L’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, è intervenuto oggi all’Open ForumDD, la diretta online promossa dal Forum disuguaglianze e diversità, parlando del Recovery Plan.
«Una legislazione che favorisca la fusione d’impresa e che aiuti il passaggio generazionale, è assolutamente necessaria. La collaborazione tra università e imprese ce n’è tanta, ma è frammentata: vorrei un’istituzione, strutture stabili. Non stiamo parlando di un Paese d’idioti, ma di un paese di ricercatori, scienziati, gente intelligente. È lasciato tutto alla buona volontà, bisogna rendere questo in un fatto sistemico e stabile, ci vuole un’istituzione che tenga il rapporto tra università e imprese in modo continuativo».
Sul Recovery Plan italiano, per Prodi, si deve puntare prima di tutto sull’istruzione. «È stato ideato per un cambiamento di lungo periodo, ma adesso nella nostra testa lo abbiamo trasformato in un giochino di breve periodo per far l’elemosina a chi viene colpito dalla pandemia: se è così allora non facciamo niente. Nel piano di Resilienza dobbiamo riformare la struttura scolastica, è fatto per questo. Occorrono le riforme, certo su giustizia e burocrazia, ma quella sulla scuola è la prima riforma da fare».
Se invece il discorso che viene fatto è «diamo un sussidio a coloro che hanno chiuso per venti giorni, per carità lecito, ma non mi si venga a dire che questo può costituire qualcosa di nuovo per il futuro e per mettere in atto i mutamenti strutturali che sono nella struttura finanziaria e nella testa di chi fa l’imprenditore e di chi lavora. Il resto appartiene alla sfera della sovvenzione di chi è stato colpito sulla testa dalla grandine e gli si dà l’aiuto contro la grandine. Non è il futuro del Paese. Vedo con grande preoccupazione che siamo tutti proiettati nel discorso sulla cassa integrazione. Speriamo che arrivino risposte, una strategia è di lungo periodo. Ci vuole tempo? Cominciamo almeno».
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