L’obbligo di pensare al futuro. Stefano Lepri sulla Stampa osserva che individuare le categorie danneggiate dalle nuove chiusure non era arduo. Stanziare parecchio denaro per risarcirle era necessario e in questa fase appare possibile. L’interrogativo è se funzioneranno le nuove procedure del decreto di ieri, più rapide, per versare i «ristori». Perché o l’Italia coglie l’occasione per risolvere quel problema, o non andrà avanti.
L’estrema inefficienza delle strutture pubbliche ha reso naturale essere scettici sulle promesse di ogni governo. Ha intaccato la fiducia nel futuro. Se le procedure rapide funzioneranno, sarà possibile che ricevano soldi anche alcuni che non ne hanno bisogno. Nell’emergenza meglio questo errore che l’opposto.
Ma siamo sempre all’interno della solita alternativa fra procedure straordinarie a forte rischio di pasticci e procedure ordinarie che durano troppo. Occorrerà imparare dall’esperienza per far meglio. Simbolico resta il disastro del mancato aumento dei letti in terapia intensiva. Le misure di ieri rispondono alle disparate richieste che il governo riceve da un Paese confuso: chi grida più forte è accontentato prima, chi non ha rappresentanti validi non viene ascoltato. Spesso chi chiede non sa guardare avanti: la proroga del blocco dei licenziamenti proteggerà a breve un limitato numero di lavoratori, potrebbe recar danno anche ad alcuni di loro più tardi. Il rilancio, infatti, si allontana.
I miliardi stanziati ieri – 5,4 di peso aggiuntivo sui conti dello Stato 2020 secondo la contabilità europea – rendono necessario cambiare l’impostazione, e anche varie cifre, del disegno di legge di bilancio 2021 da consegnare al Parlamento. Quando usciremo dalla seconda ondata la china da risalire sarà più ripida.
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