L’economista della Cattolica promuove il taglio Irpef al 33% e il fondo previdenziale per i nuovi nati, ma avverte: sulla tassazione sostitutiva e sulle pensioni anticipate prevale il sapore elettorale
Quanto può dirsi elettorale l’ultima manovra del Governo Meloni? Per Paolo Balduzzi, ricercatore in Scienza delle finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervistato da Matteo Marcelli per Avvenire, la risposta non è netta. Di sicuro, però, alcune misure hanno «un po’ quel sapore».
Il nodo della flat tax
Sotto la lente dell’economista finisce in particolare l’allargamento del regime di imposta sostitutiva: l’estensione del regime forfettario fino a 100mila euro per i lavoratori autonomi e il ricorso alla cedolare secca. Norme che, riconosce Balduzzi ad Avvenire, «possono avere un senso», perché «rendono più facile concedere delle abitazioni e rendono più equo il sistema di tassazione per le partite Iva». D’altro canto, osserva, «non si può ignorare che mettono a forte repentaglio la giustizia tributaria del Paese: se facciamo pagare ad alcuni percettori di reddito un’aliquota proporzionale molto bassa, stiamo anche dicendo che questi redditi hanno un trattamento molto più favorevole rispetto al reddito da lavoro di milioni di altre persone che queste agevolazioni non le hanno».
Irpef al 33%, un segnale al ceto medio
Promossa invece la misura bandiera della legge di bilancio, l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% fino a 55mila euro di reddito. «Penso sia una misura positiva, non sufficiente ma comunque positiva», spiega Balduzzi ad Avvenire, «perché stiamo parlando della tipologia di lavoratori che contribuiscono più di tutti gli altri in proporzione al finanziamento della spesa pubblica». Un buon intervento, dunque, «pur con tutti i limiti del caso», che riconosce il peso dei redditi medi.
Giovani, incentivi da verificare
Sul pacchetto per i giovani, che prevede un premio di 2.500 euro per la prima assunzione e la cedolare all’1% sui canoni concordati per gli under 35, il giudizio resta sospeso. «Bisogna vedere i dettagli per capire la portata e a quante persone si applicherà», afferma l’economista, «e soprattutto lo si vedrà ex post, cioè se l’incentivo legato alle nuove assunzioni avrà dato luogo a un effettivo aumento degli impieghi dei giovani». Un buon segnale, aggiunge, anche perché i giovani «dal punto di vista elettorale contano poco rispetto ad altre categorie». Ma potrebbe rivelarsi «particolarmente lungimirante», a differenza degli interventi sulle pensioni.
Pensioni anticipate, «una pietra sulle spalle dei futuri pensionati»
Proprio sulla previdenza arrivano le critiche più severe. La manovra stanzia un fondo di 850 milioni per l’uscita anticipata a 64 anni con 36 di contributi, i cui contorni saranno definiti più avanti con un decreto ad hoc. «Interventi che riscrivono Quota 100, 102 o 103 hanno uno squisito sapore elettorale e sono un’ingiustizia verso chi per pochi mesi di nascita viene escluso», sostiene Balduzzi su Avvenire. Per il ricercatore il sistema non può permettersi ulteriori anticipi non basati sulla logica totalmente contributiva: «Altrimenti si mette a rischio la stabilità del sistema e le pensioni di chi uscirà dal lavoro tra qualche anno. Ogni anticipo pensionistico è una pietra tirata addosso a chi dovrà andare in pensione nei prossimi anni. È un terno al lotto».
Il fondo per i nuovi nati
Più positivo il giudizio sull’apertura di una posizione previdenziale per ogni nuovo nato. «Non è malvagia dal punto di vista culturale», osserva Balduzzi, «perché crea o dovrebbe creare consapevolezza che alla pensione bisogna pensarci da subito». Restano però alcuni dubbi: «Si applica ai cittadini italiani o a tutti i nuovi nati nel Paese? C’è una bella differenza e non sono sicuro che il governo la voglia applicare anche agli stranieri nati in Italia». Decisiva, inoltre, la durata: «Siamo abituati a misure sperimentali e brevi. Ha senso se dura ed è valida a partire dal 2027 per tutti gli anni a venire». Quanto agli effetti demografici, l’economista è netto: «Non è un incentivo alla natalità, che dipende dalla stabilità delle regole nel tempo».
Banche e Tobin tax
Sul nuovo contributo chiesto alle banche, imposto anche senza interlocuzioni, Balduzzi parla ad Avvenire di «una questione rilevante, più politica che economica». Si tratta di «un settore con profitti elevati che in passato ha ricevuto aiuti di Stato», e che quindi «in un certo senso è in debito con lo Stato». L’economista si aspetta tuttavia «battaglie in Parlamento» e non esclude che «potrebbero saltare le coperture di alcune misure».
Infine la Tobin tax, che verrà alzata. Si poteva fare di più sulle rendite finanziarie? «Si può e si deve fare di più», conclude Balduzzi, «ma serve coordinamento internazionale e in Italia c’è un grosso buco sul prelievo da grandi patrimoni e redditi da capitale».
Per saperne di più:

La patrimoniale del 5% in California è colpa dell’Europa | L’analisi del Wall Street Journal

Manovra 2027: finanza ed energia pagano il conto per restare sotto il 3% di deficit, con Tobin tax e...

Manovra, la vera misura è la prudenza | L'analisi

Manovra, banche e assicurazioni pagano il conto: oltre 5 miliardi nel 2027 | L’analisi

La progressività fiscale si dissolve tra flat tax e cedolari | L'analisi







