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L’era del gas non è finita | Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni

«Quando dice che il gas servirà ancora per un tempo limitato, l’Europa mina la fiducia degli investitori».

È il messaggio lanciato da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, intervenuto a Parigi all’Argentina Week, l’evento organizzato dalla Casa Rosada nella sede dell’Ocse per presentare le opportunità di investimento nel Paese con il presidente Javier Milei.

Lo riporta MF-Milano Finanza nell’edizione del 2 ottobre 2026, in un articolo firmato da Angela Zoppo.

Il riferimento del manager al gas arriva in un contesto preciso, per due ragioni.

La prima è la crisi energetica, che in Italia ha spinto Eni a contenere i prezzi di carburanti e bollette.

La seconda è il maxi-progetto da 50 miliardi di dollari che il gruppo sta sviluppando in Argentina insieme alla compagnia statale Ypf, per sfruttare i giacimenti di Vaca Muerta: un potenziale di 20 milioni di tonnellate annue di gas naturale liquefatto.

Alla guida di un gruppo che ha puntato con decisione sul metano, anche in nome della sicurezza energetica, Descalzi ricorda che «alcuni anni fa si diceva che l’era del gas era finita», ma «oggi sappiamo che non è così, perché i mix energetici non si compongono per sostituzione bensì per addizione».

In vent’anni, osserva, il consumo di gas è raddoppiato, mentre gli investimenti non sono cresciuti allo stesso ritmo a causa di una narrativa contraria agli idrocarburi.

«L’Europa ritiene di non avere bisogno di petrolio e gas: ma allora perché il prezzo del petrolio è così alto?

E perché continuiamo a usare petrolio e gas per stabilizzare le rinnovabili?».

E ancora: «La disponibilità di gas per l’Europa è diminuita con le crisi degli ultimi anni, mentre il fabbisogno energetico è aumentato per la crescente domanda dei data center e dell’**intelligenza artificiale».

Le parole del numero uno di Eni accompagnano un annuncio atteso dal mercato: il 26 novembre a Buenos Aires è prevista la decisione finale di investimento sul progetto Argentina Lng, destinato a diventare il più grande nella storia del Paese.

Sul fronte europeo, intanto, la controllata norvegese Vår Energi ha completato l’acquisizione di asset e licenze selezionati da Pandion Energy.

Con l’operazione la società rafforza la propria posizione nelle aree di Gjøa e Åsgard, grazie a una quota del 10% nel giacimento produttivo di Nova, del 20% nello sviluppo Ofelia e del 49% nella scoperta di Sierra Solberg, oltre a un portafoglio di licenze esplorative nell’area di Gjøa.

Insieme ad altre transazioni recenti, questa tornata di acquisizioni sostiene la strategia di Vår Energi di «estendere infrastrutture e durata degli hub energetici gestiti, supportare la produzione a lungo termine, la creazione di valore e la generazione di flussi di cassa».

In Borsa il titolo Eni quotava 24,03 euro (+0,04%), secondo i dati riportati dal quotidiano.

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