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Exit tax, il piano del governo mette alla prova l’attrattività dell’Italia per i super-ricchi: il prelievo sulle plusvalenze | L’analisi del Financial Times

Una tassa sulle plusvalenze non realizzate di chi trasferisce la residenza fuori dall’Italia rischia di incrinare l’attrattività del Paese per i grandi patrimoni internazionali. È il quadro delineato dal Financial Times, che raccoglie i timori dei professionisti della fiscalità patrimoniale sulla proposta del governo di Giorgia Meloni: un intervento pensato per colpire i contribuenti più facoltosi, ma che potrebbe scoraggiare nuovi arrivi e spingere alcuni residenti ad anticipare la partenza.

Secondo quanto riferisce il quotidiano britannico, il progetto inserito nella bozza di bilancio prevede un prelievo del 26% sui guadagni maturati sulla carta per chi lascia l’Italia possedendo attività per almeno 800mila euro. Il nodo è la tassazione di incrementi di valore non ancora concretizzati attraverso una vendita. La proposta, che deve ottenere l’approvazione parlamentare, riguarderebbe chi è stato fiscalmente residente in Italia per sei dei dieci anni precedenti il trasferimento all’estero.

Il Financial Times precisa che sarebbe possibile ottenere un rimborso qualora le attività finanziarie non venissero liquidate per alcuni anni dopo la partenza. Tempi e condizioni di questo meccanismo diventano quindi un elemento centrale per valutare il peso effettivo del prelievo.

Il rischio di partenze anticipate

Le perplessità raccolte dal Financial Times riguardano soprattutto la prevedibilità delle regole per chi sceglie dove stabilire la propria residenza. Charlie Sosna, responsabile del settore private wealth e tax dello studio Mishcon de Reya, considera l’intervento sufficientemente rilevante da generare forte apprensione tra i clienti che si sono trasferiti in Italia o vi hanno stabilito la propria base.

Un possibile effetto paradossale viene indicato da Tim Stovold, responsabile fiscale di Moore Kingston Smith: la soglia dei sei anni potrebbe incoraggiare alcuni contribuenti a lasciare il Paese prima di raggiungerla, evitando così di ricadere nel perimetro dell’imposta. Nella lettura riportata dal quotidiano, una misura concepita per tassare la ricchezza in uscita potrebbe dunque ridurre l’incentivo a costruire una residenza di lungo periodo in Italia.

La tensione con gli incentivi agli arrivi

La proposta si inserisce in un quadro nel quale l’Italia ha cercato di attrarre contribuenti facoltosi attraverso agevolazioni fiscali. Il Financial Times ricorda il regime della flat tax per i nuovi residenti, che consente di versare un importo annuale fisso sui redditi esteri per un periodo di quindici anni. All’avvio, nel 2017, il prelievo era di 100mila euro l’anno; secondo il quotidiano, dopo due aumenti è arrivato a 300mila euro.

Accanto a questo strumento, Roma ha offerto agevolazioni ai lavoratori qualificati che si trasferiscono in Italia, compresi gli italiani di ritorno, attraverso la tassazione di una sola parte del reddito per cinque anni. Si tratta di misure distinte, ma accomunate dall’obiettivo di incentivare l’insediamento nel Paese.

Il contrasto evidenziato dal Financial Times è quindi tra la convenienza fiscale offerta all’ingresso e il potenziale costo imposto all’uscita. Sullo sfondo c’è anche il dibattito sulla presenza dei super-ricchi stranieri a Milano, richiamato dal quotidiano nel ricostruire gli aumenti della flat tax.

Gettito contenuto, possibili effetti sulle scelte di residenza

Le entrate attese appaiono limitate rispetto alla sensibilità del tema. Il Financial Times riporta una previsione di 3,7 milioni di euro nel primo anno di applicazione, poco più di 6,7 milioni annui nei quattro successivi e una discesa a 3,4 milioni l’anno dal 2032, quando inizierebbero a pesare le richieste di rimborso.

Il punto critico, nel quadro tracciato dal quotidiano britannico, non è dunque soltanto il gettito, ma l’effetto sulle decisioni di chi può scegliere tra più Paesi dove vivere e detenere il proprio patrimonio. Il rischio segnalato dai consulenti è che l’incertezza sulle condizioni di uscita indebolisca la capacità italiana di attrarre e trattenere residenti facoltosi. Il Financial Times riferisce che il ministero dell’Economia italiano non ha risposto alla richiesta di commento.

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