, docente dell’Università Bocconi, che individuano in questa distinzione una delle sfide più delicate per la governance societaria.
Quando un algoritmo seleziona le informazioni che arrivano al consiglio di amministrazione, segnala in anticipo un rischio o suggerisce una strategia, non cambia soltanto il modo di gestire l’azienda. Cambiano anche, spiegano gli autori su MF, le condizioni in cui gli amministratori esercitano i propri poteri e rispondono delle proprie scelte. Il nodo, dunque, è evitare che la crescente automazione dei processi si traduca in controlli più deboli e in responsabilità sempre più sfumate.
La circolare Assonime e la riforma del Tuf
Il tema è al centro della circolare Assonime del 15 ottobre, dedicata all’intelligenza artificiale e alla governance societaria alla luce della riforma del Testo Unico della Finanza. Il documento, ricostruisce MF, esamina le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per migliorare organizzazione e controlli, i rischi legati al loro presidio e le ricadute sui doveri degli amministratori.
La riforma del Tuf, per la prima volta, riconosce il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’organizzazione e nei controlli delle società quotate. Introduce obblighi di trasparenza sulle politiche di utilizzo e monitoraggio dell’AI e stabilisce che gli strumenti di controllo automatico e predittivo siano adeguati alle caratteristiche e ai rischi dell’impresa. Le nuove norme, sottolineano Firpo e Pollicino, non obbligano le società ad adottare sistemi di intelligenza artificiale, ma creano un raccordo tra innovazione tecnologica, assetti organizzativi e controlli interni.
Scelta discrezionale, ma con obblighi precisi
Secondo l’analisi pubblicata da MF, la distinzione decisiva riguarda proprio la responsabilità degli amministratori. Introdurre o meno strumenti di AI resta una scelta imprenditoriale, affidata alla discrezionalità dell’organo amministrativo. Una volta adottati, però, diventa necessario dotarsi di assetti e controlli capaci di governarne l’uso e di prevenirne i rischi. Non ogni errore dell’algoritmo si trasforma automaticamente in una responsabilità dei vertici, ma affidarsi alla tecnologia non esonera dai doveri di diligenza e di controllo.
Da qui le indicazioni operative per le imprese. Assonime, riporta MF, richiama l’importanza di mappare i sistemi utilizzati, valutarne i rischi, verificare la qualità dei dati e l’affidabilità dei fornitori, definire responsabilità e flussi informativi e garantire una formazione adeguata. Le policy aziendali sull’AI devono tradursi in procedure concrete e presidi effettivi, proporzionati alle dimensioni e alla complessità dell’azienda.
Le opportunità per i controlli
Accanto ai rischi, la circolare valorizza le potenzialità dell’intelligenza artificiale per rafforzare la governance. Le capacità di analisi e previsione degli algoritmi possono rendere più tempestive e omogenee le informazioni a disposizione degli amministratori e potenziare il sistema dei controlli interni, favorendo il passaggio da verifiche periodiche a un monitoraggio continuo, in grado di individuare anomalie e anticipare segnali di crisi. Il controllo societario, osservano gli autori su MF, può così diventare più preventivo, predittivo ed efficace.
Anche gli algoritmi impiegati per controllare, tuttavia, devono a loro volta essere controllabili. Qualità dei dati, opacità, distorsioni, perdita di accuratezza e dipendenza dai fornitori sono rischi organizzativi a tutti gli effetti, non semplici inconvenienti tecnici. La supervisione umana richiede la capacità di comprendere i limiti dei sistemi, riconoscere le anomalie e valutare con spirito critico le indicazioni ricevute.
Il ruolo dell’organo di controllo
Un ruolo centrale spetta all’organo di controllo. Nella disciplina riformata delle società quotate, spiega MF, la vigilanza riguarda il corretto funzionamento dell’organo amministrativo, le regole istruttorie e decisionali e l’effettività degli assetti e del coordinamento dei controlli. In materia di intelligenza artificiale, questo significa verificare che il consiglio mantenga la titolarità delle decisioni e che la valutazione critica delle indicazioni algoritmiche sia riconoscibile.
Sul piano regolatorio, Assonime si mostra prudente rispetto all’idea di inserire nella legislazione primaria riferimenti a tecnologie in rapida evoluzione, che rischierebbero di irrigidire le risposte organizzative delle imprese. In questo ambito, secondo l’associazione, è necessario preservare flessibilità e spazio per l’autodisciplina.
Il messaggio per le imprese
La conclusione di Firpo e Pollicino su MF è netta: la buona governance dell’intelligenza artificiale non si misura dal numero di algoritmi adottati o di policy pubblicate, ma dalla capacità delle imprese di usare l’innovazione per migliorare decisioni e controlli, mantenendo una chiara attribuzione delle responsabilità. Si possono automatizzare analisi e previsioni, ma non la responsabilità di amministrare.
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