Per i futuri pensionati il 2027 porterà due brutte notizie insieme: andare in pensione più tardi e farlo con un assegno più leggero.
A lanciare l’allarme è la Cgil, con i calcoli del proprio Osservatorio previdenza riportati da la Repubblica.
Secondo il sindacato guidato da Maurizio Landini, un lavoratore tipo arriverà a perdere fino a 593 euro l’anno.
Il doppio effetto
Dal primo gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese.
Nello stesso momento entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione, fissati dal decreto del 16 ottobre firmato dal ministero del Lavoro di concerto con quello dell’Economia.
Si tratta delle percentuali che convertono il montante, cioè i contributi versati e rivalutati nel corso della vita lavorativa, nella pensione annua lorda.
Il meccanismo è legato alla speranza di vita: più tardi si esce dal lavoro, più alto è il coefficiente.
Ma se la longevità media aumenta, a parità di età e di contributi il coefficiente si riduce, perché gli stessi soldi devono coprire un numero maggiore di anni di pensione.
I numeri della revisione
Come riporta la Repubblica, la revisione del 2027 riduce l’importo dell’assegno dell’1,55% per chi esce a 64 anni, dell’1,68% a 67 anni e dell’1,97% a 71 anni.
A 67 anni il coefficiente scende dal 5,608% al 5,514%.
Su un montante di 300mila euro, chi lascia il lavoro a 67 anni e un mese incasserà circa 284 euro lordi in meno all’anno rispetto ai coefficienti attuali.
Il conto si aggrava se si guarda indietro.
L’Osservatorio della Cgil prende come riferimento il 2024, sommando così anche la revisione scattata nel 2025.
In questo caso il taglio complessivo sale al 3,38% a 64 anni, al 3,65% a 67 anni e al 4,10% a 71 anni.
L’esempio concreto
Un lavoratore con circa 284mila euro di montante che va in pensione a 67 anni avrebbe ricevuto, con i coefficienti del 2024, 1.250 euro lordi al mese.
Dal 2027 l’assegno scenderà a 1.204 euro: 593 euro in meno ogni anno.
La Cgil ha calcolato anche la perdita lungo tutta la durata della pensione, ipotizzando una vita media di 81,7 anni per gli uomini e di 85,7 anni per le donne.
Per chi esce a 67 anni il conto finale è di 8.724 euro per un uomo e di 11.098 euro per una donna.
Sommando il taglio del 2025, la perdita cumulata supera gli 11mila euro.
Chi è coinvolto
La riduzione riguarda l’intero assegno per le pensioni interamente contributive e solo la quota contributiva per quelle calcolate con il sistema misto.
Non sono toccate invece le pensioni già in pagamento.
La posizione del sindacato
“La maggiore longevità è una conquista sociale: non può diventare la giustificazione per chiedere nuovi sacrifici”, ha dichiarato a la Repubblica Stefania Filetti, segretaria confederale della Cgil.
Il sindacato chiede più flessibilità in uscita e una pensione di garanzia per i giovani, e conferma lo sciopero generale del 20 novembre.
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