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Meloni e l’autunno della protesta | L’analisi di Les Echos

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La stabilità politica non basta più a mettere al riparo Giorgia Meloni dal malcontento sociale. Tra salari deboli, rincari dell’energia e margini di bilancio ridotti, il governo italiano affronta una stagione di proteste che rischia di complicarne il percorso verso le prossime elezioni. È la lettura proposta da Olivier Tosseri su Les Echos: il terreno decisivo del confronto si sta spostando dalla durata dell’esecutivo alla capacità delle famiglie di arrivare a fine mese.

Secondo la ricostruzione del quotidiano francese, quasi un milione di studenti, insegnanti, operai e dipendenti pubblici ha partecipato allo sciopero nazionale del 30 ottobre promosso dall’Unione Sindacale di Base. In settanta città, le manifestazioni hanno dato voce a rivendicazioni diverse ma convergenti: il costo della vita e dell’energia, l’aumento delle disuguaglianze, le difficoltà abitative dei giovani e il deterioramento della scuola pubblica.

Les Echos descrive una mobilitazione che si è estesa anche ad autotrasportatori e agricoltori. I blocchi degli assi stradali nel Sud, organizzati contro i rincari dei carburanti, avrebbero provocato carenze nei supermercati e nelle farmacie. Il giornale riferisce inoltre di saccheggi e scontri con le forze dell’ordine al termine delle manifestazioni del 17 ottobre in diverse città del Nord, tra cui Milano, Bologna e Torino.

Il richiamo all’“autunno caldo” del 1969 attraversa così l’analisi di Tosseri. Non come equivalenza automatica tra stagioni storiche differenti, ma come immagine della pressione esercitata dalla piazza su un governo che aveva fatto della continuità politica uno dei propri principali argomenti.

La risposta dell’esecutivo, osserva Les Echos, si è concentrata sulla sicurezza. Una scelta che non scioglie però il nodo economico alla base delle rivendicazioni. Le risorse della manovra per il 2027 sono limitate e un debito pubblico vicino al 137% del Pil restringe lo spazio per nuovi interventi. Il governo deve quindi misurarsi con una doppia esigenza: dare risposte alle famiglie senza compromettere la fiducia dei mercati e i rapporti con Bruxelles.

Nell’analisi del quotidiano francese, i dati sull’occupazione non sono sufficienti a compensare il disagio materiale. Meloni rivendica oltre un milione di posti di lavoro creati e una disoccupazione intorno al 6%, ma precarietà e inflazione indeboliscono la percezione di questi risultati. Les Echos riporta un’inflazione al 5,4% in ottobre, attribuendola soprattutto ai rincari energetici, mentre la crescita resta sotto l’1%.

A pesare è anche la debolezza delle retribuzioni. Il giornale richiama dati secondo cui, tra il 2015 e il 2024, i salari reali italiani sono arretrati del 4%. La distanza rispetto ad altri Paesi europei contribuisce ad alimentare soprattutto l’insoddisfazione dei più giovani.

La mobilitazione, nella prospettiva delineata da Les Echos, è destinata a proseguire verso lo sciopero generale proclamato per il 21 novembre, coinvolgendo settore pubblico, lavoratori privati e trasporti. Per Meloni, la difficoltà politica è evidente: una campagna elettorale costruita sulla stabilità rischia di essere incalzata da una domanda più concreta. Non soltanto quanto sia durato il governo, ma quanto sia migliorata la vita degli italiani durante la sua permanenza al potere.

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