Le città più felici non sono necessariamente quelle più ricche. A sostenerlo è Paolo Venturi, direttore di Aiccon, in un commento pubblicato sul Corriere della Sera, che prende le mosse dal Rapporto sull’equità intergenerazionale di NeXt, presentato al Festival nazionale dell’Economia civile.
Il rapporto distingue i territori in cui ricchezza ed equità crescono insieme da quelli definiti a «sviluppo escludente», dove a capitali elevati corrisponde una bassa equità. L’esempio indicato era Milano, il cui centro, osserva Venturi sul Corriere della Sera, è poi diventato teatro di scontri e saccheggi. Scene simili si sono viste anche a Bologna e a Torino.
A rompere le vetrine, secondo l’analisi del direttore di Aiccon, non sono stati militanti organizzati, ma ragazzi senza bandiere né appartenenze. Venturi è netto: nessuna violenza è giustificabile e chi ha subito danni merita rispetto e risposte. Ma sarebbe un errore, avverte, ridurre quanto accaduto a un semplice problema di ordine pubblico.
Una rabbia senza parole
Quella emersa nelle strade è, nella lettura proposta sul Corriere della Sera, «una rabbia muta», che non sa cosa dire e forse nemmeno cosa chiedere. Davanti a una crisi di questa portata, scrive Venturi, nessuno può chiamarsi fuori. Ciò che manca è una relazione: quella tra un desiderio che, senza parole, si trasforma in disagio, e una controparte adulta, sociale e politica capace di prenderlo sul serio. Un desiderio senza interlocutore, sintetizza l’autore, diventa rabbia.
Non a caso, ricorda Venturi, il rapporto NeXt trova giovani e anziani accomunati dallo stesso divario di senso. Da qui la sua indicazione: includere significa offrire un luogo desiderabile dove vivere, non un recinto.
La lezione di Pasolini a Gennariello
Per dare profondità al ragionamento, il direttore di Aiccon richiama un testo del 1975, quando Pier Paolo Pasolini scriveva a Gennariello, un ragazzo napoletano immaginario. Pasolini lo metteva in guardia dai falsi insegnamenti di quelli che chiamava i «destinati a morire»: la rinuncia come abitudine, l’infelicità come norma, la serietà cupa di chi è bravo per forza e consumatore integrato, la vergogna della propria bellezza, da mascherare per somigliare a tutti.
E gli offriva consigli opposti: non rinunciare ai propri desideri, cercare la felicità con la conoscenza e l’immaginazione e non con il consumo, essere allegro e splendere, senza vergognarsi della luce che si ha.
Il compito degli adulti
Nei video di quei pomeriggi, osserva Venturi nel suo intervento sul Corriere della Sera, ci sono volti coperti, merce arraffata e nessuna parola: la lezione dei «destinati a morire» imparata fino in fondo. Se l’unica parola che gli adulti sapranno rivolgere a questi ragazzi sarà quella della paura, conclude, finiranno per confermarla.
Il compito del mondo adulto, secondo il direttore di Aiccon, è allora tornare a dire ai giovani quello che nessuno sembra più dire: splendi.
Per saperne di più:

L’Intelligenza Artificiale ha travolto la matematica | L’analisi dell’Economist

La sentenza italiana scritta con l’IA è valida | L’analisi

Starlink, l’amara lezione per l’Europa | Lo scenario del Financial Times

Elezioni, a maggio o a settembre? Sul calendario del voto pesano il verdetto della Consulta e l’Ucra...

Lo Stato innovatore da solo non basta più | L’analisi dell’economista Mariana Mazzucato








