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Innovazione, la sfida europea è trasformare la ricerca in industria | La proposta di Maurizio Casasco, responsabile del dipartimento Economia di Forza Italia

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Dalla ricerca alle fabbriche, dai prototipi al mercato: è su questo passaggio che si gioca la capacità dell’Europa di competere nelle tecnologie avanzate. In un intervento sul Sole 24 Ore, Maurizio Casasco, responsabile del dipartimento Economia di Forza Italia, propone un’agenda industriale che metta insieme investimenti, capitali privati e domanda pubblica. L’obiettivo non è l’autosufficienza, ma la riduzione di una dipendenza tecnologica che l’autore considera eccessivamente asimmetrica.

Il punto di partenza è una filiera nella quale energia, semiconduttori, data center, intelligenza artificiale e manifattura sono strettamente collegati. Secondo l’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore, la debolezza europea non nasce soltanto dalla disponibilità di conoscenze: molte tecnologie prendono forma anche nei laboratori del continente, ma faticano a diventare imprese capaci di conquistare clienti e crescere sui mercati internazionali.

La proposta distingue tre direttrici: recuperare terreno nell’energia e nelle infrastrutture tecnologiche, difendere le eccellenze già esistenti e costruire una leadership nei settori ancora aperti alla competizione. Casasco richiama il ruolo dell’olandese ASML nella litografia per i semiconduttori e individua nell’intelligenza artificiale applicata all’industria uno spazio nel quale valorizzare processi produttivi, robotica e dati delle fabbriche.

Sul versante dei finanziamenti, l’intervento sul Sole 24 Ore invita a concentrare le risorse su poche priorità. Il confronto proposto è con la Darpa statunitense, alla quale l’autore attribuisce investimenti per quattro miliardi di dollari annui, mentre i due strumenti europei equivalenti, non nominati nel testo, disporrebbero complessivamente di risorse sei volte inferiori. Il modello richiamato è anche quello della tedesca Sprind, che finanzia innovazioni dirompenti per fasi, interrompendo il sostegno quando non vengono raggiunti i traguardi previsti.

Da qui l’ipotesi di un fondo pilota comune tra Italia e Germania, finanziato riallocando incentivi esistenti. A sostegno della proposta, Casasco indica nel 18% la quota congiunta dei due Paesi nell’export mondiale di macchinari avanzati e robotica, una percentuale che nell’articolo viene accostata a quella cinese.

Un secondo nodo riguarda il capitale necessario per far crescere le imprese. Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore nell’intervento, i fondi pensione europei destinano al venture capital circa lo 0,1% del patrimonio, contro il 2% di quelli americani. La proposta è convogliare più risorse private verso le aziende tecnologiche con maggiori prospettive di sviluppo.

Ma finanziare l’offerta non basta: occorre creare anche un mercato. Casasco sostiene il regime societario europeo unico Eu Inc. e propone di utilizzare gli acquisti pubblici come primo banco di prova delle tecnologie emergenti. Nell’articolo, il valore degli appalti pubblici europei viene indicato in oltre duemila miliardi di euro annui: riservarne l’1% alle nuove tecnologie significherebbe mobilitare circa venti miliardi.

Le imprese a controllo pubblico potrebbero assumere il ruolo di primi clienti. Il caso citato dal Sole 24 Ore è Fincantieri, con l’intelligenza artificiale di Domyn e i robot di Generative Bionics. Per Casasco, rapporti di questo tipo dovrebbero diventare una pratica sistematica, anziché restare eccezioni.

L’agenda si inserisce nel percorso del piano industriale per l’Italia e per l’Europa presentato da Forza Italia nel 2025. La questione politica, nella lettura proposta sul Sole 24 Ore, è affiancare alle risorse decisioni più rapide e una maggiore accettazione del rischio imprenditoriale: senza imprese capaci di industrializzare l’innovazione, la ricerca rischia di non tradursi in crescita e competitività.

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