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Il cortocircuito della Bce e l’Italia alle strette | L’analisi di Angelo De Mattia

Alla riunione Ecofin si discute della riforma del Patto di Stabilità.

Viene però messo in dubbio che sia presentata una proposta spagnola – cioè della presidenza di turno dell’Unione Europea – come si prevedeva nelle scorse settimane, non essendo ancora mature le condizioni.

Intanto, viene riferito nelle cronache, non si sa con quanto fondamento, che il governo tedesco, modificando l’ermetico rigorismo in proposito, sarebbe orientato verso una proposta mediatoria sul Patto che farebbe leva sul deficit, di cui sarebbe obbligatoria una riduzione annuale, e solo successivamente si affronterebbe il problema del debito.

Insomma, nella riunione odierna, il tema sarà discusso, ma probabilmente si saprà ex ante che non si arriverà a una conclusione impegnativa.

Intanto per l’Italia si prospetta una serie di date, come una sorta di cammino (non ancora corsa) a ostacoli.

Sul debito italiano si pronuncerà l’agenzia Fitch, che sarà seguita il 17 dalla più temuta Moody’s; il 21 la Commissione Europea pubblicherà la sua opinione sul progetto di bilancio per il 2024, mentre il giorno successivo vi sarà l’incontro tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Il precedente giorno 20 è calendarizzata, nell’ordine del giorno della Camera, la discussione sulla ratifica del Mes, ma si pensa che, non prevedendosi per quel giorno la definizione delle modifiche del Patto di Stabilità né del Temporary Framework degli aiuti di Stato, la trattazione di questo argomento slitterà, dal momento che il governo ha legato innanzitutto alla rivisitazione del Patto stesso le decisioni di assumere sulla ratifica in questione.

Altri Paesi sostengono invece la linea contraria chiedendo che prima si decida sul Mes.

Insomma, si tratta di una serie di attese e di impegni collegati che richiedono, da un lato, tempestività e chiarezza nell’assumere una posizione dopo i pronunciamenti delle agenzie sul rating e sull’outlook con le relative conseguenze, dall’altro, di avere una posizione organica, netta ed efficace, su Patto, aiuti di Stato, Mes, Unione Bancaria, inflazione.

Quanto a quest’ultimo punto, la stima flash di Eurostat per la zona euro segnala l’inflazione al consumo a ottobre al 2,9%, nel quadro di una diffusa diminuzione in molti Paesi Ocse.

A questo punto è lecito chiedersi se non si stiano delineando le condizioni per un avvio di una nuova fase della politica monetaria da aprire, in ipotesi, con il consiglio direttivo della Bce il 14 dicembre.

E ciò tenendo conto anche di alcune decisioni paradossali, quali i moniti e le indicazioni della Vigilanza Bce agli istituti sul rischio di credito conseguente agli impatti degli alti tassi sul valore (al ribasso) degli immobili, che potrebbero limitare la possibilità di imprese e famiglie di rimborsare i prestiti.

Con una mano si crea una condizione difficile – le restrizioni monetarie – e con l’altra si adottano misure con la motivazione dei danni provocati dall’altra mano, come se si trattasse di un terzo estraneo.

Torna qui l’esigenza di valutare nella manovra dei tassi di interesse anche i riflessi sulla stabilità finanziaria nonché, più in generale, la necessità di un raccordo tra politica monetaria e politica economica e di finanza pubblica.

Essere costretti a prospettare il predetto rischio di credito può sembrare assurdo; eppure a questo approdo si è arrivati.

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