Con gli investimenti tecnologici in forte crescita, trovare strumenti di copertura diventa sempre più urgente
Mentre i riflettori sul trade dell’intelligenza artificiale si fanno sempre più intensi, anche i rialzisti più convinti iniziano a sudare freddo. Come osserva il Financial Times, dopo il brusco sell-off che ha colpito i titoli tecnologici globali, sembra ora prendere piede un rimbalzo di sollievo. Ma con gli investimenti in chip, data center e infrastrutture di calcolo che non mostrano segnali immediati di rallentamento, gli investitori farebbero bene a prepararsi a un percorso più accidentato e alla crescente necessità di coprire le proprie posizioni.
Finché le somme enormi dietro la corsa alla spesa per l’IA non inizieranno ad avere più senso, sottolinea il quotidiano finanziario londinese, il trade resterà ostaggio di improvvisi cambi di sentiment. Per dare una misura del fenomeno, la società di consulenza Gartner stima che i proprietari di data center dedicati all’IA dovranno generare 8.500 miliardi di dollari di ricavi entro la fine del 2030 per coprire i costi di capitale e di finanziamento e ottenere rendimenti adeguati. Eppure, ed è questo il dato preoccupante, la stessa Gartner prevede che la spesa di consumatori e imprese per i servizi di IA destinata a quei fornitori raggiungerà “non più di 3.600 miliardi di dollari”.
I possibili inneschi di una nuova ondata di vendite non mancano. Trimestrali deludenti di un colosso tecnologico, un grave incidente legato alla sicurezza dell’IA o la crescente opposizione politica ai data center, diventata un tema rilevante negli Stati Uniti in vista delle imminenti elezioni di metà mandato, potrebbero tutti scuotere la fiducia degli investitori. Secondo il Financial Times, anche le enormi esigenze finanziarie necessarie a sostenere il boom stanno diventando di per sé una fonte di instabilità.
Un’ondata imminente di emissioni azionarie metterà alla prova l’appetito degli investitori per l’IA a valutazioni già gonfiate. Anthropic ha presentato piani ambiziosi per un’offerta pubblica iniziale che potrebbe valutare la società che sviluppa Claude fino a 1.750 miliardi di dollari. OpenAI dovrebbe seguirne l’esempio il prossimo anno, mentre le Big Tech stanno pianificando consistenti cessioni di azioni per finanziare gli investimenti in conto capitale. Anche i mercati del credito mostrano segnali di tensione, man mano che le aziende dell’IA ricorrono sempre più al debito: le obbligazioni emesse da fornitori specializzati di cloud computing come CoreWeave sono scivolate di recente in territorio “distressed”.
Di conseguenza, la ricerca di coperture e strumenti di diversificazione rispetto all’IA si sta intensificando. La liquidità è un’opzione, anche se gli attuali livelli elevati di inflazione ne riducono l’attrattiva. L’oro, tradizionale bene rifugio, si è rivelato volatile. Molti investitori, spiega il Financial Times, ripongono invece le proprie speranze nei titoli di Stato, che potrebbero beneficiare di un eventuale taglio dei tassi da parte delle banche centrali qualora l’IA provocasse un rallentamento economico, sempre che le preoccupazioni sull’affidabilità creditizia dei debiti sovrani si attenuino. Altri si stanno orientando verso mercati azionari meno sbilanciati sulla tecnologia e verso i titoli value. Persino Apple sta emergendo come copertura privilegiata a Wall Street, dato il coinvolgimento relativamente limitato del produttore dell’iPhone nella spesa per l’IA.
Gli investitori più sofisticati dispongono di maggiori possibilità di copertura: opzioni e altri derivati offrono una forma di assicurazione, mentre alcuni guardano agli hedge fund e agli asset privati.
Nessuna di queste soluzioni, tuttavia, è infallibile. Anche i mercati azionari europei, considerati in ritardo sull’IA, sono esposti attraverso la più ampia filiera tecnologica, con società come ASML e altri produttori specializzati di macchinari. Quanto ai derivati, nelle ultime settimane la volatilità ha spinto il costo dei credit default swap su molte società legate all’IA a livelli record. E l’innovativo mercato dei derivati sulla capacità di calcolo, legati ai prezzi e alla disponibilità del noleggio di GPU, è ancora agli albori. Gli investimenti in hedge fund e private asset, nel frattempo, sono spesso poco trasparenti e difficili da liquidare.
Una protezione imperfetta potrebbe essere il massimo a cui gli investitori possono aspirare. Man mano che il boom dell’IA attira più capitali e penetra più a fondo nell’economia globale, osserva il Financial Times, l’esposizione alla tecnologia si diffonde tra classi di attivo e confini. Coprirsi da un calo dei titoli tecnologici è più semplice che sfuggire a una più ampia flessione trainata dall’IA. E più il boom cresce, conclude il quotidiano, meno saranno i posti in cui nascondersi.
Per saperne di più:

Il 70% dei siti del pianeta è vulnerabile | L’analisi del Times

L’effetto boomerang della tassa sui miliardari | L’analisi del Wall Street Journal

Favori agli anziani, debito ai figli: le ragioni dei giovani in piazza | L'analisi di Lorenzo Bini S...

L’Italia dei poveri con il posto fisso | I dati

Non chiamatela guerra ibrida, è contagio sociale | L’analisi









