Su La Stampa, Massimo Cacciari si interroga su come evitare che la pandemia provochi una “bancarotta generazionale”. «Non è un ragionamento ‘scientifico’ – scrive – e neppure uno semplicemente etico». Tempestività e chiarezza, sottolinea, sono l’«unico mezzo per mantenere un minimo indispensabile di coesione sociale, senza cui nessuna ripresa è concepibile».
«Il problema – spiega – oggi è un altro: da dove ottenere le risorse per evitare, se non la bancarotta tout court, certo la bancarotta generazionale, e cioè l’indecente scaricare su giovani e non nati la montagna del debito che ci troveremo dopo Covid e vaccino. Di questo deve parlare il governo».
«Per difendere i redditi più bassi, per fronteggiare l’aumento spaventoso delle persone in stato di povertà, per salvare le imprese a rischio, per rafforzare l’effetto del Recovery Fund e, infine, per avere voce politica in Europa, sarebbe necessaria una manovra nel corso del ’21 di almeno 200 miliardi».
Per quanto riguarda l’introduzione della tassa patrimoniale, afferma che il provvedimento è di difficile attuazione, in quanto in Italia manca una vera e propria «anagrafe patrimoniale, che ci permetta di individuare davvero i soggetti detentori dei patrimoni più consistenti». Ciò comporterebbe quindi il rischio di «raschiare dappertutto, più o meno iniquamente».
Da qui la proposta di un provvedimento diverso, già messo in atto durante il governo Amato, ovvero «conferire in titoli di Stato ogni aumento contrattualmente previsto per il pubblico impiego, sempre per stipendi superiori a una certa cifra».
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