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Nunzia Catalfo (Ministro del Lavoro): «Su alcune categorie è possibile sperimentare il reddito universale»

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E’ possibile sperimentare il reddito universale su alcune categorie. Lo afferma la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, intervistata sul Manifesto da Massimo Franchi. Dopo la proroga del blocco dei licenziamenti fino a marzo, il governo sta predisponendo nuove restrizioni per l’aumento dei contagi.

L’emergenza non finirà a marzo: serviranno nuovi interventi? «L’accordo di venerdì che prevede altre 12 settimane di cassa integrazione Covid ci consente di traghettarci a cinque mesi. L’evolversi della situazione però potrebbe creare necessità in termini di risorse e per alcune categorie che potrebbero essere colpite da restrizioni. Se sarà necessario interverremo con un ulteriore decreto».

Beppe Grillo dal suo blog rilancia l’idea di un reddito universale incondizionato, elencando le sperimentazioni in giro per il mondo. E’ una prospettiva che il governo intende prendere in considerazione? «Se avessimo avuto un reddito universale durante la pandemia non avremmo dovuto finanziare tutti questi ammortizzatori sociali. Però la questione è che il reddito universale ha un costo importante. Io penso che si possano fare sperimentazioni su alcune categorie. E’ un dibattito che in Europa c’è e che è giusto che ci sia anche in Italia. Noi abbiamo fatto il Reddito di cittadinanza e ora puntiamo ad introdurre il salario minimo orario perché ci sono moltissime persone che pur lavorando hanno redditi bassi che non gli consentono di vivere un’esistenza dignitosa come invece prevede la Costituzione».

Il salario minimo orario è una sua priorità tanto da averlo inserito nella Nadef. I sindacati però hanno paura che metta a repentaglio la contrattazione. «Abbiamo contratti nazionali di lavoro che hanno minimi salariali troppo bassi. Nel pieno rispetto delle parti sociali credo che fissare un salario minimo orario collegato alla contrattazione collettiva aiuterà a rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori».

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