“E’ tempo di avere coraggio, perché proprio in momenti come questi le fiere possono mostrare alle aziende il cammino da prendere per affrontare il presente incerto e il futuro da costruire”. Raffaello Napoleone, ceo di Pitti immagine, anticipa in esclusiva a MFF i piani per l’edizione di gennaio.
“La nostra scommessa è quella di un’edizione fisica nella Fortezza da basso dal 12 al 14 gennaio. Ci siamo dati l’obiettivo di 500 aziende, la meta’ dei partecipanti abituali, con una percentuale proporzionata di buyer, circa 10 mila contro i 20 mila medi delle edizioni invernali passate”, ha spiegato. I prossimi 45 giorni saranno decisivi per capire se le condizioni per un evento di questa portata saranno possibili. Intanto, il format digital Pitti Connect continuerà ad affiancare la kermesse, forte dei risultati della prima edizione, partita il 16 luglio, della quale MFF può svelare in anteprima il bilancio.
“Pitti Connect ha avuto risultati eccezionali, con l’adesione di 552 aziende e 1,3 milioni di pagine visualizzate e 265 mila visitatori (vedere tabella sottostante) e una permanenza media di oltre due minuti, circa il doppio di quanto avveniva con la formula di e-Pitti avviata nove anni fa”, ha sottolineato Raffaello Napoleone, che ha illustrato a MFF i piani fisici e digitali per Pitti immagine in questa intervista.
Con i contagi in ascesa, crede che sarà possibile a gennaio tenere un salone fisico a Firenze? “Questo e’ il nostro obiettivo. Portare almeno la metà degli espositori e dei compratori delle edizioni invernali: 500 aziende e circa 10 mila buyer. Gli attori più importanti del sistema ci hanno confermato l’importanza di un evento fisico. Bisogna cercare di convivere con questa emergenza, senza trascurare le ottime performance del formato digitale Pitti Connect, che consentirà ai buyer più distanti di partecipare, come hanno fatto per l’edizione estiva”.
Cosa è cambiato rispetto a quando in primavera avete cercato di organizzare la kermesse a settembre? “Innanzitutto, le regole per tenere fiere fisiche in sicurezza sono arrivate solo tra la fine di agosto e la meta’ di settembre. Il quadro normativo ora è chiaro e per i buyer stranieri sono stati approntati dei corridoi verdi per consentire l’accesso fino a 5 giorni senza rischiare quarantene in presenza di un tampone negativo in entrata. In più, stiamo lavorando a un nostro protocollo di sicurezza rafforzato chiamato SaferWithPitti, con misure all’avanguardia”.
Entro quando deciderete se la fiera si potrà tenere oppure no? “Ci diamo 45 giorni di tempo. Entro la seconda metà di novembre la scelta andrà fatta”.
Ci saranno eventi speciali? Cosa si può imparare, per esempio, dalla presenza straordinaria di Dolce&Gabbana di settembre? “La nostra intenzione è valorizzare al massimo la Fortezza, concentrando in quegli spazi una serie di attività speciali. Senza trascurare qualcosa all’esterno. Ma incontrarsi fisicamente è fondamentale. La ricaduta sui social media degli eventi di Dolce&Gabbana e il loro coinvolgimento degli artigiani locali è stato incredibile. Con una grande ricaduta per Firenze e per l’immagine della filiera”.
Quali misure concrete prenderete per garantire la sicurezza di espositori e visitatori? “La decisione di tenere l’edizione invernale di Pitti uomo su tre giorni anziché quattro nasce con l’intento di concentrare le presenze, spalmandole su orari più lunghi, per consentire presenze distanziate. Tutti i padiglioni e gli spazi comuni saranno sanificati più volte al giorno in base alle disposizioni delle autorità sanitarie mentre gli accessi saranno controllati con termoscanner, regolati e programmati in base al flusso di presenze. Il nostro team di architetti sta progettando soluzioni e percorsi che rendano sicuri e funzionali gli spazi e gli spostamenti esterni e interni”.
Ci saranno agevolazioni economiche per gli espositori? “Diverse aziende hanno già aderito. Ma è importante ricordare che il governo non è insensibile. Sace e Simest (rami operativi di Cdp-Cassa depositi e prestiti per le attività di promozione all’estero delle imprese italiane, ndr) dovrebbero poter supportare nuovamente la presenza delle aziende del nostro Paese anche a fiere italiane di particolare rilevanza internazionale come la nostra, coprendo una quota molto elevata delle spese. Va tenuto conto che il 60% dei nostri espositori fattura meno di cinque milioni di euro l’anno. E con i cali medi previsti sui fatturati attorno al -30% avranno senz’altro bisogno di liquidità, ma anche di investire in comunicazione e nel mantenimento del rapporto con i buyer internazionali”.
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