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Una rivolta senza memoria: la gioventù europea in piazza senza ideali e senza modelli da seguire | L’editoriale di Ernesto Galli della Loggia

Le nuove generazioni che scendono in piazza vogliono abbattere il mondo, ma non sanno quale costruire. È la tesi che Ernesto Galli della Loggia sviluppa in un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, intitolato “Una rivolta senza memoria”, in cui lo storico prende le distanze dall’entusiasmo della segretaria del Pd Elly Schlein. “Quando le nuove generazioni scendono in piazza è una buona notizia per la democrazia”, aveva detto Schlein. “Dipende”, è la replica dell’editorialista.

Un secolo di ribellioni giovanili

Secondo Galli della Loggia, già dagli anni Venti del Novecento, e risalendo ancora più indietro fino alle rivoluzioni europee tra il 1789 e il 1848, l’avanguardia della gioventù del continente ripudia i propri padri e il proprio passato, alla ricerca di qualcosa con cui sostituirlo. Una ricerca che, osserva sul Corriere della Sera, si è spesso tradotta in forme distruttive. La Prima guerra mondiale vide la gioventù europea gettarsi “tripudiante” nella fornace; poi comunismo, fascismo e nazismo la resero ogni volta protagonista assoluta.

Il trentennio 1945-1975 avrebbe rappresentato soltanto una parentesi: le devastazioni della Seconda guerra mondiale produssero un ripiegamento della coscienza collettiva nella dimensione individuale, dominata dalla ricostruzione e dall’adesione conformistica ai due modelli ideologici dei vincitori, la democrazia o il comunismo.

Il Sessantotto e la crisi dei valori collettivi

Già il ’68, scrive l’editorialista, segnalò che quella parentesi stava per chiudersi e che tornava a emergere un problema antico: il binomio democrazia rappresentativa e capitalismo fatica ad assicurare la propria riproduzione culturale. Le società fondate sulla democrazia capitalistica, invece di produrre valori, ideali e comportamenti coerenti con i propri principi, tenderebbero strutturalmente a fare l’opposto, alimentando fattori disgregativi delle loro stesse premesse.

Contrariamente a quanto immaginava Marx, sostiene Galli della Loggia, nel futuro del capitalismo non c’è la caduta del profitto e la crisi economica, ma la perdita dei valori collettivi, la disgregazione del rapporto tra generazioni e la dissoluzione del legame sociale per effetto dell’individualismo. Un futuro che sembra ormai coincidere con il presente: un inizio di secolo segnato dalla prevalenza della finanza sull’industria, dalla scomparsa di secolari aggregati sociali e dal potere quasi illimitato della tecnoscienza, capace di dettare perfino le forme e i contenuti del pensiero.

La scuola come “ammortizzatore” del disagio

Al centro di questo terremoto c’è, per l’autore, la crisi dei luoghi deputati alla formazione della soggettività: la famiglia, oggi in molti casi sul punto di scomparire, e soprattutto la scuola. Quest’ultima starebbe perdendo la sua duplice funzione storica: trasmettere le conoscenze, stabilendo un rapporto con il passato, e disciplinare socialmente. Al suo posto, osserva l’editoriale del Corriere della Sera, subentra una scuola culturalmente svuotata e sempre più intesa come “contenitore-ammortizzatore del disagio sociale”, camuffato sotto l’etichetta politicamente corretta dell’“inclusione”.

Senza idee-forza né Maestri

Ne deriva il ritratto di una gioventù europea che vive nella “sterilità ideale” di una democrazia capitalistica dominata dalla tecnostruttura scientifico-finanziaria. Da tempo, rileva Galli della Loggia, non emergono nuove idee-forza né nuove speranze, non si aprono grandi discussioni, non ci sono più “né Maestri né Grandi Libri”. È naturale, allora, che questa generazione sia tentata dalla rivolta, forse sognando che diventi il preludio di qualcos’altro, magari della rivoluzione.

Ma per fare la rivoluzione, avverte lo storico, servono proprio ciò che manca: un passato e una religione. L’editorialista richiama Foucault, secondo cui “la Bibbia è stata l’arma della miseria e dell’insurrezione”, e ricorda come la rivoluzione francese, quella russa e quella democratica si siano tutte nutrite di una mobilitazione animata da antiche idee e da radici lontane.

Dalla rivolta al saccheggio

Amputata del passato fin dalla scuola e “orgogliosamente senza Dio”, la gioventù d’Europa cercherebbe dunque invano la via della rivoluzione. La storia, secondo Galli della Loggia, forse non le concede neppure quella della rivolta, ma al massimo quella delle convulsioni e del saccheggio, come hanno mostrato i recenti disordini di Milano. E dopo il saccheggio, conclude amaramente, resta il nulla: “bene che vada il gusto d’indossare una felpa rubata”.

La chiusura dell’editoriale è affidata a Napoleone, esponente di quella gioventù europea che per prima mise a soqquadro il mondo, secondo cui la rivoluzione è “un’idea che ha trovato delle baionette”. Le baionette, chiosa Galli della Loggia sul Corriere della Sera, possono forse essere sostituite dai sampietrini. L’idea, invece, no. Ed è proprio questo, piaccia o no, il problema.

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