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Banche e riarmo: tassare la rendita senza frenare il credito alle Pmi | La proposta

Colpire la rendita finanziaria che alimenta i grandi fondi d’investimento, distinguere le banche in base alla loro attività e indirizzare le risorse verso famiglie, imprese e transizione ecologica. È la prospettiva indicata da Nazzareno Gabrielli, direttore di Banca Etica, in un’intervista al manifesto che lega il dibattito sulla tassazione bancaria alle scelte europee sul riarmo. Il punto, nella sua analisi, non è soltanto quanto chiedere al settore finanziario, ma quali comportamenti scoraggiare e quali destinazioni dare al gettito.

La critica parte dalle priorità dell’Unione europea. Interpellato dal manifesto sulla possibilità per il governo italiano di utilizzare 14 miliardi di euro per il riarmo attraverso la flessibilità di bilancio, Gabrielli contesta una politica che allenta i vincoli per le spese militari senza concedere lo stesso spazio agli interventi sociali. A suo giudizio, l’aumento degli investimenti in armamenti non rende l’Europa più sicura e rischia di rafforzare la dipendenza dagli Stati Uniti, perché una parte rilevante della nuova spesa finirebbe per acquistare sistemi d’arma americani.

Da qui la richiesta di una fiscalità capace di distinguere tra attività finanziarie diverse. Gabrielli si dice favorevole a una tassazione specifica che colpisca le operazioni più speculative e il sostegno ai combustibili fossili e al riarmo, settori ai quali associa costi climatici e geopolitici per la collettività. Al contrario, sostiene, andrebbero evitate misure che ostacolino la funzione sociale delle banche: finanziare famiglie e imprese e sostenere l’economia reale.

Sul contributo di cinque miliardi richiesto a banche e assicurazioni nella manovra, il direttore di Banca Etica non esclude la ragionevolezza di uno sforzo aggiuntivo. Nell’intervista al manifesto osserva che i maggiori istituti continuano a produrre utili elevati e a distribuire dividendi consistenti, pur ricordando che il settore è già sottoposto ad addizionali fiscali. La distinzione decisiva, però, riguarda il modello d’impresa: una banca cooperativa legata ai territori non può essere considerata alla stessa stregua di un grande gruppo quotato.

Gabrielli accoglie quindi positivamente il riconoscimento di questa differenza, ma chiede un passo ulteriore: premiare le iniziative di redistribuzione. Come esempio cita la scelta di Banca Etica di destinare, tra il 2023 e il 2024, il 10% degli utili alla riduzione delle rate dei mutui dei clienti più fragili, colpiti dall’aumento dei tassi. Estendere pratiche simili, sostiene, aiuterebbe ad affrontare una crisi sociale aggravata dall’inflazione e dalla debolezza dei salari.

Un altro nodo è la tassa sulle transazioni finanziarie. Gabrielli ne riconosce l’utilità potenziale, soprattutto per le operazioni ad alta frequenza, nelle quali gli algoritmi comprano e rivendono titoli in pochi istanti per sfruttare le oscillazioni dei prezzi. Il suo giudizio sulla misura governativa resta però critico: secondo quanto spiega al manifesto, non si tratta di una vera Tobin Tax, perché l’obiettivo sarebbe reperire risorse anziché scoraggiare la speculazione.

Anche la destinazione del gettito diventa dunque essenziale. Impiegare quelle entrate nella spesa sociale e nella lotta ai cambiamenti climatici avvicinerebbe la misura alla finalità originaria della tassa, mentre utilizzarle per spese militari o attività fossili ne rovescerebbe il significato. Per Gabrielli, inoltre, sarebbe preferibile un intervento organico sulla progressività fiscale e sulla tassazione dei capitali rispetto a prelievi straordinari e indistinti.

La proposta più netta riguarda infine i dividendi. Nell’intervista al manifesto, il direttore di Banca Etica afferma che circa il 70% dei dividendi miliardari delle grandi banche italiane arricchisce fondi d’investimento stranieri come BlackRock, Vanguard e Norges, mentre soltanto il 15% raggiunge famiglie e investitori al dettaglio italiani. Nella sua lettura, si tratta di risorse che in larga parte escono dal Paese e spesso dall’Europa.

Per questo Gabrielli invita a spostare l’attenzione dagli extraprofitti agli “extra-dividendi”. L’obiettivo sarebbe tassare la rendita distribuita ai grandi investitori senza ridurre la capacità degli istituti di concedere prestiti. È su questa distinzione, tra ricchezza che lascia il circuito del credito e risorse che sostengono famiglie e imprese, che si concentra la sua proposta di una fiscalità bancaria più selettiva.

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