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La patrimoniale del 5% in California è colpa dell’Europa | L’analisi del Wall Street Journal

Il duello tra Gabriel Zucman e la Hoover Institution sulla Prop. 40 riaccende il dibattito sulla tassazione dei grandi patrimoni. E secondo il Wall Street Journal mette a nudo le debolezze degli argomenti a favore dell’imposta.

Se non altro, il dibattito sulla tassa patrimoniale che i californiani troveranno sulla scheda elettorale il 3 novembre sta mostrando tutta la fragilità delle ragioni di chi la sostiene. È la tesi del Wall Street Journal, che in un editoriale prende di mira le “acrobazie intellettuali” di Gabriel Zucman, l’economista francese oggi in forza a Berkeley e tra i principali promotori della Prop. 40.

Il nodo dei numeri

Il terreno di scontro è uno studio della Hoover Institution. I sostenitori della Prop. 40 affermano che l’imposta, presentata come una tantum, del 5% sui residenti con un patrimonio netto superiore al miliardo di dollari porterebbe nelle casse dello Stato 100 miliardi di dollari. Una stima che, osserva il quotidiano americano, non tiene conto del fatto che molti miliardari lasceranno la California.

Gli economisti della Hoover Benjamin Jaros e Joshua Rauh calcolano invece che il gettito si fermerebbe a 30 miliardi, considerando che i tribunali probabilmente bloccheranno alcune disposizioni e che una parte dei miliardari se ne andrà. Non solo: secondo i due studiosi, il calo del gettito dell’imposta sul reddito negli anni successivi supererebbe di 38,9 miliardi le entrate garantite dalla patrimoniale.

La replica di Zucman

Zucman contesta l’impostazione: a suo dire, gli economisti della Hoover sbagliano a ritenere che i miliardari faranno le valigie perché temono che l’imposta venga prorogata. “In tutto il mondo agli studenti di economia si insegna che questo non è un modo corretto di modellare i comportamenti”, ha scritto su X.

Il Wall Street Journal ribatte richiamando Jason Furman, già consigliere economico di Barack Obama, secondo cui il metodo standard per stimare l’effetto di una misura fiscale sul gettito consiste proprio nel considerare le “conseguenze comportamentali” della legge. E ironizza: credevamo che gli economisti di sinistra credessero nella “spinta gentile” dei cambiamenti di comportamento.

Nel mirino del quotidiano finisce anche la scuola francese nel suo complesso. Zucman e i suoi celebri colleghi Thomas Piketty ed Emmanuel Saez, sostiene il giornale, non credono che tasse elevate e un welfare generoso incidano in modo sostanziale sugli incentivi a lavorare e investire. E quando le persone reagiscono in modo prevedibile agli incentivi distorti creati dalla politica, gli economisti francesi parlano di comportamento irrazionale. Come nel caso, appunto, della patrimoniale.

Una tassa davvero “una tantum”?

Ma è davvero irrazionale fuggire da una tassa sul patrimonio? Come spiegano gli economisti della Hoover, la Prop. 40 elimina il tetto costituzionale statale sull’imposta sui beni personali immateriali. “Una volta rimosso quel limite, future iniziative referendarie e interventi legislativi potranno basarsi sul potere conferito da questo emendamento per imporre ulteriori imposte patrimoniali, con qualsiasi soglia”, scrivono Jaros e Rauh. La Prop. 40 consentirebbe inoltre a una maggioranza dei due terzi del Parlamento statale, a guida democratica, di prorogare l’imposta e abbassare la soglia di reddito.

I promotori sostengono che la patrimoniale serva a compensare i presunti tagli a Medicaid previsti dalla legge fiscale approvata lo scorso anno dai repubblicani. Ma, fa notare il Wall Street Journal, i pagamenti federali per Medicaid sono cresciuti del 14% negli ultimi anni e la maggior parte dei risparmi della riforma repubblicana del 2025 non scatterà prima di diversi anni: nel frattempo, il gettito della patrimoniale finirà per consolidare una spesa sanitaria più elevata.

Il precedente californiano

Una volta speso il gettito “una tantum”, prevede il quotidiano, i sostenitori dell’imposta ne chiederanno la proroga. C’est la vie in California, commenta il giornale. Nel 2012 i democratici convinsero gli elettori ad aumentare temporaneamente le imposte sui redditi più alti; quattro anni dopo chiesero di estendere l’aumento fino al 2030; quest’anno puntano a renderlo permanente.

Anche la soglia patrimoniale, secondo il Wall Street Journal, verrà probabilmente abbassata per colpire un numero maggiore di contribuenti, soprattutto per compensare le perdite di gettito dovute alla partenza dei miliardari. Lo stesso Zucman lo ha lasciato intendere: “Questa tassa una tantum è solo il punto di partenza di ciò che potrebbe essere”, ha dichiarato al sito d’informazione Capital & Main.

L’economista ha anche proposto una patrimoniale annuale del 2%: “Anche considerando che alcuni miliardari si trasferiranno, lo Stato starebbe comunque molto meglio con un’imposta annuale del 2% sul patrimonio”. Un’ammissione, osserva il quotidiano, che alcuni miliardari lasceranno davvero la California.

Il potere dei miliardari

Zucman lamenta inoltre che molti miliardari usino la propria ricchezza per promuovere il libero mercato e la libertà individuale. “Tutto ciò che sta a valle del sistema politico, compresi i tribunali, il potere regolatorio, la politica economica, l’indipendenza dei media e così via, è condizionato dall’ondata di influenza dei miliardari“, ha affermato in un’intervista pubblicata sul sito dell’Università di Berkeley.

La conclusione del Wall Street Journal è netta: gli economisti francesi di sinistra sono tra i principali architetti intellettuali dell’attuale tumulto fiscale e politico della Francia e dell’Europa. E viene quasi da chiedersi, chiosa il giornale, se siano così determinati a far commettere gli stessi errori agli Stati Uniti perché il successo relativo dell’America rappresenta una smentita imbarazzante delle loro idee.

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