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Extracomunitari in Italia: nel 2025 crescono i permessi di soggiorno del 47,2% e calano le domande di asilo | Il rapporto dell’Istat

Sono 426.956 i permessi di soggiorno rilasciati nel 2025; rispetto al 2024 si registra un aumento del +47,2% dopo il calo degli ultimi due anni. La crescita ha riguardato soprattutto i permessi per famiglia (+61,2%) e quelli per studio (+76,0%). I permessi per lavoro sono cresciuti del 45,9% e nell’83,2% dei casi sono stati concessi a uomini.

Diminuiscono le richieste di asilo, sono 128.665 quelle presentate nel 2025 rispetto alle 151.120 del 2024 (-15,1%). Nello stesso periodo le Commissioni territoriali per la protezione internazionale hanno esaminato 104.560 prime istanze, respingendone il 70%.

Sono oltre 4 milioni i cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno al 31 dicembre 2025.

Nel 2025 poco più di 178mila cittadini non comunitari sono diventati italiani.

Record di nuovi permessi rilasciati nel 2025: aumentano soprattutto per le donne

Nel 2025 i rilasci di nuovi permessi di soggiorno sono 426.956, con un incremento del 47,2% rispetto al 2024 (quando erano stati 290.119). Si tratta del dato più elevato registrato nell’ultimo quindicennio subito dopo il picco del 2022 ampiamente determinato dall’afflusso di profughi dall’Ucraina.

Per le donne la crescita è stata più accentuata rispetto agli uomini (rispettivamente +56,5% e +41,6%) di conseguenza la percentuale femminile negli ingressi del 2025 si attesta al 39,6% mentre nel 2024 si fermava al 37,2%. L’incremento riguarda tutte le motivazioni di ingresso, ma in particolare sono cresciuti i nuovi documenti emessi nel 2025 per studio (+76,0%) e ricongiungimento familiare (+61,2%), le due motivazioni per le quali tra il 2023 e il 2024, si era registrata una sensibile diminuzione. Se per i permessi per studio la dinamica si può far risalire anche alle scelte di policy e alle concrete azioni degli atenei italiani per attrarre studenti dall’estero, meno immediata è l’interpretazione del rialzo del numero dei primi permessi per ricongiungimento familiare per i quali invece, dal punto di vista normativo, c’è stato tra il 2024 e il 2025 un irrigidimento del sistema di rilascio; si può ipotizzare che molte pratiche siano state presentate proprio prima dell’introduzione dei nuovi requisiti restrittivi. I permessi per famiglia sono il principale motivo di rilascio per il 2025 (168.733) prima dei documenti per asilo e protezione (135.831).

Anche gli ingressi per lavoro crescono sensibilmente (+45,9%) e sfiorano i 59mila rilasci, comunque molto al di sotto della quota di 165mila ingressi programmati per il 2025 dal DPCM 27 del settembre 2023.

Aumentano, anche se in misura più contenuta, i permessi per asilo e altre forme di protezione (+30,5%).

Tra il 2024 e il 2025 è cresciuto il numero di primi permessi rilasciato a migranti appartenenti a tutte le principali collettività presenti in Italia, ma con diversa intensità. Il Marocco fa registrare un aumento particolarmente elevato (+72,8%) e torna al primo posto della graduatoria con 44.549 permessi rilasciati seguono Bangladesh (+41,9% e 39.807 nuovi permessi) ed Egitto (+59,4% e 32.235 nuovi rilasci). L’incremento più elevato (+78,8%) riguarda l’India che supera il Pakistan collocandosi nel 2025 al quinto posto della graduatoria con 30.227 nuovi rilasci, molto vicino all’Albania che presenta una crescita più contenuta (+30,1%) e che – con 31.777 nuovi permessi – si colloca al quarto posto della graduatoria perdendo una posizione rispetto al 2024.

Il 23,0% dei nuovi permessi nel 2025 è rilasciato in Lombardia (98.128), la seconda regione per numero di nuovi ingressi e, a distanza, l’Emilia-Romagna (9,1%, 38.789 documenti).

Dal punto di vista delle variazioni, è da segnalare l’incremento particolarmente consistente degli ingressi registrato in Lombardia (+61,6%), Veneto (+57,4%), Campania (+55,8%).

In forte aumento i permessi rilasciati per famiglia e studio

Nel 2025, dopo il calo rilevato nel 2024, si registra il valore più alto di permessi rilasciati per ricongiungimenti negli ultimi 15 anni: 168.733 (il 39,5% dei nuovi permessi). L’incremento è stato più elevato per le donne +63,0%, rispetto agli uomini +58,9%. La componente femminile rappresenta il 56,1% dei nuovi permessi per ricongiungimento familiare nel 2025.

Nel 47,9% dei casi i nuovi permessi per famiglia rilasciati nel 2025 riguardano minori: il 40,3% tra le femmine e il 57,7% tra i maschi. Si deve sottolineare che in oltre il 23% dei casi i nuovi permessi per famiglia sono stati rilasciati a minori nati in Italia.

A ricongiungersi con un familiare in Italia sono soprattutto cittadini marocchini (23.467), albanesi (21.131), egiziani (12.622), pakistani (10.026) e indiani (9.635). Per Albania e Marocco, le collettività di più antico insediamento, quelli per famiglia coprono oltre la metà dei nuovi permessi rilasciati nell’anno.

Per tutte le principali collettività la componente femminile supera il 50% dei nuovi permessi.

Tra le prime 10 collettività l’incremento più elevato riguarda il Pakistan, Paese per il quale i nuovi titoli di soggiorno per famiglia emessi sono più che raddoppiati (+130,6%). A distanza, il secondo Paese in forte crescita è l’India, con +83,3%.

Gli ingressi per famiglia sono poco rilevanti per l’Ucraina (9,5%) e si mantengono su livelli relativi più contenuti anche per Bangladesh (23,6%) e Perù (28,4%).

Le regioni con il maggior numero di ricongiungimenti sono Lombardia (27,6%) ed Emilia-Romagna (10,1%).

Anche i permessi rilasciati per studio nel corso del 2025 hanno toccato in valore assoluto il massimo livello dal 2010, superando la soglia dei 35mila. L’aumento di oltre 15mila permessi registrato tra il 2024 e il 2025 risponde senz’altro alle iniziative intraprese da molti atenei – borse di studio, esonero dalle tasse, ampliamento dell’offerta formativa in lingua inglese – per attrarre studenti dall’estero. In termini relativi si osserva un aumento dal 6,9% del 2024 all’8,3% del totale dei nuovi permessi rilasciati nel 2025. L’Italia resta comunque lontana da Paesi come Francia, Spagna e Germania per i quali i permessi di soggiorno per motivi di studio superano i 100mila (fonte Eurostat, anno 2025).

La Cina, con 4.588 permessi per studiare in Italia, è in testa alla graduatoria del 2025, seguono Turchia (3.682), Iran (2.945), Tunisia (2.171) e India (1.888). Tra i principali Paesi di provenienza l’incremento tra il 2024 e il 2025 è stato particolarmente elevato per la Tunisia (+162,2%) e per la Turchia (+113,8%).

Il 53,2% dei permessi per studio nel 2025 è rilasciato a donne, ma la prevalenza di genere varia a seconda delle collettività. Considerando le prime 10 cittadinanze, le studentesse rappresentano la maggioranza per i flussi in ingresso da Cina (60,7%), Turchia (55,2%), Iran (56,2%), Kazakhstan (65,8%), Stati Uniti (66,5%) e Federazione Russa (75,4%). Coprono invece meno della metà dei flussi in ingresso nel caso di Tunisia (43,3%), India (46,2%) Pakistan (30,1%) e Marocco (38,8%). Gli atenei più attrattivi per gli studenti non comunitari sono in Lombardia (26,3%) e nel Lazio (15,1%).

Aumentano i permessi per lavoro soprattutto per gli uomini

L’incremento rilevato nel 2025 per i flussi per lavoro – che rappresentano il 13,8% di tutti i permessi di soggiorno emessi nell’anno – ha interessato in misura maggiore gli uomini (+48,9%) rispetto alle donne (+32,2%). In questo modo si è rafforzata la già netta prevalenza maschile per questo tipo di permesso. Nel 2024 i permessi per lavoro erano stati rilasciati a uomini nell’81,5% dei casi, nel 2025 la percentuale maschile sale all’83,2%. In termini assoluti questo significa che nel 2025 49.114 permessi di soggiorno per attività lavorativa sono stati rilasciati a lavoratori e soltanto 9.884 a lavoratrici. A entrare per lavoro sono soprattutto i cittadini di: India (13.783, 23,4%), Marocco (10.575, 17,9%), Tunisia (5.612, 9,5%), Egitto (5.140, 8,7%) e Bangladesh (3.928, 6,7%).

Le donne lavoratrici invece provengono principalmente da Stati Uniti (1.317, 13,3%), Marocco (1.176, 11,9%), Filippine (671, 6,5%) India (651, 6,6%) e Tunisia (616, 6,2%). Gli ingressi di statunitensi riguardano soprattutto il personale civile delle basi Nato. Un aspetto che colpisce, per le lavoratrici, è l’assenza nelle prime posizioni della graduatoria delle cittadinanze dell’Est Europa, tradizionale bacino di provenienza di manodopera straniera femminile per l’Italia: il primo Paese europeo a comparire è l’Albania al sesto posto con 609 permessi per lavoro. Quasi il 18% dei nuovi permessi per lavoro è rilasciato in Lombardia (10.394, 17,6%); seguono Veneto (8.138, 13,8%), Campania (5.779, 9,8%) ed Emilia-Romagna (5.374, 9,1%). A differenza di quanto si rilevava nell’anno precedente, nel 2025 i permessi di soggiorno per lavoro dipendente (32.826) superano i permessi di lavoro stagionale (20.526).

Nel 2025 sono stati circa 2.300 i nuovi permessi rilasciati ancora sulla base della Regolarizzazione emanata nel 2020 (D.L. n. 34/2020, convertito in Legge n. 77/2020). Il lavoro autonomo rappresenta una quota trascurabile dei nuovi permessi per attività lavorativa (707, 1,2%), mentre il 4,5% è costituito da permessi per ricerca lavoro. Il tipo di permesso per lavoro prevalente è diverso a seconda delle cittadinanze. Per l’India e il Marocco, i primi due Paesi per numero di permessi per lavoro emessi nel 2025 (rispettivamente 13.783 e 10.575), il lavoro stagionale è ampiamente prevalente con percentuali del 58,8% e del 59,3% sul totale delle motivazioni legate al lavoro. Per Tunisia, Egitto e Bangladesh prevale invece il lavoro dipendente, con percentuali rispettivamente del 64,6%, 78,3% e 52,2%.

Crescono anche i permessi per protezione

I permessi rilasciati a persone in cerca di protezione sono cresciuti tra il 2024 e il 2025 (+30,5%) anche se in misura più contenuta rispetto alla media. Restano comunque, con il 31,8% del totale, il secondo motivo di rilascio dei nuovi documenti di soggiorno, a distanza dai permessi di famiglia (39,5% dei permessi) dopo che nel 2023-24 le due motivazioni sono state quasi equivalenti.

Per questa motivazione si registra un incremento nettamente più elevato per le donne rispetto agli uomini: +47,5% contro +25,5%. Di conseguenza la percentuale femminile, da sempre minoritaria tra i permessi rilasciati a persone in cerca di protezione, per il 2025 raggiunge il 25,8 mentre nel 2024 si fermava al 22,8%.

Nel 2025 i primi cinque Paesi di origine dei migranti che hanno ottenuto un primo permesso di soggiorno per richiesta di asilo o altra forma di protezione in Italia sono: Bangladesh (25.545, 18,1%), Ucraina (16.997, 12,5%), Perù (11.921, 8,8%), Pakistan (10.862, 8,0%) ed Egitto (9.844, 7,3%). Per le donne la graduatoria dei Paesi è differente: al primo posto si trova l’Ucraina (9.822, 28,0%), seguono Perù (7.202, 20,6%), Georgia (3.199, 9,1%), Nigeria (1.253, 3,6%) e Cina (1.183, 3,4%).

La Lombardia è la regione in cui si concentra il rilascio di permessi per protezione (19,8%). Seguono Campania (11,0%), Emilia-Romagna (8,4%) e Piemonte (8,4%).

Richieste di asilo: gli uomini soprattutto dal Bangladesh, le donne dal Perù

Negli ultimi anni i flussi di persone in cerca di asilo sono divenuti una componente importante della dinamica migratoria in Italia. I permessi di soggiorno consentono solo in parte di contabilizzare questa tipologia di flussi che, in alcuni casi, non danno luogo – almeno non subito – al rilascio di un permesso. Per fornire un quadro più completo di questo tipo di arrivi e della presenza complessiva di cittadini non comunitari sul territorio è utile pertanto analizzare anche le richieste di asilo.

Nel 2025, sulla base dei dati Eurostat, le persone che hanno presentato una prima richiesta di asilo sono state 128.655, in diminuzione (-14,9%) rispetto al 2024, quando le richieste di asilo presentate erano state 151.120.

La graduatoria dei principali Paesi interessati dalle richieste di asilo nel 2025 vede al primo posto il Bangladesh (27.825) seguito dal Perù (15.545), Egitto (11.265) e Pakistan (9.815). Le donne richiedenti asilo sono 27.220, il 21,2% del totale, e presentano un profilo per cittadinanza peculiare: provengono soprattutto dal Perù (8.170), dalla Georgia (3.610), dalla Colombia (1.415) e dalla Cina (1.360).

In aumento le richieste di asilo respinte, nel 2025 oltre due terzi

Nel 2025 sono state esaminate 104.560 prime istanze di richiesta di asilo, quasi 26mila in più rispetto al 2024. Il 70,0% delle richieste esaminate è stato respinto; il numero di esiti negativi è aumentato di quasi 6 punti percentuali dal 2024.

L’esito delle decisioni è diverso a seconda delle cittadinanze. Considerando i primi 10 Paesi per numero di pratiche esaminate l’incidenza più alta di istanze respinte riguarda i cittadini di Marocco (90,2%), Sri Lanka (89,0%) e Bangladesh (88,7%). All’opposto il 99,8% dei procedimenti riguardanti i cittadini del Burkina Faso è stato accolto e il 98,7% di quelli del Mali. Delle 31.365 prime istanze giudicate positivamente il 19,0% ha avuto il riconoscimento dello status di rifugiato, il 36,5% la protezione sussidiaria e il resto ha ottenuto la protezione speciale (Figura 3). I richiedenti asilo provenienti dalla Nigeria registrano una quota molto superiore alla media di riconoscimenti dello status di rifugiato (56,4%), mentre la quasi totalità delle istanze di cittadini del Burkina Faso ha visto il riconoscimento della protezione sussidiaria (94,9%).

Una presenza non sempre passeggera

Una quota non trascurabile di persone entrate in Italia in cerca di asilo resta per molti anni nel nostro Paese. Considerando coloro che hanno avuto un primo permesso per richiesta di asilo nel 2014 (più di 36mila persone) oltre il 30,4% risultava ancora presente in Italia dopo 5 anni. La percentuale della stessa coorte presente al 31 dicembre 2025 è leggermente più elevata (31,2%), questo perché in un periodo molto lungo come quello considerato alcune persone possono essere uscite e poi rientrate. La permanenza dopo i 5 anni è particolarmente elevata per ucraini (62,6%) e afghani (50,6%), mentre risulta più bassa per le collettività africane in particolare Senegal (21,7%), Mali (21,9%) e Ghana (23,2%). Al 31 dicembre 2025 il 42,7% di coloro che hanno avuto un primo permesso per richiesta asilo nel 2014 e che sono presenti in Italia ha un permesso di soggiorno di lungo periodo, il 7,4% ha un permesso di soggiorno per rifugiati riconosciuti, il 15,8% gode della protezione sussidiaria e il 26,4% ha un permesso per lavoro. Per quest’ultima quota si deve sottolineare che molti sono passati attraverso titoli di soggiorno intermedi differenti e alcuni attraverso il provvedimento di regolarizzazione del 2020; infatti, in base alle norme vigenti, non è possibile la trasformazione diretta del permesso per richiesta asilo in permesso di lavoro.

Elevata è la percentuale di coloro che al 31 dicembre 2025 ha un permesso di soggiorno in una provincia diversa da quella di primo ingresso nel 2014: 60,8%. La quota di chi ha cambiato provincia supera il 75% per Pakistan e Bangladesh, segnale di un’elevata propensione alla mobilità interna.

Prosegue l’aumento dei cittadini non comunitari con permesso di soggiorno

Considerando l’ammontare complessivo dei cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno in Italia, al 31 dicembre 2025 si osserva un aumento di circa il 5,8% rispetto alla stessa data dell’anno precedente (da 3.810.741 a 4.030.016). Da segnalare, in controtendenza, il decremento degli ucraini (-21,4%) che ha portato tra il 2024 e il 2025 a una perdita di quasi 84mila permessi di soggiorno. Anche per i filippini si evidenzia una lieve diminuzione (-1,0%). Per tutte le altre principali collettività si registrano incrementi; i più rilevanti riguardano: Bangladesh (+16,9%), Tunisia (+13,6%), India (+13,2%) e Pakistan (+13,1%) (Figura 4).

Le persone con permesso di soggiorno in Italia hanno un’età media di circa 37 anni e una composizione di genere leggermente squilibrata al maschile (le donne rappresentano il 46,7% dei casi), anche se poi si riscontrano sbilanciamenti caratteristici per le singole collettività: ad esempio, tra i cittadini europei le donne rappresentano il 60,1%, mentre sono il 35,9% tra le comunità africane e il 31,6% per l’Asia meridionale.

I minori rappresentano il 16,6% della popolazione non comunitaria con regolare permesso di soggiorno. L’incidenza di bambini e ragazzi sul totale delle presenze è particolarmente rilevante nelle comunità africane (19,4%), mentre tra gli europei è più contenuta (16,4%).

Nel 2025 complessivamente le persone con più di 60 anni, rappresentano il 12,0% di quelle con regolare permesso di soggiorno, ma tra le donne la quota di ultrasessantenni arriva al 16,3%. Tra le cittadinanze più numerose registra il numero più alto di ultrasessantenni quella ucraina con il 28,3% (34,4% tra le sole donne di questa cittadinanza).

I soggiornanti di lungo periodo, ovvero quelli che hanno un permesso senza scadenza perché risiedono in maniera stabile e continuativa in Italia da almeno cinque anni, rappresentano il 46,6% delle presenze. Considerando i principali Paesi di cittadinanza, la quota dei lungo soggiornanti è particolarmente elevata tra i cittadini della Moldova (79,1%), delle Filippine (67,7%) e della Serbia (65,4%).

Nonostante l’arrivo di flussi consistenti di persone in cerca di protezione, il loro peso sulla popolazione resta contenuto. Tutti i permessi di soggiorno per le diverse forme di protezione (richiesta di asilo, status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione speciale e altre forme) incidono complessivamente per l’11,1% sullo stock di permessi validi. I rifugiati riconosciuti sono 76.118 e le persone sotto protezione sussidiaria sono 76.268. I primi provengono soprattutto da Nigeria (21,7%) e Afghanistan (10,5%), i secondi da Mali (18,3%) e Pakistan (12,0%). Il 9,3% dei rifugiati e il 18,2% delle persone sotto protezione sussidiaria hanno un permesso di lungo periodo. I richiedenti asilo sono 189.688 e rappresentano il 4,7% del totale dei permessi validi a fine 2025. Le persone sotto protezione temporanea sono più che dimezzate dalla fine del 2024 alla fine del 2025, passando da 160.600 a 64.306. Questa dinamica è da ricondursi ai permessi scaduti e non rinnovati rilasciati a ucraini fuggiti dalla guerra in seguito a un cambio di normativa che, in precedenza, prevedeva il rinnovo automatico del permesso.

Risiede nel Nord-ovest oltre un terzo dei cittadini con permesso di soggiorno

A livello territoriale i cittadini non comunitari con permesso di soggiorno si concentrano perlopiù nel Centro-Nord. Al 31 dicembre 2025 il Nord-ovest da solo ospita il 36,0% degli stranieri con permesso di soggiorno. Il 25,1% si colloca in Lombardia e il 12,6% nella sola provincia di Milano. Seguono Lazio ed Emilia-Romagna, però a grande distanza, entrambi con il 10,6% delle presenze sul totale. Nel Mezzogiorno la presenza non comunitaria è decisamente più limitata, risultando pari al 17,1% del totale dei documenti validi a fine anno, una quota minore di quella ospitata nell’insieme dalle tre province di Milano, Bergamo e Brescia.

Diversa è la distribuzione sul territorio dei cittadini non comunitari rispetto al motivo e alla durata del permesso. Nel Sud e nelle Isole si osservano i valori più bassi di individui con un permesso di lungo periodo, rispettivamente il 44,2% e 37,6%; nel Nord-ovest il 45,5%, nel Nord-est il 48,0%, mentre nel Centro rappresentano quasi la metà del totale (49,9%). Le province con le quote maggiori di lungo soggiornanti sono Lucca (57,0%), Venezia (56,1%) e Roma (55,2%). Nel Sud e nelle Isole è invece più elevata la quota di coloro i quali hanno un permesso per asilo o protezione (rispettivamente il 20,6% e il 15,5% delle presenze, contro la media nazionale del 12,7%). Le province con la maggiore incidenza sul totale dei permessi di presenze per asilo e protezione sono Caltanissetta (49,0%), Isernia (37,9%) e Benevento (37,3%).

Acquisizioni di cittadinanza in lieve diminuzione

Nel 2025 hanno acquisito la cittadinanza italiana 196.955 cittadini stranieri. I cittadini non comunitari rappresentano il 90,4% del totale, con poco più di 178mila nuovi italiani. Questi valori sono in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, quando le acquisizioni di cittadinanza italiana erano state oltre 217mila in totale (-9,4%), di cui quasi 200mila riguardavano cittadini non comunitari (-10,9%).

Il rapporto di genere della componente non comunitaria si presenta sostanzialmente in equilibrio, con una lieve preponderanza maschile (50,8% del totale). La decrescita tra 2024 e 2025 interessa più gli uomini delle donne (rispettivamente -11,8% e -9,9%).

I cittadini non comunitari divengono italiani principalmente per residenza (80.393 in totale, il 45,2%); quasi 53mila minori hanno acquisito per trasmissione del diritto da parte dei genitori (29,7%). Le acquisizioni per matrimonio hanno riguardato 20.575 cittadini non comunitari, per oltre l’80% si è trattato di donne. L’acquisizione per elezione al compimento del diciottesimo anno di età dei cittadini stranieri nati in Italia è cresciuta del 6,6% rispetto al 2024, interessando più di 11mila ragazzi. In forte calo, invece i nuovi italiani per ius sanguinis, che passano dai quasi 22mila nel 2024 a meno di 13mila nel 2025 (-41,6%); è evidente l’effetto della variazione legislativa in materia (Figura 6).

Dal punto di vista del territorio, nel 2025 in Lombardia (27,9%), Emilia-Romagna (14,0%) e Veneto (10,7%) si concentra nel complesso oltre la metà di tutte le acquisizioni di cittadinanza del 2025. Nella sola provincia di Milano quasi 20mila cittadini non comunitari sono divenuti italiani (11,1% del totale), seguono Roma (7,1%) e, a distanza, Brescia (3,7%), Bergamo (3,4%) e Bologna (3,0%).

Ad acquisire la cittadinanza nel 2025 sono principalmente albanesi (25.725, 14,4% del totale) e marocchini (23.386, 13,1%), le comunità storicamente più radicate in Italia che acquisiscono prevalentemente per residenza e trasmissione ai minori (oltre l’80% per queste due collettività nel complesso). Le acquisizioni per matrimonio, in crescita rispetto al 2024 (+7,5%), riguardano principalmente le donne di origine albanese e marocchina; si tratta in larga parte di donne che hanno sposato un ex concittadino divenuto italiano. Al terzo posto si collocano le donne ucraine, che divengono italiane attraverso questa modalità in più del 31% dei casi, rispetto al 18,9% della media generale femminile.

I cittadini di origine argentina e brasiliana, negli ultimi anni sempre tra i primissimi posti nella graduatoria delle collettività che maggiormente acquisiscono la cittadinanza italiana, anche nel 2025 si mantengono tra i primi 10 Paesi, scivolando, tuttavia, nelle ultime posizioni. Il motivo è da ricercare nei cambiamenti normativi che hanno interessato i requisiti per l’acquisizione iure sanguinis; ormai da diversi anni, infatti, questa è la modalità di acquisizione nettamente prevalente sia per argentini che brasiliani: tra tutti coloro che sono divenuti italiani in quanto discendenti da un avo italiano, quasi il 91% è costituito da cittadini delle due comunità sudamericane.

Quasi 2 milioni i residenti italiani di origine non comunitaria

In base alle stime i residenti italiani per acquisizione della cittadinanza al 31 dicembre 2025 sono circa 2 milioni 247mila; di questi, oltre 1 milione 932mila (86,0%) erano originariamente cittadini non comunitari. Le donne sono lievemente prevalenti (54,2%); il rapporto di genere, tuttavia, si presenta piuttosto eterogeneo considerando le cittadinanze di origine: tra gli italiani di origine ucraina le femmine sono quasi il 71%, mentre tra gli italiani di origine egiziana e indiana sono in netta prevalenza gli uomini (rispettivamente 63,1% e 59,4%).

Rapportando la popolazione dei cittadini residenti che hanno acquisito la cittadinanza italiana ai permessi di soggiorno al 31 dicembre 2025, si evidenzia la presenza di oltre 93 italiani di origine albanese ogni 100 albanesi con permesso di soggiorno; anche la proporzione di nuovi italiani originari del Marocco è rilevante: oltre 72 ogni 100 marocchini. Queste due collettività sono quelle storicamente più radicate nel territorio italiano, appare quindi plausibile che molti di loro nel corso degli anni abbiano acquisito anche la cittadinanza.

Al contrario, troviamo valori piuttosto bassi per i cinesi e gli ucraini. I primi, sebbene siano la terza collettività per numero di permessi di soggiorno (oltre 320mila permessi validi a fine 2025) contano solamente 6 italiani originariamente cinesi ogni 100 cinesi regolarmente soggiornanti. Anche per gli ucraini la quota di nuovi cittadini è contenuta, 17 nuovi cittadini italiani ogni 100 ucraini con permesso di soggiorno. in questo caso, tuttavia, bisogna considerare che una cospicua presenza di ucraini ha un permesso per protezione temporanea (20,7%) a causa del conflitto tuttora in corso. Va sottolineato che la Cina – e fino al gennaio 2026 anche l’Ucraina – non riconosce la doppia cittadinanza e l’acquisto di quella italiana implica la perdita della cittadinanza di origine.

A livello territoriale la situazione si presenta abbastanza eterogenea. Il 26,5% degli italiani di origine non comunitaria risiede in Lombardia, seguita a distanza da Emilia-Romagna (12,7%) e Veneto (12,0%). Nelle regioni del Sud e nelle Isole, invece, la presenza dei nuovi italiani è molto ridotta, in alcune regioni addirittura non rappresenta neanche l’1% del totale dei nuovi cittadini (Sardegna, Molise, Basilicata e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste). Tale distribuzione, tuttavia, dipende fortemente dalla consistenza della popolazione straniera regionale. Se si osserva invece il rapporto tra nuovi cittadini italiani residenti con i permessi di soggiorno, ai primi posti si collocano la provincia di Trento, con quasi 79 italiani di origine non comunitaria ogni 100 stranieri con permesso di soggiorno, seguita da Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (72,2), Veneto (62,6) e Umbria (60,6); la Lombardia (50,4), con un numero molto alto di permessi di soggiorno, scivola a metà classifica, mentre agli ultimi posti troviamo Lazio (32,1), Basilicata (25,8) e Campania (19,7).

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