Un’inaugurazione, quella del nuovo ponte di Genova-San Giorgio, nato sulle macerie del viadotto Morandi, che è stata il simbolo della rinascita dopo il lutto.
“Questo ponte, più che un miracolo, è figlio di una tragedia terribile ed è il risultato di un lavoro senza sosta in un cantiere dove c’è stata grande collaborazione e alta competenza”. Lo ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, Renzo Piano, progettista della nuova opera.
“Chi ha lavorato qua si è sentito toccato da un compito speciale – ha aggiunto – si doveva ricucire una grande ferita e rimettere in connessione due parti di città: ne è nato un grande cantiere, professionale e umano”, ha commentato Piano sottolineando che “un ponte non deve crollare, quando succede è un dramma per tutti, è un legame che si spezza nell’immaginario collettivo. Io vorrei che questo ponte fosse amato. Tutta l’Italia ha bisogno di un lavoro di ricucitura e di rammendo per strade, ferrovie, scuola, ponti, ospedali. Servono rammendi idrogeologici, sismici, riforestazione, manutenzione. Un grande progetto come questo sarebbe ossigeno direttamente in vena al nostro Paese, meraviglioso e trascurato”, ha concluso.
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