Il docente di Diritto dell’Università di Bologna, intervistato durante l’evento dell’Osservatorio Riparte l’Italia, riflette sulla trasformazione della mobilità attraverso l’automazione e la connessione dei veicoli. Al centro il concetto di sicurezza funzionale, il rapporto tra diritto e scienza e la necessità di garantire un’innovazione tecnologica realmente al servizio dell’uomo.
La rivoluzione della mobilità promette più efficienza, maggiore sicurezza e nuove opportunità di inclusione, ma richiede un ripensamento profondo dei modelli con cui vengono progettati e valutati i sistemi tecnologici. È la riflessione proposta da Enrico Al Mureden, docente di Diritto all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, intervistato il 15 ottobre 2026 a Roma, in occasione dell’evento “Insieme per il futuro di Roma e del Lazio – Un anno dopo”, promosso dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, in partnership con Aeroporti di Roma, presso la Fondazione Civita.
Al Mureden, intervenuto anche nel panel “Infrastrutture e logistica per l’Italia che cambia”, ha approfondito le implicazioni della trasformazione tecnologica nel settore dei trasporti, soffermandosi sul rapporto tra intelligenza artificiale, guida automatizzata e sicurezza.
Un contributo che ha evidenziato la necessità di affrontare queste sfide attraverso il dialogo tra diritto, scienza, istituzioni e imprese, mantenendo sempre al centro la complessità della persona.
Enrico Al Mureden: «La mobilità è un fattore di sviluppo della persona»
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il valore della mobilità come strumento di crescita economica e sociale.
Secondo Enrico Al Mureden, la possibilità di spostarsi e di accedere a nuove opportunità rappresenta un elemento fondamentale non soltanto per il funzionamento dell’economia, ma anche per lo sviluppo individuale.
«La mobilità è veramente il fattore abilitante non solo dell’economia ma anche dello sviluppo della persona».
Una riflessione che amplia il significato delle infrastrutture e dei servizi di trasporto, collegandoli direttamente alla qualità della vita.
In questa prospettiva, la mobilità non può essere considerata esclusivamente una questione tecnica o organizzativa.
Rappresenta anche uno strumento attraverso il quale le persone possono accedere a opportunità e partecipare alla vita economica e sociale.
È proprio per questo motivo che la trasformazione tecnologica del settore assume un’importanza particolare.
Intelligenza artificiale e guida automatizzata, le opportunità della nuova mobilità
Nel corso dell’intervista, Al Mureden ha richiamato la rivoluzione tecnologica che sta interessando il mondo della mobilità.
L’automazione e la crescente connessione dei sistemi di guida possono aprire nuove prospettive sul piano dell’efficienza, della sicurezza e dell’inclusione.
Si tratta di innovazioni che promettono di modificare profondamente il rapporto tra persone, veicoli e infrastrutture.
Secondo il docente dell’Università di Bologna, tuttavia, affinché queste opportunità possano concretizzarsi è necessario accompagnare il progresso tecnologico con una diversa concezione della sicurezza.
I sistemi automatizzati e connessi presentano infatti caratteristiche di complessità che richiedono strumenti di analisi e valutazione adeguati.
L’obiettivo non è soltanto sviluppare tecnologie sempre più avanzate, ma garantire che possano operare in maniera affidabile nelle condizioni reali.
La sicurezza dei sistemi complessi, oltre il funzionamento delle singole componenti
Uno degli aspetti più interessanti della riflessione di Enrico Al Mureden riguarda il superamento della concezione tradizionale della sicurezza.
Per lungo tempo, ha spiegato il docente, l’affidabilità dei sistemi è stata costruita considerando soprattutto la capacità delle singole componenti di svolgere correttamente la propria funzione.
Un modello che ha consentito importanti risultati, ma che oggi deve confrontarsi con una realtà tecnologica sempre più complessa.
Al Mureden ha evidenziato come gli incidenti possano verificarsi anche quando i diversi elementi di un sistema funzionano correttamente.
Il problema può infatti nascere dalle interazioni tra componenti differenti, soprattutto quando si verificano situazioni impreviste.
Questa consapevolezza richiede di guardare alla sicurezza non soltanto come alla somma delle prestazioni dei singoli elementi, ma come a una proprietà dell’intero sistema.
Una prospettiva particolarmente rilevante per le tecnologie di guida automatizzata, nelle quali veicoli, software, infrastrutture e comportamenti umani interagiscono continuamente.
Sicurezza funzionale, la nuova sfida tra diritto e scienza
Per affrontare la complessità dei sistemi automatizzati, Al Mureden ha richiamato il concetto di sicurezza funzionale, sviluppato attraverso il confronto interdisciplinare tra diritto e discipline scientifiche.
Nella prospettiva illustrata dal docente, la sicurezza funzionale deve consentire di progettare sistemi affidabili anche quando si verificano condizioni che non possono essere completamente previste.
Si tratta di un cambiamento importante rispetto ai modelli di valutazione basati esclusivamente sulla corretta esecuzione delle singole funzioni.
L’attenzione si sposta verso la capacità complessiva del sistema di affrontare situazioni complesse e impreviste.
Questo approccio assume particolare rilievo nell’ambito dell’intelligenza artificiale applicata alla mobilità, dove l’elevato numero di variabili rende difficile anticipare ogni possibile scenario.
Per Al Mureden, il dialogo tra competenze giuridiche e scientifiche rappresenta una condizione essenziale per sviluppare nuovi criteri di affidabilità.
L’obiettivo è fare in modo che le promesse dell’innovazione tecnologica possano tradursi in benefici concreti per le persone.
Mobilità intelligente, la persona deve rimanere al centro dell’innovazione
Un altro elemento centrale dell’intervista ha riguardato la necessità di adottare un approccio antropocentrico all’intelligenza artificiale e alla mobilità.
Al Mureden ha osservato come il riferimento alla centralità della persona sia ricorrente nel dibattito sulle nuove tecnologie.
Tuttavia, questa impostazione deve trovare una concreta applicazione anche nei criteri utilizzati per progettare e valutare la sicurezza dei sistemi.
La persona, infatti, non può essere ridotta a comportamenti rigidamente predeterminati.
Le situazioni reali presentano una complessità che richiede modelli capaci di considerare l’imprevedibilità delle interazioni umane.
Per questo motivo, secondo il docente dell’Università di Bologna, la sicurezza deve essere ripensata tenendo conto della complessità individuale e sociale.
Un obiettivo che collega direttamente l’innovazione tecnologica alla tutela della persona.
Diritto, università e imprese: il valore del dialogo interdisciplinare
Nella parte conclusiva dell’intervista, Enrico Al Mureden ha valorizzato il modello di confronto promosso dall’Osservatorio Riparte l’Italia.
Secondo il docente, uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è la possibilità di mettere in relazione punti di vista differenti, provenienti dal mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale.
La complessità delle trasformazioni tecnologiche richiede infatti un confronto capace di superare i confini delle singole discipline.
Il dialogo tra diritto e scienza rappresenta un esempio di questo approccio, ma il principio può essere esteso alle principali sfide economiche e sociali del Paese.
Ogni soggetto porta nel confronto competenze, esperienze e sensibilità differenti.
La possibilità di far dialogare queste prospettive consente di sviluppare una comprensione più completa dei problemi e di individuare risposte condivise.
Al Mureden ha sottolineato come la pluralità dei punti di vista costituisca una delle principali ricchezze delle iniziative promosse dall’Osservatorio.
Riparte l’Italia, innovazione e sicurezza per costruire la mobilità del futuro
L’intervista a Enrico Al Mureden, realizzata durante l’evento “Insieme per il futuro di Roma e del Lazio – Un anno dopo”, ha portato al centro del confronto una questione fondamentale: il rapporto tra innovazione tecnologica e sicurezza della persona.
Le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, dalla guida automatizzata e dalla crescente connessione dei sistemi di mobilità richiedono infatti un’evoluzione dei modelli di valutazione e progettazione.
Il concetto di sicurezza funzionale, richiamato dal docente dell’Università di Bologna, rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali affrontare questa complessità.
Allo stesso tempo, il dialogo interdisciplinare tra diritto, scienza, istituzioni e imprese assume un ruolo decisivo per accompagnare le trasformazioni tecnologiche.
Una prospettiva che si inserisce nel percorso promosso dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, impegnato a favorire il confronto tra competenze differenti sui principali temi dello sviluppo nazionale.
Perché costruire una mobilità più intelligente significa anche renderla più sicura, inclusiva e capace di rispondere alla complessità delle persone e della società.
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