Il Piemonte cerca una nuova strada industriale senza rinunciare alla propria storia manifatturiera. L’automobile resta centrale, ma non basta più a spiegare l’economia di un territorio che sta rafforzando aerospazio, difesa, alimentare e tecnologie digitali. È il quadro che emerge dal reportage di Christian Benna su L’Economia del Corriere della Sera: una trasformazione ancora esposta alle incertezze internazionali, ma sostenuta dalla capacità delle imprese di diversificare produzioni e mercati.
I numeri riportati dal settimanale mostrano una regione che torna a crescere. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni piemontesi sono aumentate del 6%, raggiungendo 33 miliardi di euro, contro una media nazionale del 4,5%. A questo risultato si aggiunge l’incremento del 2,5% della produzione industriale nel terzo trimestre. Segnali che non cancellano le difficoltà dell’automotive, ma indicano come il sistema produttivo regionale stia trovando altri fattori di sviluppo.
Secondo la ricostruzione di L’Economia del Corriere della Sera, la spinta arriva soprattutto dalle filiere della meccanica e della meccatronica, cresciute anche attorno all’industria automobilistica e oggi sempre più capaci di operare su mercati diversi. Le competenze accumulate nella lavorazione dei materiali, nell’automazione e nella produzione di macchinari vengono impiegate in attività che vanno dal confezionamento industriale alle tecnologie per l’alimentare. La diversificazione, dunque, non coincide con l’abbandono della manifattura, ma con l’ampliamento delle sue applicazioni.
Il rapporto con l’auto rimane comunque decisivo. Il reportage descrive una ripresa produttiva a Mirafiori forte nel primo semestre e in netto calo nel secondo, con effetti su un indotto che dipende sempre meno da Stellantis e lavora anche per altri costruttori internazionali. È un cambiamento importante: allargare la clientela significa ridurre la dipendenza da un unico gruppo, senza disperdere il patrimonio di capacità costruito attorno alle quattro ruote.
Nel nuovo equilibrio industriale Torino occupa una posizione centrale. Come racconta Benna su L’Economia del Corriere della Sera, il capoluogo sta consolidando il proprio ruolo nell’aerospazio e nella difesa, mentre guarda alla microelettronica, alle infrastrutture per i dati e all’intelligenza artificiale. Tra le produzioni richiamate figurano i moduli per le missioni spaziali realizzati da Thales, i velivoli tattici Spartan di Leonardo e i satelliti di Argotec. I mezzi di trasporto, categoria che comprende anche la componentistica automotive, valgono 7 miliardi di euro di esportazioni.
L’alimentare si avvicina a quella dimensione, con un export di 6 miliardi secondo i dati citati dal settimanale. Attorno ai prodotti si sviluppa inoltre una filiera di tecnologie: macchine per imbottigliare il vino, impianti e packaging destinati ai mercati internazionali. Accanto a queste attività restano rilevanti le specializzazioni dei distretti, dal tessile di Biella alla rubinetteria di Novara e al confezionamento industriale nell’Alessandrino.
Un altro passaggio della trasformazione riguarda i semiconduttori. L’Economia del Corriere della Sera indica nell’avvio dei cantieri del polo Silicon Box a Novara, un investimento da 3,2 miliardi di euro, uno dei progetti centrali per lo sviluppo di una nuova filiera. Sul territorio operano già imprese come Spea, attiva nei sistemi di test per i chip, e Memc. L’obiettivo descritto nel reportage è costruire un indotto legato anche ai semiconduttori per l’intelligenza artificiale, affiancando alla produzione il trasferimento tecnologico, nel quale si inserisce il nuovo istituto AI4Industry.
La fiducia, tuttavia, non equivale al superamento delle difficoltà. L’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte richiamata dal giornale, condotta su 1.200 aziende, restituisce un quadro positivo ma segnato dall’incertezza sui costi energetici e dalle tensioni sui mercati. Il presidente Andrea Amalberto sottolinea il peso degli investimenti già realizzati e della ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Anche le attese delle imprese impongono prudenza: migliorano produzione, occupazione e ordini complessivi, mentre i saldi relativi a redditività e ordini esteri restano negativi.
La sfida piemontese, nella lettura proposta da L’Economia del Corriere della Sera, è quindi trasformare la diversificazione in una crescita duratura. Non si tratta di sostituire l’automobile con un solo nuovo settore dominante, ma di far convivere più specializzazioni, sostenute da ricerca, formazione, infrastrutture e accesso al credito. La tenuta di questo percorso dipenderà dalla capacità di collegare grandi investimenti, piccole e medie imprese e istituzioni, facendo delle competenze industriali esistenti la base per nuove opportunità.
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