Mentre la Francia è scossa da proteste violente, la politica di destra e di sinistra evita di dire agli elettori la verità più scomoda.
È la tesi del quotidiano britannico The Times, che in un duro editoriale descrive un Paese ormai “in tempo preso in prestito”.
Il simbolo di un’epoca
L’hôtel de ville di Limoges, scrive The Times, aveva resistito agli anni dell’occupazione nazista, ma non è sopravvissuto al senso di diritto acquisito che anima il cittadino francese di oggi.
Monumento storico rimasto intatto per 143 anni, il municipio è stato dato alle fiamme e gravemente danneggiato da rivoltosi che hanno messo a ferro e fuoco quell’angolo, di solito sonnolento, della provincia francese.
Il crollo dell’elaborata torre campanaria, divorata dalle fiamme alimentate dalle bottiglie molotov, è per il quotidiano londinese uno di quegli eventi destinati a simboleggiare un’epoca: una metafora incendiaria dell’umiliante implosione dei due mandati centristi di Emmanuel Macron.
Per sedare i disordini, il governo francese ha concesso ai sindaci il potere di imporre coprifuoco parziali.
Il presidente Macron, intanto, parla in toni cupi di forze che vorrebbero “abbattere la Repubblica”.
Un Paese in preda al risentimento
Secondo The Times, la Francia brucia non solo per i negozi in fiamme, ma anche per il risentimento.
I giovani, che il mese scorso hanno dato il via alle proteste di piazza, contestano le presunte cattive condizioni dell’insegnamento e degli edifici scolastici; i cittadini più anziani, che si sono uniti a loro, lamentano il caro vita.
E la sinistra, che ha contribuito ad alimentare il disordine, risente soprattutto di non essere al potere.
“Molto risentimento e nessuna soluzione”: questa, per il giornale britannico, è la politica francese nella sua versione peggiore, piromane, lanciatrice di sampietrini e autoindulgente.
L’eredità avvelenata per Mélenchon
Jean-Luc Mélenchon, candidato della sinistra all’Eliseo alle prossime elezioni presidenziali, accusato dal governo di Macron di voler sfruttare l’instabilità che scuote la nazione, dovrebbe secondo The Times stare attento a ciò che desidera.
Il Paese che aspira a ereditare è un caso disperato sul piano dei conti pubblici: zavorrato da un debito nazionale vicino al 120 per cento del prodotto interno lordo, da tasse che soffocano ogni ambizione e dalle aspettative del tutto irrealistiche di una popolazione abituata da troppo tempo alle elargizioni eccessivamente generose di uno Stato che assorbe il 51 per cento dello stesso PIL.
Le casse sono vuote, la dispensa è spoglia e l’economia è in bonaccia: la crescita quest’anno si fermerà allo 0,4 per cento e il prossimo si prospetta uno 0,7.
Tutto ciò che poteva essere tassato, osserva il quotidiano, lo è già stato: il limone è stato spremuto fino all’ultima goccia.
La corsa alle promesse insostenibili
Un partito serio, sostiene The Times, predicherebbe il consolidamento dei conti pubblici e tagli alla burocrazia e alle tasse favorevoli alla crescita.
Ma non è questa la via francese.
Al contrario, chi si contende il potere dai due estremi dello spettro politico, la France Insoumise di Mélenchon, sinistra mai riformata, e il Rassemblement National populista di Marine Le Pen, è impegnato in una corsa agli armamenti fatta di promesse di spesa insostenibili.
L’esempio più evidente sono le pensioni statali: entrambi promettono di abbassare l’età pensionabile da 62 a 60 anni, proprio mentre la vita si allunga e Paesi vicini come la Gran Bretagna la innalzano.
Non austerità, ma eccesso di spesa
La Francia, prosegue l’editoriale, non soffre di austerità, ma del suo contrario.
Supera ampiamente la Gran Bretagna nella spesa per il welfare ed è ai vertici della classifica della spesa per l’istruzione tra i Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), il club delle nazioni ricche.
Se alcune scuole restano indietro, si tratta di un fallimento amministrativo, non di mancanza di risorse.
In modo sconcertante, sottolinea il giornale, un terzo del bilancio del ministero dell’Istruzione non va all’insegnamento, ma al pagamento delle pensioni dei dipendenti pubblici a riposo.
Le critiche agli sprechi dello Stato non sono ciò che l’elettore della strada vuole sentirsi dire, e di conseguenza sono pochi i politici disposti a pronunciarle.
Pensiero magico e codardia
La sopravvivenza nella politica francese, secondo The Times, si basa sempre più su una combinazione di pensiero magico e codardia.
Senza dimenticare l’opportunismo.
Molti di coloro che hanno visto i propri negozi bruciati dalla folla erano piccoli commercianti che hanno perso tutto.
Ma invece di sostenere quelle vittime con la promessa di frenare la violenza degli ultimi giorni, Mélenchon ha preferito rimproverare i ministri per aver lasciato che la situazione sfuggisse di mano.
Il verdetto dei mercati
Naturalmente, conclude il quotidiano britannico, l’arbitro ultimo di questa partita è il mercato obbligazionario.
La fiducia nella stabilità della Francia ha subito un duro colpo: i rendimenti salgono e le Borse scendono.
Il generoso Stato sociale francese, avverte The Times, vive ormai in tempo preso in prestito.
E la domanda finale dell’editoriale suona come una sentenza: chi oserebbe investire in un Paese così rissoso e illuso?
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