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Inflazione, la paura divide l’Europa | L’analisi

Non basta riportare l’inflazione sotto controllo per spegnere la paura del caro vita. Tra l’andamento dei prezzi e il modo in cui i cittadini lo interpretano si apre una distanza che può rendere più difficile il lavoro della politica monetaria. È il nodo al centro dell’analisi di Donato Masciandaro sul Sole 24 Ore: la Banca centrale europea parla all’intera area euro, ma il suo messaggio viene recepito in maniera diversa nei singoli Paesi, alimentando percezioni e aspettative non sempre allineate.

Il punto di partenza è l’eredità lasciata dalla fiammata inflazionistica successiva alla pandemia. Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, quello shock ha accresciuto la sensibilità dei cittadini verso il costo della vita, facendo della paura dell’inflazione un tema rilevante anche nel dibattito politico. Il problema, dunque, non riguarda soltanto quanto aumentano i prezzi, ma anche quanto a lungo resta nella società la sensazione di essere esposti a nuovi rincari.

Masciandaro distingue due dimensioni di questa inquietudine: la percezione dell’inflazione nei dodici mesi trascorsi e le aspettative sui dodici mesi successivi. Le analisi richiamate dal quotidiano evidenziano un “gap percettivo”, cioè uno scarto persistente fra percezione e realtà che riguarda tanto il passato quanto il futuro. La paura può così mantenersi elevata anche quando il quadro economico offre segnali meno allarmanti.

A questa distanza se ne aggiunge un’altra, legata alle differenze nazionali. Il Sole 24 Ore riferisce di uno studio sulla trasmissione dei messaggi della Bce attraverso i mezzi di informazione di Germania, Francia, Italia e Spagna nel periodo dal 2013 al 2025. Ne emerge una ricezione sistematicamente diversa delle comunicazioni della banca centrale, capace di riflettersi anche sulle aspettative. Nell’analisi citata da Masciandaro, i tedeschi mostrano una maggiore attenzione al rischio inflazionistico, mentre italiani e spagnoli risultano più sensibili alle questioni della crescita economica.

È ciò che l’economista definisce sul Sole 24 Ore un effetto “Torre di Babele”: una sola politica monetaria deve confrontarsi con pubblici che attribuiscono significati e priorità differenti alle stesse parole. Il rischio è duplice. Da un lato, la paura dell’inflazione può risultare eccessiva; dall’altro, può assumere caratteristiche specifiche in ciascun Paese, riducendo l’efficacia complessiva dell’azione della banca centrale.

La comunicazione diventa ancora più delicata quando il quadro dei prezzi presenta segnali contrastanti. Nell’analisi del Sole 24 Ore, i rincari dell’energia rappresentano il principale elemento negativo, accompagnati da aumenti meno accentuati per beni di consumo e servizi. L’aspetto favorevole è invece l’assenza, nel quadro descritto, dei temuti effetti di secondo impatto: rialzi di salari nominali e margini di profitto alimentati dalle aspettative e dalla volontà di recuperare potere d’acquisto o guadagni reali.

Secondo la lettura proposta da Masciandaro, questa combinazione spiega una linea monetaria prudente: non procedere immediatamente a un aumento dei tassi, mantenendo però la disponibilità a intervenire. Alle politiche economiche nazionali spetta un compito diverso e complementare, quello di attenuare le disuguaglianze prodotte dai rincari. Come sottolinea il Sole 24 Ore, gli effetti delle variazioni dei prezzi dipendono infatti anche dalle caratteristiche istituzionali ed economiche dei singoli Stati e non possono essere affrontati soltanto con gli strumenti di Francoforte.

La conclusione dell’analisi del quotidiano è che la lotta all’inflazione passa anche dalla capacità di spiegare le decisioni. Per la Bce significa interrogarsi su come ridurre sia il divario percettivo sia quello nazionale; per le banche centrali dei singoli Paesi significa contribuire, nel proprio ambito, a rendere più comprensibile il messaggio comune. Controllare i prezzi e contenere la paura dei prezzi sono sfide collegate, ma non coincidenti: ignorare la seconda può indebolire anche la prima.

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