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[Lo scenario] L’Ilva va verso il controllo di Stato

Dopo la Isab, di proprietà Lukoil, l’ex Ilva sarebbe la seconda azienda italiana a controllo pubblico. Si attende però che il Cdm dia il via libera a Invitalia per assicurarsi la maggioranza. E poiché è probabile che la decisione del governo slitti ancora, scrive Il Messaggero, si profila un quarto rinvio dell’assemblea di Acciaierie d’Italia holding in programma domani per deliberare il rafforzamento patrimoniale. La manovra sta andando per le lunghe a causa del braccio di ferro fra Invitalia, cui fa capo il 38% del capitale, e il socio di maggioranza Arcelor Mittal che vanta il 62%.

L’operazione potrà beneficiare del decreto Draghi (Aiuti Bis) che ha stanziato fino a 1 miliardo per il rilancio, ma tra i due soci da mesi ci sono divergenze sulle modalità di execution dell’operazione. Si vuole far presto per non pregiudicare definitivamente la capacità produttiva dell’azienda, che a fine anno si sarà ridotta a 3 milioni di tonnellate, mettendo a repentaglio parte dei 10 mila lavoratori. Tra l’altro, lunedì scorso si sarebbe riunito il consiglio di Invitalia controllato al 100% dal Tesoro ma che agisce di concerto anche con il Mimit.

Sul tavolo c’è l’opzione di versare in aumento di capitale 700 milioni per una quota del 60% a favore dell’Agenzia per l’attrazione degli investimenti, mentre il partner anglo-indiano potrebbe versarne 70 attestandosi al 40%. Naturalmente, versando quella cifra Invitalia capovolgerà la governance di Acciaierie d’Italia spa, la società operativa, con la possibile uscita di scena dell’ad Lucia Morselli (in quota Arcelor) e con un riequilibrio nel cda, come indicato dal ministro Urso: attualmente i rappresentanti di Invitalia sono tre, tra cui il presidente Franco Bernabè, al pari di quelli indicati dal socio industriale. Verrà anticipato l’accordo previsto per maggio 2024.

L’ok del governo sarà l’atto finale di una lunga telenovela dove Arcelor Mittal si oppone a versare altri denari nella ricapitalizzazione perché avrebbe circa 1 miliardo di crediti promessi dai precedenti governi. Si tratta di risorse riferite ai contratti di sviluppo approvati da Invitalia e ora al vaglio dell’Europa per i profili relativi agli aiuti di Stato, ai contratti Co2 e alle garanzie Sace su finanziamenti.

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