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Anche all’estero si offusca l’immagine di Macron: le proteste e le violenze in Francia ne indeboliscono il prestigio | L’editoriale di Le Monde

A poco più di sei mesi dalla fine del mandato, Emmanuel Macron vede svanire anche sulla scena internazionale il credito che a lungo gli era stato concesso.

È la tesi di un editoriale di Le Monde, secondo cui il presidente francese, già ampiamente screditato in patria, assiste ora al deterioramento della propria immagine nel mondo a causa delle violenze del 17 ottobre che hanno accompagnato le manifestazioni contro il carovita.

La stampa europea, scrive il quotidiano parigino, scopre con stupore che alla perdita di controllo delle autorità francesi su strade lasciate in preda al caos si aggiunge un debito pubblico che già destava allarme.

E il 17 ottobre viene ormai raccontato come l’atto di morte di un’avventura politica singolare e personale.

Un regalo agli avversari

Per Le Monde l’esplosione sociale francese arriva nel momento peggiore per il capo dello Stato, perché si trasforma in un’occasione d’oro per gli avversari del Paese.

L'”internazionale reazionaria”, che Macron combatte a ragione, si è gettata sulle scene di saccheggio per alimentare la sua propaganda più caricaturale.

A Mosca, attorno a Vladimir Putin, gli episodi hanno alimentato il racconto di una decadenza francese e dell’agonia di una civiltà presuntamente sommersa da un’immigrazione anch’essa sfuggita a ogni controllo.

Sul suo social network Donald Trump tenta di distogliere l’attenzione da una possibile sconfitta alle elezioni di metà mandato del 3 novembre prendendo di mira il suo nuovo bersaglio.

Anche Benjamin Netanyahu, in campagna elettorale in Israele, ironizza sostenendo di aver visto Hamas per le strade di Parigi il 17 ottobre.

Le critiche dei partner europei

Al di là di queste esagerazioni, osserva il giornale, emergono critiche anche tra i partner europei e conservatori di Parigi, in Austria, Ungheria e Polonia, sulla scia dell’afflusso di migranti irregolari arrivati dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta, che aveva destabilizzato la Spagna.

A Varsavia il primo ministro Donald Tusk ha collegato le violenze all’immigrazione, assicurando che il suo Paese “non pagherà per gli errori degli altri”.

La fuga in politica estera

Impedito sulla scena nazionale dopo il fallito scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024, Macron si è rivolto all’estero: una cinquantina di viaggi nel 2025 e già una trentina nel 2026.

Ma anche lì, sottolinea Le Monde, il giovane presidente del 2017, che aveva sedotto gli europei con il suo entusiasmo e il suo volontarismo, vede il proprio bilancio rivalutato senza indulgenza.

Al capo dell’Eliseo il quotidiano riconosce il merito di aver spinto con costanza l’Unione europea a rafforzare la propria sovranità di fronte alle altre potenze.

In risposta alle mire predatorie di Trump sulla Groenlandia, l’invio tempestivo di un piccolo contingente di soldati è stato anch’esso un’iniziativa giudiziosa.

Come dimostra la coalizione dei volenterosi costruita per sostenere Kiev dopo un ipotetico cessate il fuoco, il suo sostegno costante all’Ucraina aggredita lo ha portato a tentare molto.

Ma con pochi mezzi e pochi risultati.

Dopo Joe Biden, Donald Trump ha finito di raffreddare le sue ambizioni diplomatiche.

E la costanza con cui il presidente ha messo in primo piano la Francia a Bruxelles ha finito per farla apparire arrogante, quando è l’Ue nel suo complesso ad avanzare e a finanziare.

L’incognita del 2027

Per tentare di offrire qualche soluzione, conclude Le Monde, il capo dello Stato sta terminando nel Golfo una lunga missione, la cui necessità solleva interrogativi mentre il Paese è in fiamme.

E gli europei temono ormai la deflagrazione che rappresenterebbe una vittoria dell’estrema destra alle presidenziali francesi del 2027: un’eredità di cui Macron vorrebbe a ogni costo fare a meno.

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